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il Centro Studi "Piero Calamandrei"

in collaborazione con il
Circolo di Cultura Politica "Sandro Pertini"
ed il
Centro Studi Marchigiani "Ugo La Malfa"

presenta

Teatrotello.it
in

L'ESTATE DI SAN MARTINO DEL  '14

di Stefano Cerioni

regia di
Gianfranco Frelli
con
Luigi Bini nella parte di Benito Mussolini
e Massimiliano Bedetti nella parte di Filippo Tommaso Marinetti

 

 



 

 


 

Lo spettacolo a teatro.
Il Centro Studi Calamandrei di Jesi, in collaborazione col Circolo di Cultura Politica “Sandro Pertini” e il Centro Studi Marchigiano“Ugo la Malfa”, è lieto di presentare in prima assoluta “L’Estate di San Martino del ‘14”, lavoro per il teatro di Stefano Cerioni in scena sabato 20 aprile 2013 al Teatro Studio Valeria Moriconi (regia di Gianfranco Frelli, con Luigi Bini nella parte di Benito Mussolini e Nicholas De Alcubierre nel ruolo di Marinetti).  ‘Anteprima' per gli studenti maturandi dei Licei Classico e Scientifico al mattino alle ore 10,30 con introduzione dello storico Prof. Marco Severini della Università di Macerata. Lo spettacolo inaugurerà il mese di Agosto a Sirolo la XIV edizione di "Sipario Aperto-Franco Enriquez".

Le premesse.
L'autore nella piece tenta un esperimento coraggioso ma storicamente corretto, costruito su fonti documentarie, commenti di storici, cronache di allora e personaggi realmente esistiti: spiegare come due forti personalità che presero decisioni fondamentali per la storia italiana costruirono il loro tempo ed edificarono (anche senza volerlo nei dettagli) il futuro di tutti noi. L’Italia l’11 novembre 1914 nicchiava in uno stato di attesa: costituitasi come nazione da poco più di quarant’anni, traballava tra l’intervento nel conflitto e una politica neutralista di pace. La Prima Guerra Mondiale era scoppiata quattro mesi prima, il 28 luglio 1914: aveva promesso di durare poco, ma in effetti andò alquanto diversamente. Si trasformò presto in una lunga e difficile guerra di trincea. L’occasione di prendere posto tra le potenti nazioni d’Europa era, però, unica, facendo gola a tutti, Re (Vittorio Emanuele III, il Re soldato) e Primi ministri compresi. La stragrande maggioranza del Paese tendeva la mano alla pace, fondando le proprie ragioni nella lunga tradizione cattolica e socialista. Come convincere un’intera nazione a diventare, da pacifica che era, improvvisamente guerriera e vincitrice?

L’azione.
Benito Mussolini si è appena dimesso da direttore dell’Avanti, testata di riferimento del Partito Socialista, e sta per assumere, pur tra mille difficoltà e impegni, la direzione del nuovo giornale: “Il Popolo d’Italia”. Succederà da lì a poco, solo quattro giorni dopo, il 15 novembre 1914. Eppure in questo momento è molto nervoso, sa di potersi fidare di pochi. I socialisti lo hanno appena abbandonato, la Milano del primo anteguerra dall’aria romantica e scapigliata dei Navigli navigabili non gli sembra più così ospitale e gentile come un tempo. Filippo Tommaso Marinetti, capo futurista ancora intento a creare l’avanguardia attraverso una continua e ossessiva reiterazione del messaggio, lo coopta a tradimento mentre ignaro si sta recando a un incontro con Filippo Naldi, non presente ma figura incombente. Mussolini è stupito di incontrare Marinetti che non conosce (non sappiamo se, in effetti, si incontrarono all’epoca, ma è molto probabile dati gli interessi in comune). Ha fretta, qualcosa sembra sfuggirgli, è indeciso. Era pacifista, sta diventando interventista. Non ha più un giornale, ha perso gli amici. Ne avrà presto altri. Ma intanto… Marinetti è sicuro di sé, saldo nei proclami e nelle convinzioni: ha sempre urlato: ‘Guerra, sola igiene del mondo’, non soffre affatto della situazione. Anzi… fiuta il pericolo in cerca di gloria.

Le suggestioni.
Le provocazioni, le utopie, le personalità tra i due uomini duellano a parole (ma non solo), mentre gli animi in contrasto si inaspriscono mettendo a nudo i caratteri. Escono pian piano le ragioni. Benito Mussolini, che solo qualche mese prima (giugno del 14) aveva sostenuto dalle colonne dell’Avanti socialista e rivoluzionario i moti popolari della settimana rossa, spaventa ancora tutti e pochi si fidano di lui. La possibile rivoluzione in Italia, in Germania e in Russia era appena mancata di scoppiare. La guerra, al posto suo, è scoppiata. Come fidarsi di un estremista che dice di passare dalla parte del governo, ma continua a definirsi socialista e a definire quotidiano socialista il giornale appena fondato?



foto di Adriana Argalia

 


 

Capire i motivi per cui la storia si 蠦atta come la conosciamo non è facile. Stefano Cerioni, l'autore, con "l’Estate di San Martino del ‘14", tenta un esperimento addirittura azzardato: spiegare come i personaggi che hanno preso le decisioni per farla hanno costruito il loro tempo. Benito Mussolini (protagonista della pièce teatrale), l’11 novembre del 1914 da poco non era più il direttore dell’Avanti, testata di riferimento del Partito Socialista, e stava per assumere la direzione del 'Popolo d’Italia': voleva schierare la propria parte tra le fazioni interventiste. L’Italia era ancora indecisa, il governo nicchiava: l’occasione di prendere posto tra le nazioni d’Europa faceva gola a tutti, Re e Primi ministri, anche se la stragrande maggioranza del Paese tendeva la mano alla pace, fondando le proprie ragioni nella lunga tradizione cattolica e socialista. Filippo Tommaso Marinetti (l'altro protagonista), propugnava l’entrata in guerra e predicava da sempre la “guerra sola igiene del mondo”. Una posizione decisamente antitetica a quella di Mussolini di cui l’ex direttore doveva per forza tener conto, essendo entrato da poco nelle fila di coloro che, dell’intervento, avevano fatto la bandiera fin dal primo agosto. La sua posizione, doveva essere traballante e poco sicura: i finanziatori del nuovo giornale, sostenitori dell’azione, non potevano fidarsi completamente. Solo qualche mese prima (giugno del ‘14) aveva sostenuto dalle colonne dell’Avanti i moti popolari della settimana rossa, spaventando un po’ tutti coi suoi toni notoriamente accesi e giornalisticamente assai bellicosi. Era l’epoca dell’anarchismo spavaldo, dei proclami e degli editti, in Italia come all’ estero. La guerra appena scoppiata aveva momentaneamente messo a tacere le voci e la Nazione doveva agire. Come fidarsi, di un rivoluzionario che voleva passare dalla parte del governo? Lo spettacolo ci illustra come questi due personaggi, dotati entrambi di un forte temperamento e di un  carattere dominante, conciliarono le tendenze politiche influenzandosi reciprocamente e creando (forse involontariamente) un mostro che sarebbe sfuggito loro di mano, causando dolori e profonde ferite ancora oggi non interamente rimarginate.




foto di Adriana Argalia

 


 

 

LA STORIA E LA POLITICA
AGLI ESORDI DEL NOVECENTO

Ovvero quando la propaganda
decise i destini dell’uomo

 

La politica non è mai stata vicina alla gente né viene facilmente compresa, neppure quando si schiera apertamente o proclama a chiare lettere cosa vuole fare. Miscuglio inestricabile di decisioni e compromessi, ha spesso finto (o cercato di) secondare chi avrebbe dovuto servire finendo, invece, col soddisfare unicamente le proprie esigenze di potere o addirittura capricci altrui. “L’Estate di San Martino del ’14” di Stefano Cerioni (in scena il 20 aprile nella suggestiva cornice del Teatro Studio Valeria Moriconi di Jesi, ex San Floriano) ricostruisce fittiziamente un episodio della storia italiana cercando di concentrare, in un unico fatto, la spiegazione politica e personale di decisioni che sconvolsero la vita d’Italia, causarono fatti gravi e luttuosi quali l’entrata in guerra a fianco dell’Intesa, il convulso e repentino affastellarsi di ideologie e pronunciamenti, qualche decennio più tardi persino la nascita delle dittature in Europa. Filippo Tommaso Marinetti e Benito Mussolini nel novembre del 1914 erano due ribelli antagonisti, provocatori maneschi e ‘caratteriali’, ugualmente accaniti contro gli atteggiamenti conservatori della cultura dominante. La loro nascita e le prime esperienze di vita erano state, però, differenti, l’ambiente e le frequentazioni li avevano portati su banchi opposti della barricata. Effetì era figlio di ricchi, Benito di un umile fabbro con simpatie socialiste. L’anarchia della vita li stava avvicinando: entrambi amavano gettare dalla finestra delle loro alterità le tradizioni, cercavano di distinguersi in ogni modo attraverso posizioni oltranziste, usavano giornali e carta stampata per diffondere le idee in cerca di prestigio. Chi all’epoca conquistò veramente chi? L’ipotesi che sottintende Stefano Cerioni è sorprendente e affascina, fa umanamente riflettere. L’autore immagina che quella unione (forse non libera e casuale) dipese non tanto dal carattere o dalle scelte (che erano, per l’appunto, opposte), quanto da strane volontà altere, eventi dipendenti da volontà infelici, vaghe occasioni di dominazione esposte per la prima volta ai raggi della storia. La Prima Guerra Mondiale spinse gli uomini di tutte le nazioni verso posizioni estreme. Fu frutto di decisioni terribili, ebbe conseguenze devastanti. Esiti imprevedibili. L’Italia e l’Europa di allora percorsero sentieri politici ottocenteschi, forse addirittura precedenti, di secoli e secoli anteriori: Sacri Imperi Centrali, predomini su intere popolazioni, prevalenza di grandi nazioni su nazioni. Cercavano domini imperituri ed eterni… trovarono strutture del potere assurdamente e rigidamente gerarchiche: alcune monarchie da assolute erano diventate costituzionali, qualche monarchia da monarchia repubblica: ogni rivoluzione (crudele e cruenta nonostante le premesse) aveva sempre riportato i popoli e i governanti al punto di partenza: davanti a tiranni/despoti che poco se ne calavano delle esigenze di chi li aveva aiutati. Dei Napoleoni/Re, insomma: fortemente accentratori, autarchici e impositivi. Detentori di un potere senza limiti e senza parlamenti, eretti su stessi e alteri alle leggi. Filippo Tommaso Marinetti e Benito Mussolini non erano affatto così, agli inizi del Novecento: Effetì (come lo chiamavano affettuosamente gli adepti) aveva eretto la provocazione a stile di vita, elogiato le pulsioni dell’individuo, dichiarato guerra al languore, all’accademismo, alle banalità. Benito Mussolini trascinava le masse, schiamazzava dai lidi della rivoluzione. Era antimonarchico, anticlericale e antitedesco. E pacifista. Entrambi il contrario di quanto sarebbero stati decenni dopo. Due volontà, unite, assieme vinsero un ventennio di potere: eppure nel 1914 detestavano entrambi il consenso, avversavano le consuetudini, erano anarchici ancor prima che borghese e socialista. Come capitò che si trovarono d’accordo? Su cosa concordarono posizioni in apparenza così contrastanti? E’ quello che tenta di spiegarci Stefano Cerioni, con la sua sottile e roboante eco archeologica di un passato distante, foriero di accadimenti eclatanti nonostante ciò ancora poco spiegati e costellati di punti interrogativi. Uomini contro potenti che, una volta assunto il potere, diventarono potenti contro uomini. Cosa significa? Sembra chiedersi stupito l’autore: che, essendo il modello autoritario, un uomo del popolo deve essere per forza uguale allo stampo?
Gian Franco Berti

 


da "Il Messaggero" del 22 aprile 2013

dal "Corriere Adriatico-cultura & spettacoli" del 22 aprile 2013



dalla "Voce della Vallesina" del 21 aprile 2013





foto di Adriana Argalia

da "Il Messaggero - Giorno & Notte" del 17 aprile 2013


dalla "Voce della Vallesina - cultura e società" del 14 aprile 2013

foto di Adriana Argalia


da "il Resto del Carlino" del 14 aprile 2013