Home Eventi Teatro & Cinema Proscenio - Assoluzione di un amore

 


Il Centro Studi Calamandrei

presenta
PROSCENIO
in

ASSOLUZIONE DI UN AMORE
di Jean Coti

adattamento e regia
Stefano Tosoni
con
Francesca Tosoni e Stefano Tosoni
voce registrata
Gaia Dellisanti
musiche di
Luciano Matricardi
scenografia di
Stefano Poggi

 


 

 

 


 

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ASSOLUZIONE DI UN AMORE

note di regia

 

“Assoluzione di un amore” è una storia nella storia, vite private che si intrecciano su di un sfondo movimentato e caotico, i cui contorni sfumano in un passato che oscilla tra ricordo nostalgico, violenza critica e idealismo esasperato. Gli anni sono quelli che vanno dal 67' al 77', un decennio controverso e travagliato in cui un'Italia in pieno boom economico-capitalistico deve fare i conti con la forza destabilizzante dei movimenti studenteschi e delle rivolte operaie, con la violenza delle stragi e delle derive terroristiche, dalle BR, ai NAP (Nuclei Armati Proletari), alle bande Nere, un decennio oscuro in cui vengono coniati termini come “strategia della tensione” ed “anni di piombo”.
In questo passato che in Italia non riesce ancora a passare, su cui tutt'oggi non è possibile ricostruire una memoria “pubblica” condivisa, la vita privata dei singoli viene spesso travolta dalla forza degli eventi. Gli ardori di una generazione che credeva di poter cambiare il mondo con la forza delle parole e la purezza delle idee si scontra con le logiche di potere, con la ragione di stato, con forze politiche e non, nazionali e non, fin quando la rivoluzione generazionale, sessuale, ideale del biennio 67'-68' si sgretola per riplasmarsi in un cupo magma buio e caotico, dove la lotta armata si fonde e si confonde con una violenza irrazionale e sempre più fine a se stessa.
La storia del nostro Paese è anche la storia di Angelica, una brava ragazza di provincia che scopre l'università, il movimento studentesco, il sesso ma anche l'amore per chi a questo mondo sembra appartenere da sempre e capirlo meglio di lei....e poi?
Poi i ventenni diventano trentenni e tutto cambia: gli studenti preferiscono leggere la Gazzetta dello Sport che preparare cicolistilati, l'impegno politico è filtrato da partiti in cui la distinzione tra destra e sinistra conta meno di una poltrona in parlamento e la lotta comune è ormai ridotta a guerriglia di pochi, le armi sostituiscono le parole, si uccide e si muore.
Angelica uccide e si lascia uccidere da un'idea, da una rivoluzione incompiuta, dalla paura di sbagliare e dall'amore. Gli anni di piombo sono anni densi di fumo: fumo di sigarette, di molotov, di bombe e pistole, fumo che annebbia i pensieri quando la certezza della lotta affronta lo spettro del dubbio, quando si fa largo la consapevolezza che esiste un limite “oltre al quale non si può andare, oltre al quale neppure la rivoluzione è giustificata, oltre al quale è pura follia”.
E' buia l'anima di Angelica, cupa e tormentata dal dolore fisico e dalle lacerazioni dell'io, così come tetra è la cella dove è rinchiusa. Squarci di luce invadono lo spazio, ricordi che spezzano la tenebra dei suoi pensieri e le regalano una lacrima o un sorriso, figure maschili diverse eppure identiche, in cui continua è la ricerca di un contrappeso con cui bilanciare la sua burrasca interiore. Poi arriva Marco, il pubblico ministero, qualcuno che Angelica conosce, o per lo meno ha conosciuto,molto bene. Con lui Angelica ritrova una sé stessa lontana e vicina, con lui tornano sentimenti ed emozioni forti e contrastanti, torna la speranza che in questo marasma di tragedie individuali e collettive qualcosa da “assolvere” esista ancora, torna l'idea che forse, in fondo, “gli opposti si toccano, si completano e sono gli unici che contano”.

 

 

 

Lucio Matricardi (musiche):

nasce a Fermo il 18/12/1978. Costretto a studiare pianoforte ha la fortuna di imparare il solfeggio da un vecchio calzolaio del suo paese, appassionato di ornitologia. Negli anni prosegue gli studi di musica classica e jazz girando l'Italia alla ricerca di musicisti che potessero incrementare la sua ricerca (Paolo di Sabatino, Greg Burk, Phil Markowitz, Daniele di Bonaventura,Ramberto Ciammarughi, Jeff Ballard, Larry Grenadier) e frequenta il corso di arrangiamento per Big Band del professor Filiberto Palermini.
Dal 2000 al 2002 è impegnato con Mauro Macario è in un rècital su Lèo Ferrè, collabora come musicista improvvisatore con la compagnia teatrale Improvvivo e nel 2007 fonda un gruppo, "La prima volta coi fratelli Kronsky", dedicato al riarrangiamento di pezzi dei grandi cantautori italiani.
Nel 2009 compone musiche originali per lo spettacolo "Il trasporto umano", messo in scena nel festival "Janeiro de grande espetàculos" di Recife, in Brasile, mentre nel 2011 compone le musiche originali per lo spettacolo "Leopardinfinito" di Maurizio Boldrini in collaborazione con il Minimo Teatro di Macerata. E' coautore dello spettacolo "L'amore e la Rivolta" con Francesco Ricci e Tony Felicioli, Rècital che mette a confronto tre grandi cantautori (Lèo Ferrè, Fabrizio De Andrè, Chico Buarque De Hollanda) su queste due delicate tematiche.

 

 

Francesca Tosoni (Angelica):

Francesca Tosoni incontra per la prima volta il teatro con un corso di Maurizio Boldrini del Teatro Minimo di Macerata. Dopo un periodo di sosta legato a vicissitudini universitarie ricomincia a lavorare con il fratello, Stefano Tosoni, di cui segue costantemente corsi annuali e seminari da ormai quattro anni. Si lascia convincere da lui a formare l'Associazione Culturale Proscenio, assumendo al suo interno la carica di vice-presidente. Nel frattempo, frequenta anche lezioni e seminari tenuti dagli attori Stefano De Bernardin e Tommaso Benvenuti, approfondisce lo studio della dizione con Gaia Dellisanti e continua il suo percorso con Stefano Tosoni che le affida ruoli da protagonista in diversi lavori dell'associazione, come ne “L'Avaro” di Molière o in “Misura su Misura” (libero adattamento di Misura per Misura di W. Shakespeare), selezionato come spettacolo finalista nel festival Cupra Teatro d'Estate.

“Assoluzione di un amore” è, in un certo senso, il suo debutto e il suo primo vero lavoro da professionista.

 

 

Stefano Poggi (scenografo):

Stefano Poggi è un geometra titolare di un'impresa edile con la passione per la scenografia. Ha frequentato dei corsi per tecnico teatrale tenuti dal Teatro Stabile delle Marche, nonchè un corso di scenografia organizzato all'interno dell'Accademia delle Belle Arti di Macerata. Il suo vero problema però è la profonda amicizia con Stefano Tosoni, che lo costringe a lasciarsi coinvolgere sistematicamente da cinque anni a questa parte nelle sue follie teatrali. Ha disegnato e creato le scene per tutti i lavori dell'Associazione Teatrale Proscenio e sta lavorando sul progetto “Natura morta con sacco”, scritto da Matteo Bacchini, interpretato e diretto da Stefano Tosoni in collaborazione con il centro UOT (Unità di Organizzazione Teatrale) di Parma.

 

 

Gaia Dellisanti (Voce registrata):

Gaia Dellisanti comincia il suo percorso teatrale con la Camera Chiara di Fermo, sotto la guida di Stefano De Bernardin. Prosegue poi lavorando con l'attore Giorgio Contigiani ed entra a far parte della Compagnia Teatrale dell'Università di Macerata, con ruoli da protagonista in due lavori (Il Diavolo Curioso di C. Alvaro e Sogno di una notte di mezza estate di W. Shakespeare) diretti da Roberto Graziosi, con repliche in Italia e all'estero. Da diversi anni approfondisce lo studio della dizione e della lettura espressiva sotto la guida di Sergio Soldani, collaborando poi con le ass. culturali Il Cielo Sopra Berlino e Visioni Service, sia come insegnante di dizione ed avviamento all'espressione, che come attrice e lettrice. Compare nel film “Il cuore debole delle ragazze”, con la regia di Pupi Avati.

 

 

 

Stefano Tosoni (adattamento del testo, regia e tutti i ruoli maschili):

Stefano Tosoni nasce il 29 Maggio del 1976 a Porto San Giorgio, nelle Marche. Mentre si impegna a conseguire una laurea in Economia incrocia i corsi del Teatro del Canguro tenuti da Lino Terra, che lo sceglie poi come protagonista dello spettacolo per ragazzi: “Insomnia”. Da qui, decide di iscriversi alla scuola biennale del Teatro Stabile delle Marche, diplomandosi con successo nel 2001. Nel frattempo è uno dei soci fondatori della Compagnia Vicolo Corto/Hangar Cult Lab, riesce a laurearsi e si ammala definitivamente di teatro, relegando una volta per tutte la sua laurea in un qualche cassetto di casa.

La sua avventura teatrale e la sua formazione spaziano un po' su tutti i fronti: partito con il teatro ragazzi, lavora per diversi anni con la Compagnia Pantakin da Venezia, approfondendo sotto la guida dell'attore-regista Michele Modesto Casarin lo studio della maschera e della Commedia dell'Arte (tra i diversi lavori cui prende parte, c'è “IL CORVO – Favola in Maschera”, vincitore del Leoncino d'Oro come miglior spettacolo del 38° Festival Internazionale del Teatro de la Biennale di Venezia).

Nel 2002 viene scelto personalmente da Carlo Cecchi per il cast dei suoi “SEI PERSONAGGI IN CERCA D'AUTORE”, prodotto dal Teatro Stabile delle Marche e Mercadante di Napoli. Con lui proseguirà fino al 2006 la sua esperienza nel teatro di prosa, con diverse tournèe italiane ed estere.

Ovviamente si interessa anche al teatro d'avanguardia e al teatro off: lavora con il regista palermitano Claudio Collovà come attore ed aiuto-regista nello spettacolo Donne in tempo di guerra (Festival Inteatro di Polverigi, Teatro Garibaldi di Palermo, Festival Unidram di Postdam) e per qualche anno collabora con Matteo Ripari, rivestendo il ruolo di protagonista in diversi lavori di Nessunteatro tra cui “Martedì” di E. Bond, menzione speciale nel 2008 al Festival Nuove Sensibilità di Napoli.

Lavora con il CRT di Milano, facendo parte del cast di Piccolo Mondo Alpino, vincitore del Premio Kantor 2011, regia di Marta Dalla Via. Negli ultimi anni collabora continuativamente e felicemente con Synergie Teatrali di Ascoli Piceno e sotto la guida del regista-attore Stefano Artissunch ha ricoperto importanti ruoli in diversi lavori tra cui: Pene d'amor perdute con Marina Suma, Lisistrata con Gaia De Laurentiis e Gli Innamorati, al fianco di Isa Barzizza e Selvaggia Quattrini. Nel 2011 scrive e dirige BOX LIFE della Compagnia Vicolo Corto.

Fonda insieme alla sorella l'ass. Culturale PROSCENIO.

 

foto di Adriana Argalia


 

 


dal "Corriere Adriatico - weekend" del 18 maggio 2012


“Assoluzione di un amore”
debutta a Jesi

Jesi - Sullo scenario di un decennio travagliato, controverso, in cui l’Italia fa i conti con movimenti studenteschi arrabbiati, rivolte operaie, stragi violente e derive terroristiche, si intrecciano le vicende personali di due giovani. Il decennio del ’68, con tutte le sue sfumature ancora oggi discusse e nella storia, la storia di una ragazza di provincia, Angelica, e di Marco, il grande amore ai tempi dell’università, ma anche il magistrato che ritroverà durante la sua detenzione in carcere. Dall’altra parte della barricata. Lui con la legge, lei con i movimenti studenteschi. E in mezzo, il loro amore mai sopito. Di questo si racconta nel libro “Assoluzione di un amore” scritto dal francese Jean Coti, edito nel 2010 da Affinità Elettive di Ancona e adesso, anche drammaturgia grazie a un’operazione culturale del Centro Studi Calamandrei di Jesi e dell’associazione culturale “Proscenio”, in collaborazione con la Fondazione Pergolesi Spontini e il Comune di Jesi. Lo spettacolo è in programma domani alle ore 21,15 al Teatro Studio Valeria Moriconi.
In scena, il regista-attore Stefano Tosoni (nei panni del pubblico ministero Marco) e la sorella, la prima attrice Francesca Tosoni (Angelica). I fratelli hanno riletto le pagine di questo romanzo scritto da Jean Coti 33 anni fa, cercando di rileggerne vicende, sfumature, dettagli storici e particolarità da tradurre in melodia, grazie all’aiuto dello scenografo Stefano Poggi, della voce narrante di Gaia Dellisanti e le musiche di Lucio Mastricardi. Un debutto per delle pagine rimaste sopite per 33 anni in un cassetto. Debutto, ma anche testimonianza diretta di quegli ‘anni di piombo’, così difficili da rileggere, così complessi da ritrovare in quanto la forza degli eventi aveva travolto la vita dei singoli, così tanto e in modo tanto brutale, da cancellare e distruggere tutte le impronte che avrebbero potuto ricostruire una “memoria pubblica condivisa”. “Assoluzione di un amore” nasce proprio in quegli anni controversi e bui, è una testimonianza diretta, reale, vera. Dal cuore degli anni di piombo, al palcoscenico. E nell’intreccio di queste tragedie individuali, di scontri e contestazioni, di giovani in lotta e di idealismo esasperato, l’amore sopito di una ragazza di provincia finita quasi catapultata dall’università alla lotta armata e al carcere rinasce quando ritrova gli occhi del suo vecchio amore, che intanto è diventato magistrato. In quell’incontro, in quel ritrovarsi di fronte, ma da parti opposte, la protagonista Angelica-Francesca Tosoni ritrova anche la speranza che forse, in tutto quel male e quel caos, qualcosa da salvare c’era, qualcosa da assolvere e non condannare. Trionfa, nel libro di Jean Coti come nello spettacolo “Assoluzione di un amore” di Stefano Tosoni, l’idea che “gli opposti si toccano, si completano e sono gli unici che contano”.

venerdì, 18 maggio 2012

Talita Frezzi

 


 

 

 


 

 

La storia di Angelica, pubblicata da Affinità Elettive, sarà rappresentata al Moriconi

“Assoluzione di un amore”,
dal libro al palcoscenico

Jesi - Ha dormito per 33 anni in un cassetto e ora, il romanzo soluzione di un amore” scritto da Jean Coti trova la luce e viene pubblicato dalle Affinità Elettive di Ancona. Ma oltre al libro, per questo romanzo in cui la storia privata di una ragazza di provincia, Angelica, si intreccia alla storia dell’Italia degli anni di piombo, quelli del decennio ’67-’77, trova vita anche come drammaturgia. Le pagine di Jean Coti scritte in quel lontano 1977 sono state rilette dal regista Stefano Tosoni che ne ha firmato adattamento e regia, affidando alla sorella Francesca Tosoni la struggente e controversa interpretazione dell’Angelica che scopre l’università, il movimento studentesco, il sesso, l’amore fino alla lotta armata. Il Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi si fa produttore insieme all’associazione culturale Proscenio di questo spettacolo inedito, che debutterà al teatro studio Valeria Moriconi il 19 maggio alle ore 21,15 grazie anche alla collaborazione della Fondazione Pergolesi Spontini e il patrocinio del Comune, più il sostegno di partner privati.
“Gli anni sono quelli del decennio travagliato e controverso, in cui l’Italia deve fare i conti con la forza destabilizzante dei movimenti studenteschi e delle rivolte operaie – spiega il regista – con la violenza delle stragi e delle derive terroristiche. In questo passato, su cui tutt’oggi non esistono molti documenti per ricostruire una memoria pubblica condivisa, la vita dei singoli viene travolta dagli eventi”. In scena un’intrigante Francesca Tosoni, nel suo primo ruolo da protagonista; mentre la voce registrata fuori scena è di Gaia Dellisanti. Stefano Poggi firma la scenografia, mentre le musiche - dalle inquietudini oniriche alla Tim Burton, fino all’intreccio di violini e momenti cantautorali - sono state scelte con meticolosità da Lucio Matricardi,attento a tradurre in note stati d’animo, tensioni emotive e colpi di scena. Grazie a questa operazione culturale, il libro “Assoluzione di un amore” sarà in vendita alla libreria Incontri a prezzo ridotto. Biglietti: 0731-206888.

ta.fre

domenica, 6 maggio 2012
dal “Corriere Adriatico.it"

ta.fre.,

 


da "Jesi e la Sua Valle" del 5 maggio 2012


 

Roma, Palazzo Giustiniani, 19 maggio 2012

Caro Berti.

seguo con attenzione e interesse le diverse attività svolte dal Centro Piero Calamandrei, del quale mi sento molto più che un presidente onorario "virtuale". Certamente, la mia presenza alle iniziative del Centro non è quella che avrei voluto, ma la mia ideale partecipazione, Le assicuro, è assidua quanto intensa.
Da ultimo, ho rilevato che l'ormai nutrito "cartellone" teatrale è stato felicemente battezzato "esalogia della memoria", suggestiva denominazione di un percorso a tappe attraverso diverse, significative stagioni della nostra storia unitaria.
L'adattamento teatrale del libro Assoluzione di un amore di Jean Coti mi è parsa un'ottima iniziativa per avvicinare un pubblico se non più vasto, certamente diversificato rispetto a quello dei lettori a temi tuttora rappresentanti una ferita dolente del nostro corpo sociale, che recenti, inquietanti episodi concorrono a riacutizzare. Una iniziativa, dunque, benemerita come occasione per trarre dai fantasmi del passato un monito per il presente.
L'aspetto che desidero sottolineare con forza, come quello maggiormente degno di considerazione e di plauso incondizionato, è però l'aver deciso di dedicare l'iniziativa alla memoria di Carlo Casalegno.
Carlo Casalegno vuol dire Torino e "La Stampa". Sappiamo che cosa Torino rappresenti nella storia d'Italia, dal Risorgimento alla Resistenza, al dopoguerra del nostro "miracolo economico". Torino, città dei Gobetti, dei Venturi, dei Galante Garrone, dei Foa, per ricordarne solo alcuni, mentre nel menzionarli già avverto il disagio di omissioni imposte dallo spazio, ma non da volontà immemore. "La Stampa", palestra di virtù civili degli Einaudi, dei Frassati, dei Bobbio.
Ho avuto Arrigo Levi, già direttore della Stampa, come stretto collaboratore, oltre che amico, nei miei anni al Quirinale e non poche sono state le occasioni in cui egli ricordava con rimpianto la figura umana e professionale di Carlo Casalegno e con angoscia l'attentato e i giorni drammatici che seguirono.
Di Casalegno tornammo a parlare a lungo all'approssimarsi del venticinquennale della morte. Non avevo conosciuto personalmente Casalegno, ma di quel parlarne con Levi ricavai, mi rimase dentro, una immagine precisa e viva, che cercai di tradurre in poche, sentite parole nel messaggio da me inviato nel novembre del 2002, in occasione della commemorazione del giornalista.
E' con quelle stesse parole che vorrei lo ricordassimo insieme oggi.

"La sua volontà di comprensione ispirò il suo impegno quotidiano in difesa della legalità e della democrazia. E' stato avversario irriducibile e temuto del terrorismo, che scelse di colpirlo come simbolo di un giornalismo alto, rigoroso, coerente".

Ancora grazie, Presidente Berti, per il Suo impegno nel Centro Calamandrei; grazie, soprattutto, a coloro che hanno a vario titolo collaborato per onorare la memoria di Carlo Casalegno.
A tutti, il mio saluto affettuoso.

Carlo Azeglio Ciampi


da

 

Mise en scéne di una assoluzione

 

Trasporre per la scena un testo originariamente scritto per la lettura non è facile, soprattutto per libri come ‘Assoluzione di un amore’, che gioca dalla prima all’ultima pagina con piani narrativi sconnessi e quasi mai immediatamente successivi o in prologo. I ricordi sono confusi nel tempo. Eppure il testo funziona, come nel libro a teatro. La sua forza letteraria e di parola risiede nella medesima idea: spiegare le ragioni di un dramma cercandone a ritroso le ragioni, i prodromi, le motivazioni, la nascita… come farebbe, per istinto o disperazione, un salmone che risale con incredibile forza la corrente prima di morire. ‘Assoluzione di un amore’ ha per tema una sconfitta. E ha, caso strano, per protagonista una donna, Angelica, che ha scelto la via più difficile per emanciparsi e rendersi libera: la lotta omicida senza possibilità di ritorno. E’ appena arrestata: ferita, dorme assalita dai dubbi sopra un letto di ospedale. Ha assassinato un uomo, ricorda e sa soltanto questo. Ricorda a malapena chi fosse. La scelta è stata assurda. Solo questo ha di certo. La scelta è stata assurda. La memoria vacilla tra lacerazioni e rimorsi, la mente cerca riparo, tenta in qualche modo di giustificarsi: il gendarme che l’ha catturata come una matrioska cede il posto al padre eroe della Resistenza che le parla ma non la ascolta, le ribatte ma non cede. La figura di padre resta sempre in scena. Rinunciando alla sua educazione assume le sembianze del giudice che la condanna, del compagno/amante che l’ha istruita in Università, del capo cellula che, lo sguardo torvo e sinistro, l’ha raccolta dal corteo da cui urlava slogan dandole in mano una pistola rubata in cerca di bersagli. Pur non ricostruendo il libro nei dettagli (sarebbe difficile, trattandosi di un affresco completo di tempi e luoghi storici), la regia di Stefano Tosoni ci regala al posto delle città il paesaggio interiore di Angelica. Claustrofobico, claustrale, rigoroso, in cerca di un raggio di sole nell’oscurità del tunnel. Dubbi di una intera generazione. Anni Settanta di accuse fatte e ricevute, tormenti, sfociare di paure in rimorsi e azioni in rinunce. Eppure gli attori sono sempre due, nella scena come nella vita: regista e attrice, agente di pubblica sicurezza e terrorista, figlia e padre, moglie e marito, imputata e giudice, gregaria e capo. Una donna in cerca di autore? Le scelte sono figlie di passioni e rapporti mal consumati. “Ci siamo ‘sconosciuti in tempi di formazione’”, direbbe Calibano al tiranno Prospero. “Non abbiamo vissuto nulla di vero. Siamo stati in un cul de sac dall’inizio alla fine”. Bravi gli attori che divorano il testo e ce lo rendono crudo come nel libro. Bene la produzione, che ha scelto un tema difficile senza paura di essere criticata o ferire. Bene il pubblico… che torna a casa con la sensazione di aver visto, sbirciando dal buco della serratura, un pezzo d’Italia che si consumò nel giro di qualche anno, nel vortice di un tango, bruciando nel falò di qualche sparo la parte migliore di sé. "

Stefano Cerioni

 


 

 


foto di Adriana Argalia

 

 


 


venerdì 1 giugno 2012

 

 


 

 

"ASSOLUZIONE DI UN AMORE

di Agnese Galatolo
classe III del Liceo Scientifico Leonardo da Vinci - Jesi


Noi giovani siamo impulsivi e tendiamo agli eccessi. Vediamo soltanto le vie opposte e mai quelle intermedie. Non ci rendiamo conto, quindi, che a questo mondo non c'è mai una netta distinzione tra torto e ragione, tra menzogna e verità, tra attacco e difesa. Il confine è sempre sottile e la linea che lo segna poco visibile, specialmente per chi si trova a un passo da superarla. E quando ci si trova li, a piochi centimetri di distanza, non si ha molta scelta: o si fa un passo indietro o si fa un passo avanti. Angelica, la protagonista di questo spettacolo, non è stata capace di fare il passo giusto. Nell'arco di dieci anni, gli splendidi ideali che aveva quando era una studentessa universitaria, quando, nel 1968, partecipava alle manifestazioni studentesche, l'hanno condotta al limite estremo della ragione e della verità, sulla linea di confine tra la difesa dei propri diritti e l'attacco a quelli degli altri. Seguire ciecamente non tanto i propri ideali, ma qualcuno che sembrava incarnarli, l'ha infine portata a farsi trascinare in qualcosa di molto più grande di lei. in questo modo Angelica, che voleva la libertà, la possibilità di decidere del proprio futuro senza essere un burattino nelle mani di coloro che stanno al vertice del sistema, si è ritrovata ancora più schiava e fragile e con un futuro distrutto dalle sue stesse mani. Angelica a vent'anni voleva l'amore e quando Marco ha avuto paura e, fuggendo, di passi indietro ne ha fatti anche troppi, si è ritrovata accecata anche dalla delusione. Nel 1968 Marco frequentava la sua università e ogni giorno teneva discorsi che ammaliavano folle di giovani pronte e forse bisognose di investire ogni loro energia in un ideale, in uno scopo comune. Marco, però, era tra i pochi che sapevano bene che " volantini e altoparlanti contro pistole e manganelli" era una lotta impari, ma che non poteva essere altrimenti perché il sistema che cercavano di combattere non aspettava altro che facessero un passo falso e passassero dalla parte del torto. Sì, un passo. Un passo ha diviso i destini di Marco e Angelica, perché lei, abbandonata da marco e convinta di dover "cadere sul campo", dopo il primo passo si è lasciata trascinare molto oltre il confine ed è diventata una nappista, mentre Marco ha ceduto alla paura. A distanza di dieci anni Angelica è accusata di omicidio e Marco è il, magistrato che si occupa del suo caso. la situazione però si evolverà, perché Marco, che credeva di poter cambiare il sistema dall'interno, parlando con angelica si renderà conto che anche tutti i suoi ideali sono crollati.
La drammaticità di questa storia, che coglie in pieno il contrasto tra i sogni e i progetti di due ragazzi e la realtà in cui devono essere realizzati, tra due generazioni che soffrono per problemi diversi e che tendono entrambe a sminuire il dolore dell'altra, è resa da una recitazione straordinaria, da un linguaggio vivo e realistico e dalla tensione che l'intreccio di flashback e flashforward contribuisce a creare.

 

 


 

 

 


 

 

 

 

 


 

 

 



 

grafica di Francesca Tilio



 

 

 


 

 


 

da "Il Messaggero - Giorno & Notte" di Martedì 31 luglio 2012


 

 

 



30 gennaio 2013

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Il decennio di Angelica tra amori e lotte

A Porto San Giorgio l'associazione 'Proscenio' porta in scena gli anni di piombo

Il presidente Tosoni: «La storia del nostro paese è anche quella della ragazza protagonista sul palco»

Porto San Giorgio, 30 gennaio 2013 - UNA STORIA che si staglia nella storia: vite private che si intrecciano sullo sfondo movimentato e caotico, gli anni che vanno dal '67 al '77. Decennio controverso, travagliato. Uno spettacolo sicuramente interessante 'Assoluzione di un amore', che sarà portato in scena domani alle 21.15 al teatro comunale di Porto San Giorgio. E' la prima produzione professionale dell'associazione culturale sangiorgese 'Proscenio', in collaborazione con il centro studi 'Piero Calamandrei' di Jesi che, grazie a questo lavoro presentato a Sirolo la scorsa estate, si è aggiudicato il premio 'Enriquez 2012' per l'impegno civile, categoria teatro.

Il tutto è stato commissionato e prodotto dal centro studi 'Calamandrei'. Stefano Tosoni ne ha curato drammaturgia e regia e interpreta tutti i ruoli maschili del dramma. Al suo fianco, la sorella Francesca Tosoni, al debutto da professionista. Le musiche originali sono state composte da Lucio Matricardi e le scene sono di Stefano Poggi: tutti sangiorgesi. Lo spettacolo è tratto dal romanzo omonimo di Jean Coti.

«LA STORIA del nostro paese è anche la storia di Angelica - racconta Stefano Tosoni, presidente di 'Proscenio' e regista dello spettacolo - , una brava ragazza di provincia che scopre l'università, il movimento studentesco, il sesso ma anche l'amore. Poi i ventenni diventano trentenni e tutto cambia: gli studenti preferiscono leggere la 'Gazzetta dello Sport' che preparare ciclostilati, l'impegno politico è filtrato da partiti in cui la distinzione tra destra e sinistra conta meno di una poltrona in parlamento. E la lotta comune è ormai ridotta a guerriglia di pochi, le armi sostituiscono le parole, si uccide e si muore. Angelica uccide e si lascia uccidere da un'idea, da una rivoluzione incompiuta, dalla paura di sbagliare e dall'amore. Gli anni di piombo sono anni densi di fumo: fumo di sigarette, di molotov, di bombe e pistole, fumo che annebbia i pensieri quando la certezza della lotta affronta lo spettro del dubbio, quando si fa largo la consapevolezza che esiste un limite oltre al quale non si può andare, oltre al quale neppure la rivoluzione è giustificata, oltre al quale è pura follia». Ingresso 15 euro, ridotto 10. Per infor e prenotazioni: 0734 902107 - 071 2072439.

dal Resto del Carlino (Fermo) del 30.01.2013


 

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