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SCRITTRICE  CONTROCORRENTE,  SA  CHE  LA  LETTERATURA  SERVE  A  
LIBERARE  LE  PERSONE DAI MODELLI  LINGUISTICI  BANALI

IN UN LIBRO LA TEATRALITA'
DELLA PAROLA DI MARISA FENOGLIO

di Ugo Castagotto*

 

Marisa Fenoglio è uno degli ultimi scrittori italiani o, forse, uno dei primi di una nuova  generazione per i quali ha di nuovo senso parlare di ispirazione, stile, lingua letteraria: la catena di produzione della scrittura non convenzionale. La sorgente dell’ispirazione artistica, per gli autentici poeti, è sempre in un moto spontaneo e contrastato dell’anima, fatto di attrazione e avversione per un’idea, che in questo modo diventa un chiodo fisso.

Questo è quanto suggerisce il teorico Charles Mauron che ha cercato le convergenze tra psicoanalisi e struttura dell’opera narrativa in un suo celebre saggio, divenuto un classico della nouvelle critique francese, tradotto in italiano col titolo “Dalle metafore ossessive al mito personale” (Des métafhores  obsédantes à la psychochritique, José Corti, Paris 1963)

Per rendere giustizia a Marisa Fenoglio da letture parziali o affrettate, occorre subito precisare che il chiodo fisso della sua ispirazione non è il fratello scrittore. Di Beppe, come personaggio , si parla solo in uno dei suoi romanzi, il primo da lei scritto, Casa Fenoglio, quando il fratello da giovane vorrebbe fare lo scrittore, ma non si può dire che sia già uno scrittore e, soprattutto, in famiglia non ci sono le parole per dire e neanche per pensare una cosa del genere.

Infatti il tema contrastato, o se si preferisce, il chiodo fisso della sua ispirazione è proprio la parola come distanza tra chi parla e chi ascolta pur nella vicinanza di ambienti famigliari dove si "credeva" di essere a casa:  una sensazione che può venire espressa solo con il verbo al passato. La casa è contenitore e metafora del linguaggio quotidiano, una lingua sempre in ritardo sulla vita. In Marisa non c'è nessuna pretesa di apologia di un lessico famigliare.

L'opera di Marisa Fenoglio rappresenta una discontinuità e una novità assoluta nell'odierna repubblica delle lettere. I marchi commerciali della narrativa italiana contemporanea hanno il loro credo di efficienza, giustificato da ragioni di mercato, che si può riassumere in una frase: che bisogno c'è della psicoanalisi quando si può parlare con la nonna?

La poesia di Marisa Fenoglio va in direzione opposta. L'arte del suo raccontare è nello scarto di significato, che regala un'emozione non preventivata, tra ciò che le parole hanno sempre voluto dire e la scoperta di un ammanco nella contabilità del discorso. La differenza viene a galla rompendo lo specchio del parlare condiviso e ragionevole, creando l'incidente semantico nelle pieghe del senso comune. Lo stile dell'artista nasce fa una differenza di significato tra vissuto e parola quotidiana. Nel microincidente sociale del linguaggio si crea l'aneddoto: quella freschezza del narrare, che avvince il littore. L'apparente ingenuità è figlia dell'arte.

Marisa mette in scena la parola facendole recitare la propria condizione di estraneità. Con sapiente regia trasforma il vuoto dentro il linguaggio in suspence narrativa e azione drammatica. Questa costante permette di vedere nel trittico narrativo composto da - Casa Fenoglio, Vivere altrove e L'impossibile ritorno - una unità d'azione che ne fa tre atti di un unico dramma: una vera saga del verbo quotidiano. Come le parole di un trittico, le tre vicende sono collegate dall'ambiente di casa che garantisce alle parole l'apparente verità metafisica dell'oggetto famigliare:un rapporto evidente con le cose di sempre, ma che di colpo vogliono dire un'altra cosa.

Nel primo comparto della composizione, Casa Fenoglio, il linguaggio ingenuo di ogni giorno, ha la funzione di sipario - un vero sipario di teatro - che impedisce di vedere e immaginare cosa c'è al di là della cortina di fumo delle sigarette del fratello scrittore, nel mondo della parola letteraria a cui Beppe lavora con alacrità notturna. Il tono estraneo nasce dal fatto che non c'è un vocabolario normale nemmeno per chiamare "lavoro" quello che lui fa con grande passione e fatica e che, in altre parole, si potrebbe dire "creazione".

Nel secondo riquadro di vita, Vivere altrove, si distende il tempo immobile dell'esilio della parola, dove l'eloquio in lingua straniera scandisce una incolmabile distanza tra il, protocollo dell'esistenza borghese e la sensazione a pelle di una sensibilità rimossa. La vita normale di Marisa diventa la sua musa inquietante in una trappola di segni convenzionali presi a prestito. La trasformazione alchemica della sensibilità in stile letterario ha la sua codifica in questa raffigurazione di vita sospesa; sgorga inarrestabile dal rivoltarsi della fisicità senza nome al lessico delle buone intenzioni.

L'impossibile ritorno sancisce l'impossibilità di chiudere il perimetro narrativo nei contorni dei volti noti, del sapere di casa: sembra dire che in arte la nostalgia non porta da nessuna parte: Il tema del ritorno e del ricongiungimento è un mito fondativo della letteratura occidentale che non trova la risolvente nelle geometria degli affetti comandati. Odisseo non tornerà mai a Itaca o, quanto meno, non per stabilirvisi, sospinto perennemente in mare più che dalla curiosità che gli attribuisce Dante, dalla deriva del linguaggio.

Il dramma della parola, che non è in eventi straordinari, ma nel vuoto del senso comune, collega l'opera di Marisa Fenoglio alla tradizione alta sia del teatro sociale europeo (Casa di bambola di Ibsen) sia al romanzo psicologico (Un esempio per tutti, Mrs.Dalloway della Woolf). Certamente si colloca agli antipodi della fabbrica di favole edificanti che fanno leva invece proprio sul senso comune, cioè sulla "comunanza" rassicurante tra cosa si dice e cosa si intende.

Scrittrice controcorrente, Marisa sa che la letteratura serve a liberare le persone dai modelli linguistici banali. Il dono che lei fa ai lettori italiani è una boccata di aria fresca  nell'attuale clima di perbenismo commerciale soffocante. Non è un caso che nella tessitura della trama lavori alla ricostruzione di un procedimento narrativo ripulito da figure retoriche, basato su un processo mentale sano, un modo non sdolcinato di articolare la sequenza

Nuova è la tecnica e la qualità del dialogo, che non indulge ai collegamenti allusivi tipici dello spot pubblicitario e del fotoromanzo televisivo. L'architettura degli episodi ha come unità di misura la battuta controtempo, che rompe l'armonia addomesticata del pensiero, cogliendo d'anticipo il lettore, trascinato dal ritmo narrativo. E' difficile dire se le opere di Marisa siano più romanzi o racconti, perchè il tempo è il "rubato"della parola.

Con vera lungimiranza critica ed ermeneutica, nel 2014 il Centro Studi Calamandrei, attraverso la pubblicazione del quaderno "Uno scrittore in famiglia", ha aperto la strada ad un trattamento scenico del nucleo di Vivere con uno scrittore, interpretando la valenza drammaturgica dello stile di Marina Fenoglio anche con una forma editoriale "librettistica". Un suggerimento che è stato raccolto dalla programmazione del Teatro Pergolesi nel mettere in scena la versione teatrale dell'opera il 18 dicembre 2015.

La reazione chimica con cui Marisa Fenoglio trasforma la scrittura in microteatro, indiscutibile come cifra letteraria, è giusto che diventi anche letteratura teatrale.


* Ugo Castagnotto è già docente di semantica pubblicitaria al Politeccnico di Torino, cugino primo di Marisa e Beppe Fenoglio

 

 

 

 


una testimonianza amichevole


MARISA  FENOGLIO

 

Il mio incontro con Marisa Fenoglio è avvenuto in modo imprevisto. Assistei a un suo dialogo con il pubblico quando, alcuni anni fa, l’Università di Friburgo ospitò la presentazione del suo secondo romanzo, Vivere altrove (Sellerio 1997). In una sala gremita di giovani e non più giovani cultori della lingua italiana, Marisa Fenoglio illustrava il suo controverso rapporto con uno dei topoi sacri alla sensibilità nordica, ovvero l’appassionato rapporto con il bosco, meta di inebrianti passeggiate per i tedeschi ma fonte di smarrimento per l’autrice che, con divertita ironia, minava stereotipi e luoghi comuni radicati nelle rispettive culture.Compresi che quella sua disamina, implacabile ma benevola, aveva molto da comunicare a chi compiva lo stesso percorso o solo desiderava comprenderlo. Non a caso il romanzo si diffuse rapidamente con un passaparola nella comunità bilingue italiana e tedesca. Ciò che mi colpì fu anche la sua stessa presenza in Germania. Che Beppe Fenoglio avesse una sorella residente in Germania dagli anni Cinquanta era per me un fatto inedito, ma divenne ancor più singolare quando fui invitata da due professori americani a tenere ad Alba un corso residenziale di cultura italiana per i loro studenti universitari. Questa

coincidenza costituì l’inizio di una significativa avventura dello spirito. Era evidente che la compresenza all’interno dello stesso nucleo famigliare di due scrittori con una vocazione plurilingue e ramificazioni geografiche diversificate, comprendenti le percorrenze ideali della lingua e della cultura inglese per Beppe Fenoglio e di quella tedesca per Marisa, costituiva una squisita e letteraria rarità.

Di Marisa Fenoglio occorrerebbe dire molto. E’ auspicabile che il suo nuovo romanzo, ambientato nella contemporaneità lungo un asse che da Alba muove verso Berlino, veda presto la luce. Ella ha fatto della sua atipica migrazione un’arte narrata. “Non tutte le scissioni, non tutte le separazioni sono una maledizione”, scriveva Tzvetan Todorov in un raro scritto personale dal titolo L’Uomo spaesato (1997). Marisa Fenoglio dà conto della percorrenza di uno spazio in divenire in ogni suo romanzo, consapevole che le coordinate della sua esistenza sono solidamente ancorate ad Alba in un inconfondibile microcosmo da cui si staglia la figura di Beppe Fenoglio. La letteratura si è impadronita del tempo e Marisa ha avuto modo di continuare a traghettare persone e culture in entrambe le direzioni, essendosi trovata nella condizione di saper leggere due mondi.

prof. Mara Cambiaghi
*
docente di letteratura comparata all'Università di Costanza, studiosa di Beppe Fenoglio