Home Cose da Jesi - Logica Progetto Proposta alternativa al mon.Federico II (J)

 

 

 

 

La nascita a Jesi di Federico II il 26 dicembre 1194, non manca mai di porre l'interrogativo sulla possibilità di convertire il puro dato anagrafico, in se relativamente casuale, in una risorsa di immagine storica e culturale per la città.
Il presupposto perchè ciò avvenga e la presenza e l'evidenzazione dell'aura storica, cioè la suggestione che si prova quando si viene a contatto con un elemento, un segno appartenente al contesto originario e irrepitibile di grandi eventi storici o artistici quella che il Foscolo provava di fronte alle tombe dove sono sepolti i grandi in Santa Croce a Firenze, quella che si assapora davanti ad un quadro, ma non davanti alla riproduzione fotografica, quella che si ricerca visitando le case degli uomini famosi ancor di più leggendone il pensiero nelle loro creazioni letterarie.
L'aura è costituita da un sistema di segni mentali - il racconto, il mito, le grandi imprese - legittimato filologicamente sul piano dell'autenticità della documentazione e dell'erudizione storica, oppure dalla verosimiglianza artistica quando si tratta di invenzione come nel caso di Giulietta e Romeo a Verona.
Oltre alle memorie e ai testi scritti rafforzano l'aura i segni materiali della presenza e dell'attività dei personaggi: reliquie, reperti archeologici o monumentali di cui purtroppo Jesi non dispone nei termini di un provato riferimento all'Imperatore Svevo.
A tale proposito è di rigore non confondere il significato che assume il reperimento e la valorizzazione di resti monumentali, che possono essere templi, teatri, statue, monumenti, scavi di città, con quella che è invece l'edificazione di un monumento inteso nell'accezione di scultura a carattere celebrativo, utilizzata per l'arredo urbano.
Diversa  sarebbe l'aura di un monumento a Cicerone eretto oggi i dai suoi concittadini arpinati, da un suo busto rinvenuto nei Fori Romani. Si tratta  di due momenti con una diversa necessità e, quindi, diversa autenticità.
La valenza celebrativa va inquadrata nelle sue finalità che sono sempre inerenti all'attualità storica. E' vero che dall'antichità all'Evo moderno e contemporaneo la statuaria nonumentalistica con finalità celebrative ricorre con una certa costanza, ma per lo più come strumento di legittimazione e apologia della propria contemporaneità e, quindi, volta alla costituzione del consenso da pericle fino ai monumenti ai caduti della Grande Guerra.
Le stesse sculture monumentali di Pomodoro sono a loro modo celebrative di una contemporaneità rappresentata simbolicamente attraverso la retorica del razionalismo: non vi sono più irredentismi e colonie, e sarebbe anacronistico rappresentare generali a cavallo. Gli imperi sono quelli tecnocratici e finanziari: ecco che sparisce non solo il cavallo, ma anche il viso dell'imprenditore è assorbito dal sistema e dal meccanismo che si  autolegittima con la propria logica interna.
Per contro è da tutti percepito l'anacronismo e il Kitch fi quei monumenti che tendono ad usurpare un'aura che è loro impropria, per esempio, l'aura della romanità imperiale, come il monumento del Sacconi a Vittorio Emanuele II a Roma, che celebra profanando quella stessa atmosfera dei Fori di cui cerca di appropriarsi.
Pertanto, mentre da un lato l'aura storica federiciana può essere restaurata, ma non riprodotta come un mobile antico senza fare la figura dei pataccari, dall'altro una pretesa continuità ideologica con Federico II non farebbe che rafforzare l'inautenticità della patacca.
Restituire ai cittadini di Jesi ed al mondo il viso illuminato e benevolo di Federico II - come qualcosa che ci appartiene - non tranquillizza più nessuno rispetto alla spietatezza dei meccanismi di sfruttamento nei cui confronti l'intelligenza, le arti liberali sono miti piccolo-borghesi.
Il pericolo, per Jesi e la sua immagine, è quello di mettere in vendita un'apologia che non funziona nè come prodotto ideologico, nè come prodotto turistico: un'operazione da epoca umbertina.
Non si tratta nemmeno della rivendicazione di un sano provincialismo perchè la provincialità dell'operazione sarebbe in questo caso costituita solo dall'insensibilità di chi si mette in casa un mobile falso. Diventa dubbia di conseguenza la possibilità di leggere una continuità architettonico-urbanistica tra l'armonico scenario jesino e un'intrusione insincera.
Non è dunque il tramite apologetico - che sarebbe anacronistico - ma quello filòologico e storico col quale è opportuno lavorare seriamente per una restaurazione dell'aura in termini dignitosi e la sua successiva utilizzazione come credibile richiamo.
Questo impegno metodologico deve ispirare le particolari attività, nei vari ambiti, culturale, architettonico, spettacolare, di relazioni pubbliche, in modo che tutte risultino fra di loro integrate per coerenzaa di stile e di obiettivi.

 

Sono senz'altro idonee ad essere indirizzate a tale coerenza le seguenti o analoghe iniziative:
1) la costituzione di un archivio storico Federico II, che potrebbe inizialmente limitarsi ad una sezione della Biblioteca Comunale, a cui possono fare capo studiosi e ricercatori di tutto il mondo, e che raccolga quanto è stato pubblicato sull'imperatore;
2) l'istituzione di borse di studio per studenti tedeschi che svolgano tesi di laurea o attività di ricerca su Federico e la sua epoca ricercando, attraverso accordi bilaterali, una reciprocità con la città tedesca ritenuta più idonea e disponibile, affinchè vengano da questa conferita borse di studio ad altrettanti studenti italiani;
3) il patrocinio della pubblicazione di opere di Federico e su Federico, in modo di ampliare l'interesse della sua figura;
4) il conferimento biennale del "Premio Federico II" ad un cittadino tedesco che si sia distinto nel settore delle arti, delle lettere, delle scienze, in modo da procurare a Jesi risonanza sui giornali tedeschi;
5) la ricostruzione mediante plastico della storica nascita del 1194;
6) un premio internazionale italo-tedesco triennale per una sceneggiatura a catrattere storico o un premio internazionale italo-tedesco per una ricerca universitaria a carattere storiografico su Federico;
7) l'invito triennale ad un regista teatrale italiano e tedesco, per la creazione di una scenografia federiciana in uno spazio pubblico per uno  spettacolo rievocativo;
8) l'invito biennale a pittori italiani e tedeschi per svolgere untema rievocativo su uno spazio pubblico da valorizzare in armonia con il contesto architettonico;
9) il conferimento triennale di un riconoscimento intitolato a Federico II ad aziende che abbiano contribuito alla crescita sociale del comprensorio;
10) la realizzazione di un sistema di identificazione visiva per Jesi e per le iniziative intitolate a Federico II , comprensivo di marchio, modulistiva, lettering ecc.;
11) la celebrazione annuale del genetliaco dell'imperatore con la giornata delle vetrine;
12) l'impegno annuale a ravvivare lo spirito federiciano attraverso il patrocinio di indagini su problemi di attualitànegli amvbiti disciplinari associati alla figura operante di Federico II, i cui risultati diventino oggetto di dibattiti, tavole rotonde ecc.

Questo pacchetto di iniziative offre il vantaggio di non esaurirsi staticamente nella singola cerimonia o nel singolo evento rievocativo, ma di attivare una dinamica di risonanza per la città che agisce da moltiplicatore.
Il miglior sfruttamento di tale possibilità verrebbe consentito dalla costituzione di un comitato scientifico responsabile dello sviluppo della risorsa di immagine "Federico II" attraverso il coordinamento di tutte le manifestazioni, compresa la programmazione di convegni federiciani ad alto livello scientifico.
Per concludere ci sembra utile riferirci a un personaggio, Galileo Galilei, e a una città, Pisa, che sono stati oggetto di questo commento dello studioso Tristano Bolelli sulla terza pagina de "La Stampa" del 16 gennaio 1988 "... a Pisa molt si oppongono ad innalzare un monumento a Galilei, già prposto nel secolo scorso dal celebre cardinali Maffi che, a quanto pare, voleva farlo erigere addirittura in piazza del Duomo.   Questo per diverse ragioni. Ci sono troppi brutti monumenti nelle piazze italiane e non è facile individuare lo scultore in grado di eseguire degnamente l'opera, quale ne sarebbe il prezzo e in quale luogo potrebbe essere collocato.
Inoltre molti considerano che degni monumenti a Galileo siano la Domus Galileana, un istituto di storia della scienza che andrebbe convenientemente finanziato e il Premio internazionale Galileo Galilei...".