Home Eventi Eventi 1987 - 1996 Dove va questa Italia

 


 

Jesi - Palazzo della Signoria - 1 dicembre 1996
DOVE VA QUESTA ITALIA ?
il dott. Cesare Annibaldi intervista il prof. Gianni Vattimo

 

LE SFERZATE DI VATTIMO
"Niente politica senza valori e impegno"

Un filosofo per concludere , per chiedersi insieme "dove va questa Italia": il centro studi Calamandrei chiude con Gianni Vattimo l'annata '95 del ciclo d'incontri "Duemila giorni al 2000" e approfitta dell'occasione per fare un primo bilancio delle cose dette e delle questioni sollevate. Vattimo, filosofo del pensiero debole, viene a Jesi dopo Bertinotti e don Ciotti a parlare del rapporto tra intellettuali e politica, a discutere del ruolo dell'ideologia nel sistema italiano. E l'occasione per ripensare un problema che appassiona, soprattutto in questi ultimi, mentre il Calamabdrei tira le somme ma si prepara a nuove iniziative, come quella di dare il via nel '96 a pubblicazioni  cui collaborini i nomi importanti della cultura nazionale. E si coglie anche l'occasione per parlare di una questione tutta jesina, quella della statua di Federico II che fra pochi giorni verrà collocata vicino a Porta Bersaglieri. Il presidente del Centro Studi, che nei giorni scorsi ha presentato un esposto contro la statua dell'imperatore, non usa mezzi termini." E uno stupro fatto alla nostra bellissima città - afferma Massimiliano Gatti -, un monumento ottocentesco melle forme, dalla sostanza artistica nulla, invasivo in un posto bellissimo di Jesi, che conserva tanta storia e tanti ricordi".
Lo spunto polemico dura poco, comunque, dopo la stilettata, perchè l'argomento del giorno è un altro e per intervistare Vattimo sui destini dell'Italia c'è Cesare Annibaldi già protagonista a suo tempo di un incontro interessante sempre del Centro studi. Gli intellettuali e la politica, allora: un argomento difficile, soprattutto per la specificità tutta italiana di questo rapporto.Una posizione significativa è quella che gli intellettuali hanno nella vita del nostro paese: da sempre, dice Vattimo, e non occorre risalire a Cicerone, basta pensare al Risorgimento. Altrove non è così. Perchè da noi fare politica significa anche schierarsi ideologicamente, e non è che questo faciliti le cose, nella storia passata e recente. "Ma il passaggio modernizzante degli ultimi anni ha rovesciato la carica ideologica della politica, anche in Italia - ha detto Vattimo - . E le distinzioni nette si sono attenuate: è possibile ad esempio che oggi da due parti si possa volere come leader del proprio schieramento la stessa persona?" Leggasi Antonio Di Pietro, e non mancano riferimenti taglienti a Berlusconi e alla vittoria di Forza Italia del marzo '94. L'insofferenza diffusa per l'ideologia deriva anche da un certo tipo di esperienza, dice Vattimo: ma siamo sicuri che senza valori e senza impegno critico si possa fare buona politica? Cosa debbono fare gli intellettuali, oggi? C'è qualcuno di loro che rifiuta la cultura di massa e sceglie posizioni aventiniane: "Rifiutandosi il piacere dell'opposizione" afferma il filosofo, e si chiede se questo sia un bene. Forse e meglio, ipotizza Vattimo, che gli intellettuali sappiano animare la realtà: non direttamente, magari, ma conservandosi una posizione di domanda, di critica, "Non possiamo farne a meno, perchè sarebbe come fare a meno della democrazia". Anche se, forse, nella repubblica di oggi, è meglio Socrate di Platone. (p.z.)
(dal "Corriere Adriatico" del 3 dicembre 1995)