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COMUNICATO STAMPA

Nel cinquantennale della morte di Beppe Fenoglio, il Centro Studi Pietro Calamandrei di Jesi cura e promuove con DIREMARE Laboratorio Teatrale, che così' conclude un suo ciclo triennale di studi e lavori su Fenoglio, la riduzione teatrale di uno dei romanzi pi intensamente segnati dalla poetica del grande scrittore piemontese, ancorché   privato del giusto riconoscimento quando fu scritto nel 1949-50: "La paga del sabato". Primo romanzo di Fenoglio, l'opera fu rifiutata da Elio Vittorini, consulente editoriale della casa editrice torinese Einaudi e dal 1951 direttore della collana "I Gettoni". Il romanzo infatti fu giudicato troppo "cinematografico", qualità che a oltre quarant'anni dalla sua pubblicazione e a oltre sessant'anni dalla sua stesura ne fanno al contrario un'opera modernissima, proprio per il montaggio cinematografico che ne contraddistingue la composizione.
Tema centrale dell'opera è il reducismo, ovvero quella condizione di disagio che contraddistinse i reduci dalla seconda guerra mondiale e in particolare dalla lotta partigiana, alla quale Fenoglio aveva partecipato combattendo nel territorio delle Langhe tra i reparti badogliani. Il tema del reinserimento nella vita civile di giovani "spostati" (così definiti dalla storiografia che si è occupata dell'argomento) che avevano vissuto la dura esperienza della guerra e delle trincee era già presente nella letteratura italiana e europea nel periodo entre-deux-guerres ed era stato uno dei fattori che avevano alimentato il clima di mobilitazione antiborghese, antidemocratica e antiparlamentare del primo dopoguerra. L'esperienza fiumana aveva rappresentato una sorta di laboratorio politico di questi atteggiamenti eversivi di cui i giovani reduci erano portatori, mentre in letteratura il tema del reducismo aveva prodotto testi esemplari come "I proscritti" di Ernst von Salomon o certi scritti di Jnger.

Nel romanzo di Fenoglio il protagonista Ettore, reduce dalla lotta partigiana, è incapace di chiudere quella esperienza e di tornare alla vita normale. Egli trascorre lunghe giornate inquiete e inattive, segnate da vivaci contrasti con la madre, dall'amore per Vanda, dal coinvolgimento in traffici loschi, fino al tragico epilogo. Come scrive Alessandro Baricco, Fenoglio, prendendo spunto dal vissuto della sua generazione, sale fino alle vette dell'eterno, raccontandoci, attraverso la vicenda di un disadattato, la "...frizione tra l’infinito dell’immaginazione della voglia, della speranza, della giovinezza, della fame e la sterilità del mondo reale".

Lo spettacolo "La paga del sabato" andrò in scena in prima nazionale, inaugurando la IX Rassegna 'Sipario Aperto - Franco Enriquez, sabato 10 Agosto alle 21,15 al Teatro Cortesi di Sirolo, per la regia di Alessandro Varrucciu, che ne ha curato anche l'adattamento teatrale e ne e' il protagonista con Francesca Uguzzoni e Silvia Uguzzoni e con gli Onafifetti.

Grazie al contributo di CNH Fiat e SOMACIS spa; col patrocinio del Comune di Sirolo.

Info: Ufficio IAT Sirolo - 071 9330611

 


 

 

dal Presidente Emerito

"Caro Berti,

nella quiete dolomitica, ristoratrice innanzitutto  dello spirito, mi raggiunge, assai gradita, la comunicazione dell'iniziativa programmata dal "Calamandrei" per questa estate 2013.

La riduzione teatrale de La paga del sabato è scelta eccellente per ricordare uno tra i maggiori scrittori della nostra letteratura del secondo Novecento: un "grande", ché tale, critica e pubblico lo hanno ormai riconosciuto.

Nel cinquantennale della morte di Beppe Fenoglio l'evento promosso dal "Calamandrei" ben si inserisce nel novero delle manifestazioni celebrative, che oltre ad assolvere un compito di elevato valore culturale consacrano definitivamente un autore al quale la prematura scomparsa sottrasse la possibilità di "gustare" i frutti della sua arte.

Mi piace pensare che alla scelta del "Calamandrei"non sia stato del tutto estraneo, ancorché inconsapevole, il desiderio di dare un proprio contributo

nel "rendere giustizia" al talento letterario di Beppe Fenoglio. D'altra parte, in ragione del suo stesso nome - il nome dell'uomo ai cui ideali e ai cui valori il Centro da Lei presieduto, caro Berti, ispira la propria attività - esso non può che recare iscritto nei propri geni il senso profondo della giustizia.

Ma queste sono solo divagazioni estemporanee, suggeritemi da una disposizione d'animo sempre più incline a riannodare i tanti dispersi fili che portano a volti, a storie, a esperienze, a significati lontani, appartenenti a un altro tempo, ma "conficcati" nella memoria e nei sentimenti.

Con la rappresentazione dell'opera di Fenoglio, ancora una volta il "Calamandrei" sceglie di volgere lo sguardo a quella fase della storia che ha avuto per la Nazione italiana un valore fondante, e che tale resta, al netto di ogni retorica celebrativa, come di ogni strumentale revisionismo.

La poetica di Fenoglio - tutta percorsa e ispirata dal dramma della violenza cieca, della guerra, dell'odio - esprime in forma sublime il sentimento che ha accomunato tanti giovani della mia generazione. Giovani che si affacciavano alla vita; che andavano scoprendo l'amore e, insieme, vagheggiavano un futuro: sogni brutalmente interrotti, dapprima da una guerra insensata; in seguito dall'esperienza tragica di una lotta fratricida. Per alcuni, come capita

a certi personaggi di Fenoglio, la partita della vita si concluse li, senza tempi supplementari; altri, più fortunati, ripresero a "giocare", ma il peso del passato impedì a molti di loro - e Fenoglio ne scandaglia in profondità il dramma - di ritrovare il senso del vivere. Per una intera generazione una tragedia senza rimedio.

Molte, forse persino troppe, sono state le occasioni in cui in passato ho affermato che l'Europa unita non è un ideale astratto, coltivato da qualche intellettuale visionario. L'Europa unita è un no alla guerra; un no forte, deciso, irrevocabile; un no gridato da quelli che come me ne hanno conosciuto gli orrori, gridato nel nome di tutti i "giocatori" lasciati sul campo.

Oggi l'Europa è in affanno; sembra stanca, sgomenta di fronte alle difficoltà del vivere quotidiano, delusa della sua stessa storia. Bisogna in tutti i modi vincere la tentazione di rinchiudersi nei propri recinti nazionali: non è questa la chiave che apre la porta di un futuro meno incerto. Le difficoltà si affrontano e si superano solo se si hanno vista lunga e realistico discernimento: la prima per guardare oltre il cortile di casa; il secondo per valutare con lucidità la posta in gioco.

Sono certo che anche uno spettacolo teatrale, ben scelto, realizzato con passione per essere offerto a un pubblico che non cerca solo evasione estiva, contribuisca ad affinare lo sguardo e a mettere a fuoco gli obiettivi veri.

Per questo, ancora una volta grazie caro Berti, a Lei e a tutti quelli che hanno lavorato e lavoreranno per la buona riuscita della serata di Sirolo. Il resto, lo affidiamo alle stelle cadenti ...........

Un cordiale, affettuoso saluto

Carlo Azeglio Ciampi

Roma, Palazzo Giustiniani 5 luglio 2013"


 

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