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IL MESSAGGIO del Pres.Onorario C.A.CIAMPI

Carissimi amici del Centro Calamandrei,
l'essere presidente onorario del Centro mi rende orgoglioso del ricco, articolato programma di iniziative con le quali oggi ricordiamo il settantesimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia; evento doloroso che tanto ha pesato nella storia della nostra Patria.
L'età insieme con questo improvviso inizio dell'estate mi precludono il piacere di essere tra voi non solo idealmente.
In questa circostanza, tuttavia, la senectus consente al vostro Presidente onorario di portarvi una testimonianza diretta, una pagina di vita vissuta quel 10 giugno 1940. Ascoltai l'annuncio alla radio, a Livorno, nella casa paterna. E' superfluo, forse, aggiungere che i sentimenti provati quel giorno, all'annuncio dell'entrata in guerra, sono scolpiti nella memoria; il tempo e le vicende di una intera vita non li hanno scalfiti.
Certo quell'annuncio non giunse inaspettato; le speranze di una prosecuzione della "non belligeranza" dell'Italia si erano andate rarefacendo; questo non attenuò l'angosciante brivido di un salto nel vuoto. Anzi, proprio la sensazione di piombare nell'ignoto fu quella che accomunò la più gran parte di noi; è anche quella di cui avverto ancora fisicamente la morsa.
Finita la drôle de guerre, l'Europa entrava nel pieno della tragedia. Da parte nostra, mille interrogativi ci assalivano. Non ci era ignota, infatti, nonostante la roboante propaganda, l'inadeguatezza, sotto molti aspetti, del nostro Paese; la consapevolezza della sproporzione nel rapporto di forza con l'alleato tedesco accresceva l' inquietudine.
Il senso del dovere, l'attaccamento alla Patria prevalsero, nonostante tutto, in chi fu chiamato alle armi. Sappiamo quel che accadde: tre anni durissimi di guerra sui vari fronti; poi, la tragedia dell'8 settembre.
Non posso impedirmi, ancora una volta, di ribadire la mia ferma e profonda convinzione che quel giorno -  il giorno del disonore - segnò anche l'inizio del riscatto, del soprassalto di dignità del popolo italiano. Per questo, ripeto, l'8 settembre non è la data della morte della Patria.
So che il Centro Calamandrei, con le sue iniziative, costituisce un polo d'attrazione per molti giovani. Di loro, soprattutto, abbiate cura; aiutateli a conoscere e ad amare la nostra storia; anche nelle sue pagine più dolorose.
Le celebrazioni odierne sono una straordinaria occasione per riannodare i fili della memoria, perché nulla del nostro patrimonio di sacrifici, di eroismi e di scelte coraggiose, ma anche di errori, di compromessi, di viltà grandi e piccole, vada perduto.
Ma non si esaurisce qui l'azione formativa svolta dal "Calamandrei". Il premio che oggi viene assegnato va a due personalità esemplari per ideali, valori e virtù civiche; espressione di un'Italia consapevole di sé, della sua storia, della sua cultura, delle sue tradizioni. Quell'Italia che Calamandrei amò profondamente; che onorò con il suo impegno di studioso, di militante, di uomo. Franzo Grande Stevens e Giorgio Ruffolo onorano, a loro volta, il nome di Piero Calamandrei.
A entrambi desidero manifestare il mio vivo compiacimento, insieme con la rinnovata espressione della mia profonda stima.
A tutti, il mio saluto affettuoso.
Carlo Azeglio Ciampi

 

 


 

 

 

L’ATTUALITA DEL PENSIERO

DEGLI “AZIONISTI ” ANNI  ‘50

“Ascoltai l’annuncio alla radio, a Livorno, nella casa paterna. E’ superfluo, forse, aggiungere che i sentimenti provati quel giorno sono scolpiti nella memoria…. Le speranze della prosecuzione della non belligeranza si erano andate rarefacendo; questo non attenuò l’angosciante brivido di un salto nel vuoto… Non posso impedirmi ancora una volta di ribadire la mia ferma e profonda convinzione che quel giorno, il giorno del disonore – l’8 settembre – segna anche l’inizio del riscatto, del soprassalto di dignità del popolo italiano…”. Lo scrive al presidente del Calamandrei Gian Franco Berti, Azeglio Ciampi nella sua qualità di presidente onorario del Circolo, cogliendo l’occasione del 10 giugno – settantesimo anniversario della seconda guerra mondiale.
Perché il Calamandrei ha voluto valorizzare la data per cogliere l’occasione di alcune approfondite riflessioni provocate nell’incontro del mattino presso il Palazzo della Signoria e del pomeriggio presso l’aula magna della nostra università.
La giornata di studio, aperta con un breve filmato che rievoca il pronunciamento mussoliniano del fatidico 10 giugno 1940 osannato da una piazza Venezia in visibilio, è proseguita con la consegna del premio Calamandrei a Franzo Grande Stevens (ritirato da Giovanna Galante Garrone) e a Giorgio Ruffolo, il quale ha introdotto il discorso sulle vicende di ieri e di oggi della nostra Italia. Ha desiderato sottolineare che, dopo la tragedia della guerra, l’Italia ha effettivamente realizzato grandi miracoli nei settori dell’economia, della politica e della cultura, settori che hanno garantito un grande progresso fino agli anni settanta. Poi abbiamo assistito ad una graduale decadenza che oggi si manifesta anche nella stessa minaccia dell’unità d’Italia, proprio quando siamo impegnati a celebrare il suo 150° anno di unione. Occorre – conclude Ruffolo – la capacità di realizzare un vero patto tra Nord e Sud ponendo ciascuna parte sul piatto diritti e doveri che, ben ponderati, possono ridare un equilibrio e una reale possibilità di rinascita della nostra nazione.

Il prof. Alberto Sinigaglia che ha curato l’edizione sul Calamandrei che raccoglie alcuni articoli del costituzionalista, richiamando la folla plaudente di piazza Venezia di 70 anni fa, ha voluto sottolineare che quella folla plaudiva con convinzione, non per personale maturazione del giudizio, ma perché convinta e costretta dalla propaganda. Perché – aggiunge l’ottimo docente universitario – la propaganda trascina senza far ragionare, senza far effettivamente conoscere, senza permettere la riflessione e la maturità personale. E poiché è solo la conoscenza che ci fa realmente liberi, ogni iniziativa di qualsiasi provenienza che tenta di limitare il nostro conoscere, è un attentato alla nostra libertà. La Badoglieide della Resistenza offerta dagli Onafifetti ha concluso la mattinata.

Nel pomeriggio i partecipanti hanno potuto riflettere sulla mostra itinerante promossa dallo stesso circolo Calamandrei sugli esuli italiani a Londra, dal Mazzini alla seconda guerra mondiale, data dalla meticolosa raccolta di foto, manifesti, giornali, stampe varie, documenti, lettere – un centinaio di pezzi in tutto, che testimoniano la vita, i rapporti, le iniziative degli esuli politici, soprattutto di quelli sfuggiti alla dittatura fascista.

Il pomeriggio si è concluso con la presentazione del testo, una tesi di laurea, di Brando Mazzolai e del docente universitario Paolo Borgna, che tratta il concetto di diritto in Piero Calamandrei.