Home Eventi Eventi 2014 - 2019 2015 Uno Scrittore in famiglia (E14)

 

 

 

 


 

'Uno scrittore in famiglia' di Marisa Fenoglio
in un Reading Teatrale al Pergolesi


Il Teatro Pergolesi di Jesi mette in calendario Venerdì il 18 dicembre, alle ore 21, Uno Scrittore in Famiglia di Marisa Fenoglio, versione scenica realizzata col patrocinio organizzativo del Centro Studi Piero Calamandrei.
Il lavoro di Marisa approda al palcoscenico senza alcun bisogno di adattamento in quanto ha nella teatralità della parola la sua cifra stilistica e la tensione di una sequenza naturalmente filmica.
Per rendere giustizia a Marisa Fenoglio da letture parziali o affrettate, occorre subito precisare che il chiodo fisso della sua ispirazione non è il fratello scrittore. Di Beppe, come personaggio, in Casa Fenoglio si parla quando da giovane vorrebbe fare lo scrittore, ma non si può dire che sia già uno scrittore e, soprattutto, in famiglia non ci sono le parole per dire e neanche per pensare una cosa del genere. In Marisa il tema contrastato, o se si preferisce, il motore narrativo, è la parola come distanza tra chi parla e chi ascolta pur nella vicinanza di ambienti famigliari. La casa è contenitore e metafora del linguaggio quotidiano, una lingua sempre in ritardo sulla vita. In famiglia non c’è nessuna pretesa di apologia di un lessico famigliare.
In Uno scrittore in famiglia Beppe è al centro, perché raccoglie ben 5 degli 8 titoli della proposta teatrale: la faticosa via letteraria, la macchina da scrivere, Beppe fratello, fumo tosse malattia, Beppe se ne va.
Il lessico di Marisa Fenoglio rappresenta una discontinuità e una novità assoluta nell’odierna repubblica delle lettere. L’arte del suo raccontare è nello scarto di significato, che regala un’emozione non preventivata, tra ciò che le parole hanno sempre voluto dire e la scoperta di un ammanco nella contabilità del discorso. La differenza viene a galla rompendo lo specchio del parlare condiviso e ragionevole, creando l’incidente semantico nelle pieghe del senso comune. Lo stile dell’artista nasce da una differenza di significato tra vissuto e parola quotidiana. Nel microincidente sociale del linguaggio si crea l’aneddoto: quella freschezza del narrare, che avvince il lettore prima, lo spettatore poi. L’apparente ingenuità è figlia dell’arte.
Marisa mette in scena la parola facendole recitare la propria condizione di estraneità. Con sapiente regia trasforma il vuoto dentro il linguaggio insuspence narrativa e azione drammatica. In Uno scrittore in famiglia, il linguaggio ingenuo, di ogni giorno, ha la funzione di sipario – un vero sipario di teatro - che impedisce di vedere e immaginare cosa c’è al di là della cortina di fumo delle sigarette del fratello scrittore, nel mondo della parola letteraria a cui Beppe lavora con alacrità notturna. Il tono estraneo nasce dal fatto che non c’è un vocabolario normale nemmeno per chiamare “lavoro” quello che lui fa con grande passione e fatica e che, in altre parole, si potrebbe dire “creazione”.Il dramma della parola, che non è in eventi straordinari, ma nel vuoto del senso comune, collega l’opera di Marisa Fenoglio alla tradizione alta sia del teatro sociale europeo (Casa di bambola di Ibsen) sia al romanzo psicologico (Un esempio per tutti, Mrs. Dalloway della Woolf).  Certamente si colloca agli antipodi della fabbrica di favole edificanti che fanno leva invece proprio sul senso comune, cioè sulla comunanza rassicurante tra cosa si dice e cosa si intende.
Nuova è la tecnica e la qualità del dialogo, che non indulge ai collegamenti allusivi tipici dello spot pubblicitario e del fotoromanzo televisivo. L’architettura degli episodi ha come unità di misura la battuta controtempo; rompe l’armonia addomesticata del pensiero, cogliendo d’anticipo lo spettatore, trascinato dal ritmo narrativo. E’ difficile dire se le opere di Marisa siano più romanzi o racconti, perché il tempo è il “rubato” della parola: la reazione chimica con cui Marisa Fenoglio trasforma la scrittura in micro-teatro.
Scrittrice controcorrente, Marisa Fenoglio sa che la letteratura serve a liberare le persone dai modelli linguistici banali. Il dono che lei fa è una boccata di aria fresca nell’attuale clima di perbenismo soffocante. Non è un caso che nella tessitura della trama lavori alla ricostruzione di un processo mentale sano, un modo non sdolcinato di articolare il discorso, che da sequenza narrativa diviene sequenza drammatica. 
Alla fine dello spettacolo Marisa Fenoglio sarà chiamata sul palco a ricevere il Premio Internazionale Franco Enriquez 2015 per la Drammaturgia.

Fondazione Pergolesi Spontini

da "Vivere Jesi" del 17 dicembre 2015

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(foto di Adriana Argalia)