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L’azionismo visto dagli altri.
Culture politiche della Repubblica a confronto

 

Gli interventi al convegno di apertura dei Cantieri (mancante la sola relazione sul meridionalismo prevista in programma) hanno esplorato i rapporti intercorsi tra diverse culture politiche italiane e l’azionismo, guardando non soltanto alla fase 1942-1947 ma estendendo lo sguardo all’intero dopoguerra sino alle soglie della fine della prima repubblica.
Pur senza entrare nel merito delle singole relazioni, della cui ricchezza sarebbe difficile dare conto, in vista della prosecuzione del seminario a Torino ci è parso utile provare a segnalare alcuni punti emersi dai lavori di Roma.
Questi rapporti, sempre complessi e variabili nel tempo a seconda delle congiunture storiche e politiche attraversate, presentano la costante di uno sguardo critico teso a sottolineare, di volta in volta, l’elitarismo o il velleitarismo, il giacobinismo o l’anti-italianità, la mancanza di realismo politico o il moralismo di un’esperienza politica che ha – e rivendica – nell’antifascismo e nella Resistenza la propria radice, senza riuscire a trovare uno spazio nel contesto politico del dopoguerra, definito da un lato dai partiti di massa e dall’altro dalla spaccatura della guerra fredda a livello internazionale. Prende forma in questo modo un ventaglio di posizioni di maggiore o minore distanza dall’azionismo, che abbiamo provato a schematizzare attraverso parole-chiave assunte quasi come titoli.
Se “reciproca attrazione” può riassumere il dialogo tra anarchici e giellisti nel corso degli anni Trenta a proposito della natura dello Stato, “contaminazione” – tenendo conto dei molteplici intrecci di percorsi biografici esistenti – può esprimere il nesso che, con modalità e su versanti diversi, si stabilisce tra azionisti e socialisti, azionisti e repubblicani, azionisti e radicali; “separatezza” può definire il raffronto con i comunisti; “inconciliabilità” quello con i liberali; “incomunicabilità” quello con i cattolici. Un caso a sé rappresenta il confronto con i neofascisti: la ripresa strumentale da parte di Franchi della costituzione di Galimberti e Repaci nel 1990 è l’esempio più eclatante di come, negli anni compresi tra la caduta del muro di Berlino e la fine della prima repubblica nel 1992-1994, l’esperienza politica azionista sia tornata al centro dell’attenzione come ambito in cui ricercare, da più parti, una fonte di legittimazione culturale.
Un nodo che, appunto, ci proponiamo di riprendere a Torino nella sezione monografica del 19 maggio.