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Ripartiamo da Bobbio e Gobetti

di Pietro Polito


 

 

Direttore del Centro studi Piero Gobetti

 

Nell’articolo Scacco matto alla cultura, uscito come editoriale nelle pagine locali del “Corriere della Sera”, il 23 luglio scorso, argomentando a sostegno della candidatura milanese, Pierluigi Panza illustra perfettamente le ragioni che legano, direi quasi indissolubilmente, il Salone del Libro a Torino.

Scrive il critico: “Torino è la città del Salone direi per tradizione Einaudi, esempio di impegno civile e di antifascismo attraverso i suoi protagonisti, da Leone e Natalia Ginzburg a Massimo Mila, Norberto Bobbio e Giaime Pintor. A Torino si è cercato di innestare questa tradizione dentro aspetti della postmodernità” A suo giudizio, Milano “è giunta a reclamare” (sic) che il Salone si sposti di sede (non si capisce poi perché a Milano e non, per dire, a Firenze o a Napoli, oppure a Roma o a Venezia), perché a Torino si è (si sarebbe passati) “da Sartre a Zalone”.

Si può accogliere, se non in tutto, almeno in parte, il rilievo. Tanto che, prefigurando e costruendo il prossimo Salone del libro a Torino, nel maggio 2017, si potrebbe adottare il motto: “Torniamo a Bobbio ... ... ...”.

E aggiungo io: “Torniamo a Piero Gobetti”, di cui ricorre quest’anno il 90° anniversario della morte. Nell’edizione scorsa il Salone di Torino gli ha dedicato un omaggio non formale, con il contributo significativo della migliore editoria di progetto. Perché non dirlo e non rivendicarlo, sommessamente ma senza complessi di inferiorità? La città dell’editore ideale è la sede ideale di un Salone del libro che si situi nel solco della tradizione dell’Italia civile e insieme sia capace di aprirsi ai nuovi linguaggi, alla ricerca e alla sperimentazione.

Un tale progetto culturale può (potrebbe) giovarsi del contributo prezioso di più attori: i lettori e le lettrici, gli editori, le librerie, le biblioteche, gli istituti di cultura. Questi ultimi (ne cito alcuni: con il Centro studi Piero Gobetti, l’Unione culturale, l’Istituto Gaetano Salvemini ecc.) sono impegnati in significativi percorsi di rinnovamento e di aggregazione come il Polo del ‘900, il coordinamento tra gli istituti torinesi e piemontesi, il Comitato Emergenza Cultura, il Coordinamento delle Biblioteche Speciali e Specialistiche di Torino (COBIS).

Il nuovo tema del Salone non potrebbe scaturire dalla  sinergia tra i vari interlocutori del libro attivi in città e in Piemonte? E il Salone che verrà non potrebbe essere uno spazio aperto per mostrare e far conoscere le energie nove di oggi e per dialogare con il pubblico/i pubblici attraverso la progettazione partecipata, al di là di ogni schema precostituito?
Da “La Stampa”, a. 150, n. 207, mercoledì 27 luglio 2016, p. 40