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grafica di Francesca Tilio

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parolepotere 
la produzione del Calamandrei sarà in scena secondo il seguente calendario:

prima nazionale: Jesi, Teatro Pergolesi, 14 gennaio 2012 ore 21
anteprima: Sirolo, Teatro Cortesi, 6 gennaio 2012 ore 21,15
prima di rodaggio: Corinaldo, Teatro Goldoni,
13 gennaio 2012 ore 21,15
replica: Maiolati, Teatro Spontini,  5 febbraio 2012 ore 17

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nelle serate del 6, del 13, del 14 gennaio e del 5 febbraio  agli spettatori verrà fatto omaggio
di un Quaderno pubblicato dal Centro Studi Piero Calamandrei

 


dal Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi

 

Roma, 13 gennaio 2012

Carissimo Berti,

in qualità di presidente onorario del Centro Calamandrei non posso che compiacermi per la felice scelta di avviare l' attività del 2012 con una rappresentazione teatrale che coniugando passato e presente propone di rileggere centocinquant'anni di storia italiana dalla parte dei "vinti": uomini e donne sopraffatti fisicamente dalla forza delle armi e dalla brutale violenza liberticida, ma dallo spirito indomito, non soccombente nell'affermare gli ideali di libertà, di uguaglianza, di solidarietà.
La Sua "idea", caro Presidente, di proporre siffatta rilettura è, ancora una volta, esercizio di pedagogia civile, che è poi il segno distintivo delle attività del Centro.
Una idea che muove dalla volontà di mettere al centro della riflessione collettiva valori quali la dignità e il rispetto della persona umana; valori che in momenti drammatici dei nostri centocinquant'anni di storia unitaria hanno trovato uomini e donne capaci di difenderli con indefettibile coraggio anche a rischio della vita.
Il filo che idealmente lega personaggi ed episodi molto diversi tra loro ci suggerisce che forse quei valori sono iscritti nell'animo stesso degli uomini, pur se "storicamente" la presa di quei valori sul singolo può talora apparire meno vigorosa e appannata la loro presenza nella società.
Apprendo con molta soddisfazione che i giovani sono in vario modo ampiamente coinvolti in questa iniziativa culturale e civile del Calamandrei. A loro vorrei dedicare il passaggio sottostante, riproponendo un episodio che Vittorio Foa riferiva in un bel libro di qualche anno fa.

"Mi sento chiedere, anche da ragazzi o ragazze, che cosa penso dei giovanissimi di oggi che non avrebbero gli ideali affermati dalla mia generazione eccetera eccetera. E' una domanda imbarazzante anche perché fra me e quei ragazzi ci sono parecchie generazioni,ognuna con la sua storia . Rispondo con qualche balbettio, poi ho trovato la risposta e l'ho data a una studentessa in un dibattito ... : " Questa storia della mancanza di ideali non è vera, ci ripensi". La ragazza mi guardò  un po' stupita ma con un lampo di riconoscenza. Di quella mia negazione vi sono diverse letture: che gli ideali ci sono sempre, ma hanno cambiato forma, che non ci sono più ma ve ne sono degli altri, che quelli erano falsi ideali ed è bene essercene liberati. E' possibile che tutte e tre le ipotesi siano almeno parzialmente vere".

Poiché condivido, nel profondo, il sentimento che ha ispirato la risposta di Vittorio Foa a quella studentessa, guardo ai giovani - a coloro che sono giovani oggi in una stagione molto difficile per il nostro Paese e per le sue generazioni più giovani in particolare - con fiducia e speranza. Dai numerosi contatti avuti con loro mi sono persuaso che questi nostri giovani sono animati da una forza morale che li metterà in grado di affrontare con volontà e determinazione il difficile passaggio di questa fase storica: so che ce la faranno, impegnandosi per assicurare a se stessi e alla comunità, nazionale ed europea l'auspicato progresso, innanzitutto culturale e civile; così come hanno fatto i loro "maggiori" nel corso dei passati centocinquant'anni.
Con siffatti sentimenti desidero esprimere, per il Suo cortese tramite, il mio più affettuoso saluto a tutti coloro che partecipano e seguono le attività del Centro Piero Calamandrei.
A Lei, caro Presidente, ancora un ringraziamento e molti cordiali saluti

Carlo Azeglio Ciampi

 

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Concorso per la migliore recensione e la migliore frase breve
riservato agli studenti dei Licei e degli Istituti Superiori del territorio
presenti allo spettacolo teatrale

“PAROLEPOTERE”

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La migliore recensione:

“Un urlo di rabbia è il manifesto di questo spettacolo: l’urlo dei vinti. Un urlo che più volte abbiamo represso. Un urlo di rabbia. Non devastante, pericolosa. Rabbia costruttiva, che fa venire voglia di cambiare le cose. C’è gente che c’è morta per cambiare le cose e questo spettacolo ce ne riporta le parole dure, veritiere. Gente che sta per morire e lasciare tutto ciò che ha amato, ma parla di speranza. Quei vinti non sono nient’altro che i vincitori, perché hanno saputo tramutare la loro rabbia in speranza e la speranza in realtà. E dopo anni, una sfilza di sconfitte e sconfitti, la vittoria vera: la libertà. Libertà, assenza di schiavitù da tutto, anche da se stessi, è avere la possibilità di esprimere appieno il nostro essere umani conservando la dignità che da esso deriva. Dignità che, come ci insegna lo spettacolo con sketch, musica leggera e piacevole, ma anche parole “potenti”, sta nel non farci mettere in catene, fisicamente e intellettualmente, da una sistema che, anche oggi, ci vuole ridurre a un puntino invisibile tra la massa, a uomini con braccia per produrre e portare soldi, ma senza testa per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. “
Agnese Galatolo
( studentessa della 3CL del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi)

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La recensione menzionata:

“ Una mareggiata improvvisa di idee, storia, politica, cultura mi è venuta contro con la forza di un gigantesco schiaffone che ti sveglia dal solito torpore quotidiano; proprio come quel petardo che a metà spettacolo ha fatto sobbalzare tutto il teatro. Penso siano queste le parole per descrivere al meglio lo spettacolo ideato dal Centro Piero Calamandrei e sviluppato dal giovane regista Simone Guerro. “Parolepotere”, una vitale e pungente rappresentazione di una realtà che tutti i giorni andiamo ad affrontare: lo scontro generazionale tra noi giovani e i nostri “anziani”. Uno scontro che non si è banalmente fermato alla differenza d’età; è andato oltre, ha analizzato una generazione d’altri tempi che, se da una parte ha potuto sviluppare le proprie potenzialità durante un periodo economico molto favorevole, (cui va la colpa di aver designato  il denaro come obiettivo della vita dell’uomo, piuttosto che come strumento), è anche stata capace di avviare un lento e costante processo di intorpidimento per ciò che concerne il grande passato e gli imponenti temi civili dai cui sono scaturiti. Oggi i nostri genitori, gli Onafifetti, sono solamente in grado di canticchiare qualche brano che recupera le memorie dei grandi uomini (narrati dalla drammaturgia martellante del regista), senza neanche accorgersi della disperazione che regna in una gioventù (Chiara Caimmi) incapace di muovere i primi passi verso la realizzazione della propria esistenza. “
Jacopo Tozzo
(studente della 5 B del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi )

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Il premio per la migliore frase breve non è stato assegnato



 


 

 


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