Home Eventi Teatro & Cinema Percorsi della memoria (T)

 

 

150 anni d'Italia: la lectio della storia

Il nostro Presidente Onorario Carlo Azeglio Ciampi, quando ci scrive o parla di noi del "Calamandrei", insiste sempre su un distintivo: "la vocazione pedagogica". Come solito, vede giusto.


Quando decidemmo di riprendere l'attività dopo un bel po' di anni di assenza, fu proprio la vocazione pedagogica a spingerci di tentare il teatro. Scommessa quanto mai rischiosa, ma vinta. Sicuramente vinta, se nel 2011 per le celebrazioni nazionali dei 150 anni dell'Unità d'Italia fummo chiamati con una nostra produzione, "Festa grande d'Aprile"; di un 'nostro' Autore, Franco Antonicelli; nella città e teatro simbolo, il Gobetti di Torino.


D'altronde, un secolo fa, proprio a Torino, il comunista Antonio Gramsci scommetteva sulla valenza comunicativa e pedagogica del teatro mentre il liberale Piero Gobetti scriveva per lui le recensioni su Ordine Nuovo.


Quindi, non abbiamo inventato niente. Ma un merito ce lo attribuiamo: quello di aver messo al centro i ragazzi, prima dubbiosi e recalcitranti, poi sempre più partecipi e propositivi. Il bel Teatro Pergolesi, stracolmo di studenti per "La paga del sabato" di Beppe Fenoglio e per "Uno scrittore in famiglia" della sorella Marisa, lo ha platealmente dimostrato: non volava una mosca!

 

 

 

 

 





Voglio raccontare le cose

che conosco soltanto io

non per rivelare

un altro Majakovskij

- perchè Majakovskij

era un tutto unico -

ma per mostrare quell'aspetto

del poeta e dell'uomo

che sono pochi a conoscere.

Lili Brik



 

 

 

 


 

 

 

Perché a volte

l'orco cattivo

é la stessa persona

che tiene in braccio

il tuo bambino

dicendoti ti amo ...


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

Una famiglia impreparata,
sorpresa da un'inaspettata
vocazione letteraria ..........
da figlio della piazza del mercato
a grande della
letteratura italiana

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

La Resistenza 
all'occupazione tedesca
è finita ma la Liberazione
non ha portato
i benefici tanto attesi.
Beppe Fenoglio
con questo suo capolavoro
inscena il malessere
post bellico
degli anni '50

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Mussolini ed il futurista
Marinetti, due personaggi
che si confrontano e che
reciprocamente si influenzano 
creando così un mostro
che causerà dolori e
profonde ferite ancora oggi
non interamente
rimarginate

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Le  illusioni di una intera
generazione che credeva
di poter cambiare il mondo
con la forza delle idee  e
della parola ma che si 
scontra con le logiche
del potere e della politica

 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

 

In scena due poli opposti.
L'isolamento di una giovane
donna e la patetica allegria
di un gruppo di anziani.
Il dramma generazionale
contemporaneo dovuto 
alla precarietà,
alla disoccupazione ed
alla violazione 
dei diritti umani

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

Un paradosso storico
e politico: l'affondamento
dell'Arandora Star.
Una delle più controverse
ma sconosciute tragedie
che colpirono l'Italia
durante la Seconda
Guerra Mondiale

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Una polifonia di testimonianze
vissute in cui alle voci di
Matteotti, De Bosis 
o Anna Frank
si unisce la voce del cittadino
di cui nessuno
ricorderà il nome

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 



Uno spettacolo che non 
intende svolgere 
una funzione né accusatoria 
né assolutoria nei confronti 
di Mussolini. 

Un duro atto d'accusa 
di un laburista inglese
contro l'Inghilterra
conservatrice che aveva
appoggiato il fascismo 
durante la sua ascesa

 


 

 

 

 

 

 

 


 

Eptalogia della memoria. E questo il titolo della Rassegna Teatrale pensata e prodotta dal Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi, il quale si propone di raccontare 150 anni di storia d’Italia attraverso la rappresentazione di sette spettacoli teatrali.

A partire da Processo a Mussolini, che mette in scena l’omonimo opuscolo provocatorio scritto nel 1943 dal giornalista inglese laburista Michael Foot, adattata per il palcoscenico dal regista Alfio Bernabei e successivamente rielaborato da Paolo Pirani che firma la regia di questa prima assoluta in Italia. Lo spettacolo, che non intende svolgere una funzione né accusatoria, né assolutoria nei confronti di Mussolini, richiama lo spettatore alle proprie responsabilità quale individuo attivo e partecipe all’interno di un’incessante evoluzione storica: il monito a non più fare/subire il male; l’auspicio a non guardare all’assoluto senza l’antidoto del relativo” – afferma il regista Paolo Pirani.
A seguire, Festa grande d’aprile di Antonicelli, sotto la regia di Gianfranco Frelli, che attraverso la messa in scena di nove quadri tenuti assieme da cantori che sapientemente allentano la “pesantezza” del testo, sceglie soltanto alcuni tratti essenziali dellanarrazione per ricavarne il messaggio del qui e ora.
E poi Il sarto in fondo al mare, diretto, ancora una volta, da Paolo Pirani, che riporta in vita la storia dell’Andora Star, vicenda, non del tutto inventata, che affronta una delle più controverse e contemporaneamente sconosciute tragedie che colpiscono l’Italia durante la Seconda guerra mondiale. Nel giugno del 1940, successivamente alla dichiarazione di guerra dell’Italia alla Gran Bretagna, migliaia di italiani residenti in varie parti delle isolo britanniche furono internati come “nemici stranieri” in quanto belligeranti. Venne così stabilito di deportare i cittadini di origine italiana in campi di concentramento oltreoceano ma a largo delle coste irlandesi la Arandora Star, che trasportava i rifugiati, venne silurata da un sommergibile tedesco. Nella catastrofe morirono 446 italiani. Alfio Bernabei, da decenni emigrat0o in Inghilterra, è l’autore dell’opera teatrale Il sarto in fondo al mare, che porta in scena la tragedia più grave mai avvenuta nella storia dell’emigrazione italiana all’estero.
Il quarto spettacolo portato sul palcoscenico è stato ParolEpotere, diretto dal giovane Simone Guerro. La rappresentazione mette in scena il dramma generazionale contemporaneo: la precarietà, la disoccupazione, la violazione dei diritti umani. Il giovane regista sceglie una messa in scena minimale ma dotata di grande intensità comunicativa. Sul palcoscenico due poli opposti: da una parte l’isolamento di una giovane donna, dall’altra la patetica allegria di un gruppo di anziani (gli Onafifetti). Lo scontro è mediato dalle parole dei grandi “vinti” della storia della nostra nazione: Gramsci, Foa, Settembrini, i martiri della resistenza, recitate dall’imponente voce fuori campo di Guerro. Ciò sta a significare che, così come loro scrivevano daL carcere, la ragazza guarda il pubblico dalla reclusione nella sua stanza senza pareti, libera di una libertà che uccide. 
A seguire, quinto spettacolo dei sette, Assoluzione di un amore, regia di Stefano Tosoni che racconta, ancora una volta, la storia del nostro Paese attraverso la voce di Angelica, una brava ragazza di provincia che scopre l’Università, il movimento studentesco, il sesso ma anche l’amore per chi a questo mondo sembra appartenere da sempre e capirlo meglio di lei. Lo spettacolo, inscena gli ardori di una generazione che credeva di poter cambiare il mondo con la forza delle parole e la purezza delle idee ma che finisce per scontrarsi con le logiche di potere, con la ragione di stato, con forze politiche e non, fin quando la rivoluzione generazionale, sessuale, ideale del biennio 67-68 si sgretola per riplasmarsi in un cupo magma buio e caotico, dove la lotta armata si fonde e si confonde con una violenza irrazionale e sempre più fine a se stessa.
E ancora, il sesto spettacolo, L’estate di San Martino del ’14, da vita ad una storia inventata che pure non rinuncia a riferimenti storici concreti: l’ 11 novembre 1914 Mussolini socialista incontra Marinetti futurista. Il giornalista mite incontra lo “stravolgitore moderno”. Questa è la finzione. Ma tutto il resto è vero. Perché quello che dicevano i futuristi poi si è avverato: abbiamo vissuto per anni in un mondo caotico [….] Le nostre città sono state percorse da “Auto rombanti” – diceva il regista Gianfranco Frelli.
Ultima pièce teatrale che chiude la Rassegna,. La paga del sabato. In occasione del 50ennale della prematura morte di Beppe Fenoglio, uno dei maggiori scrittori della letteratura italiana del secondo ‘900, Alessandro Varrucciu mette in scena quello che Baricco definisce “il vero gioiello” della narrativa fenogliana. La rappresentazione, fortemente apprezzata dal Presidente Emerito del Repubblica e Onorario del Centro Calamandrei, Carlo Azeglio Ciampi, riscuote grande successo, inscenando temi resistenziali, del reducismo, ma anche del malessere post-bellico degli anni ’50.

Il Centro Studi Piero Calamandrei che da anni ha introdotto nella propria azione culturale il Teatro, oggi, attraverso la Rassegna Teatrale Eptalogia della memoria, si fa produttore di qualcosa di totalmente inedito, e dedica dunque uno spazio di ampio respiro a giovani di talento, ridando vigore e speranza a tanti appassionati operatori di un settore che, in questi tempi di crisi, è particolarmente penalizzato dall’indifferenza e supponenza della politica. I risultati, sostenuti inizialmente dal consenso dei concittadini e dal pubblico delle Marche, si stanno proiettando gradualmente sul territorio nazionale grazie ad una drammaturgia originale, centrata su temi di interesse sociale, e le pièces teatrales ricevono oggi un importante traguardo.
Il Centro Studi Calamandrei ripercorre e mette in scena una controversa “fetta” di storia italiana che mai come oggi, sembra essere così attualizzabile. E che meriterebbe l’inserimento nei cartelloni teatrali ufficiali almeno dei teatri di Jesi e della provincia. A 150 anni  dall’unità della nostra nazione, la vera unità, quella delle persone, sembra ancora da fare. Diventa allora necessario, se non doveroso, ricordare, affinchè – come afferma Franco Antonicelli – da quel ricordo, ammesso che la conoscenza storica degli eventi si egualmente diffusa, scaturisca tutta la possibile lezione, che è insieme morale e politica.

Margherita Teodori

dalla “Voce della Vallesina” del 29 settembre 2013