Home Il premio Calamandrei 2009 - Premio Calamandrei

 


 

Jesi - Teatro G.B.Pergolesi - 23 maggio 2009

conferimento
PREMIO CALAMANDREI 2009
a
Carlo Azeglio Ciampi
Gustavo ZagrebelskY

 


 

 

 

 

dal Presidente Emerito Carlo Azeglio Ciampi

Roma, 23 maggio 2009

Al Centro Studi Piero Calamandrei

Desidero prima di ogni altra cosa scusarmi con tutti voi per non essere presente a ritirare di persona il  Premio che il Centro Studi Calamandrei  ha voluto conferirmi.
L'anagrafe mi impone una condotta prudente alla quale non sempre mi è facile attenermi: per questa occasione avevo progettato una trasgressione, progetto sfumato a causa dell' imprevista quanto precoce canicola.
Il mio rammarico per la forzata assenza è accresciuto dal fatto che la manifestazione di oggi si svolge nel nome di Alessandro Galante Garrone, il galantuomo di cui mi onoro di essere stato amico e del quale sento, acuta, la mancanza. Avverto ancora il senso di vuoto di quella grigia giornata d'autunno in cui nella Sua Torino lo salutai per l'ultima volta.
Sandro era, come Lui stesso si definiva, uomo del Risorgimento, allo stesso modo in cui lo era Piero Calamandrei. Mi piace pensare che oggi, ancora una volta, i loro due nomi siano accostati sullo sfondo degli ideali e dei valori che permearono le loro esistenze: libertà e giustizia; democrazia e uguaglianza; etica della responsabilità.
La condizione anagrafica, la stessa che mi impedisce di essere questa mattina con voi, mi porta sempre più spesso a ricercare voci e presenze del passato, non saprei dire se per ritrovare lo spirito degli anni giovanili o per contrastare la pesantezza di un presente asfittico.
Senza sistematicità, molto casualmente, mi capita di riprendere in mano qualche vecchio scritto: frequentazioni letterarie, storiche, politiche di anni lontani. Molte di queste sono le voci di coloro che anch'io posso dire di considerare tra "i miei maggiori": da Ruffini a Calogero, da Salvatorelli a De Ruggiero, da Omodeo a Calamandrei, fino al quasi coetaneo Galante Garrone. Quale che sia l'argomento da essi specificamente affrontato, mi scopro sempre a sorprendermi nel rintracciare quell'unico, solido filo che costituisce la trama della nostra storia, dal Risorgimento alla Costituzione repubblicana, passando per la lotta di liberazione.
Sono uomini, questi, che per formazione, cultura, sensibilità erano animati dallo spirito e dagli ideali del Risorgimento; ideali coltivati e perseguiti con tenacia e coraggio attraverso gli anni bui del fascismo, riaffermati con vigore, di pensiero e di azione nella Resistenza e nella passione edificatrice della Repubblica.
Era quella la passione di chi sa che sta prendendo in mano il proprio futuro. La consapevolezza che era finalmente arrivata l'ora di operare, in prima persona, ciascuno dando il proprio contributo, per la costruzione di una società di uomini liberi e uguali, sembrò metterci le ali. Riascoltiamo insieme come Piero Calamandrei, per un pubblico di giovani, rievocava quei momenti.
"Io mi ricordo... il 2 giugno 1946. Questo popolo che da venticinque anni non aveva goduto libertà civili e politiche, la prima volta che andò a votare dopo un periodo di orrori, di caos, la guerra civile, le lotte, le guerre, gli incendi. Andò, a votare. .... File di gente davanti alle sezioni, disciplinata e lieta, e lieta perché aveva la sensazione di aver ritrovato la propria dignità. Questo dare il voto; questo portare la propria opinione per contribuire a creare questa opinione della comunità; questo essere padroni di noi stessi, del proprio Paese, del nostro Paese, della nostra Patria, della nostra terra;disporre noi delle nostre sorti, delle sorti del nostro Paese".
E' un  sentimento di pienezza che trova eco in Salvatorelli.
"La nazione italiana, unità associata come non mai, inizia lo stadio di preparazione immediata di quella costituente, per la quale il nostro popolo, secondo il programma di Mazzini finalmente attuato, costruirà a se stessa, con libertà e potestà intere, gli istituti politici della nuova vita italiana"
Anche oggi, riuniti in questo Teatro, ci sono numerosi giovani; ragazze e ragazzi che tra poco più di un mese affronteranno l'esame di maturità. E' un passaggio che resta importante nella vita di ciascuno, perché segna a suo modo uno spartiacque: si apre la stagione in cui si compiono scelte con le quali si indirizza il proprio futuro. E' un momento di svolta; si comincia a prendere in mano la propria vita, a essere "padroni di se stessi", per dirla con Calamandrei.
E' a voi, carissimi giovani, che oggi voglio, in particolare, rivolgermi.
Consentitemi, da nonno, seguendo lo stesso impulso affettuoso riservato alle mie nipoti, di invitarvi a "spodestare" gli adulti. Agli adulti dico: "Siate tranquilli, non sto istigando i vostri figli alla ribellione!" La mia esortazione, cari giovani, non significa disconoscere o disprezzare quanto fin qui è stato fatto da noi, il mio è l'invito a raccogliere il testimone e ad andare avanti.
Nella fase storica che stiamo attraversando - il passaggio epocale in cui ci ha precipitati la crisi, economica e non solo - scorgo per molti aspetti analogie con quella evocata dalle parole di  Calamandrei e di Salvatorelli.
Anche oggi c'è un passato, una "vecchia vita" che ci stiamo - siamo obbligati - a metterci alle spalle; la nuova è in buona misura da reinventare. Di questa azione gli artefici non potete che essere voi, seppure non nell'immediato. Ma a questo compito dovete cominciare a preparavi fin da ora; dovete attrezzarvi adeguatamente per essere gli architetti del mondo di domani. Nella vostra cassetta degli attrezzi dovete mettere etica, cultura, conoscenza della storia, memoria del passato, quello dell'Italia e quello dell'Europa, ché i due sono strettamente intrecciati.
Non dimenticate, infatti, che siete cittadini europei, nati in Italia. Alla più ampia Patria europea indirizzate il vostro impegno e la vostra volontà; sappiate volgere all'Europa unita la vostra intelligenza e, soprattutto, il vostro cuore.
Il cuore serve. Non c'è progetto, non c'è disegno, per illuminato e ardito che sia, in grado di "vivere" se non è sorretto dalla passione; se ciò che l'intelligenza concepisce non è vivificato dal cuore. Che possiate sempre sentire in voi questa forza ideale.
In questa giornata che vi vede riuniti nel nome di Calamandrei e di Galante Garrone, permettetemi, nel loro nome, di congedarmi da voi con l'esortazione a coltivare sempre il valore supremo della "dignità", come individui e come collettività. Questo è anche l'augurio che vi rivolgo con affettuosa, paterna sollecitudine.
A tutti un grazie di cuore. In particolare al Centro Studi Calamandrei di Jesi, affidato alle cure e alla passione civile del suo Presidente, Gianfranco Berti, a Silvia Calamandrei, custode di preziose memorie, che ne è intelligente e fattiva animatrice.
A Giovanna Galante Garrone un pensiero grato per la Sua significativa presenza a questa manifestazione.
A Miti Galante Garrone, in ricordo degli incontri a quattro nella Sua bella casa torinese, l'abbraccio affettuoso di mia moglie e mio.

Carlo Azeglio Ciampi