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Il monumento a Pergolesi: dalle “cronache di ieri” a quelle di oggi
CON LAZZARINI
PER LA CENTRALITA'  DELL'OPERA
Creare aggregazione attorno alla bellezza

di Franco Cecchini

Del monumento a Pergolesi mi sono interessato nel mio lavoro a teatro curando due eventi: nel 1987 la mostra di documentazione per il 250° della nascita del musicista (v. numero speciale di Biblioteca aperta ) e nel 2001 l’allestimento della  Galleria del Teatro - Sale Pergolesiane (v. Catalogo ). Acqua passata, ma ben viva nel mio ricordo!

Poi, di fatto, ho seguito superficialmente il progetto sul suo spostamento. Mi sembrava a priori incomprensibile, ma purtroppo non mi ero documentato. Finché di recente ho visto per caso sulla stampa un render della “nuova” piazza Pergolesi (foto 1), un’ immagine virtuale di quel che si andrà a realizzare.

E sono rimasto sconcertato, per non dire sconvolto.

L’Assessore Bucci – architetto, nonché amico di vecchia data - mi ha chiarito che non si tratta tanto di un progetto di spostamento del monumento, quanto piuttosto di riqualificazione architettonica e urbanistica della piazza, per creare un nuovo spazio di aggregazione. Come tale, non va esaminato sui fotomontaggi ma in pianta, direttamente sulle tavole progettuali.

Dal sito del Comune si può scaricare il progetto definitivo che comprende tre tavole di estrema chiarezza. Così la piazza si apre avanti a noi, sviluppandosi in gran parte  allo stesso livello del corso. Al lato sinistro, lungo il fianco del palazzo, è collocata una sequenza in doppia fila di ben dodici panchine (singole e doppie) in pietra di trani, che precedono una nuova edicola di notevoli dimensioni (8 x 3,5 m.):  il tutto secondo una linea di moderno design . Al lato destro, tre gradoni in pietra collegano il livello della piazza con la pavimentazione attigua alla facciata laterale di San Nicolò. Il lato di fondo è marcato da  una seduta della stessa pietra,  lunga 16,5 metri e alta 45 cm. In mezzo, un ampio spazio vuoto.

Avremo così uno slargo nel punto centrale del corso, per soste, incontri, performance di ogni tipo. Una situazione nuova, piacevole, interessante, che corrisponde a quanto mi ha prospettato l’Assessore. Ma ottenuta come, a che prezzo?

Diciamo chiaramente ciò che risulta già dalle piante con tutta evidenza: emarginando il monumento. Mettendolo cioè al margine della piazza, anzi al di fuori del quadrato che ne delinea  la parte principale, nel triangolo dell’attuale parcheggio avanti all’ex collegio delle Giuseppine, più o meno in linea con il suo portone d’ingresso.

Si tratta di un’operazione del tutto opposta a quella compiuta più di cent’anni fa nella stessa piazza da Comune, Comitato e cittadinanza insieme,  conclusasi con la felicissima inaugurazione del monumento il 2 ottobre 1910.

“Cronache di ieri”

Dalle “ Cronache di ieri e l’altro ieri” di Giuseppe Luconi (pg.117-126)  sappiamo che anche allora vi furono  accanite discussioni,  una decina di proposte di collocazione in piazze ed angoli i più disparati, qualcuno reclamò perfino un referendum…Poco prima che giungesse per ferrovia il monumento da Carrara,  il sindaco Abbruzzetti informò il Consiglio Comunale di aver “ messo a disposizione del comitato tutte le piazze di Jesi ad eccezione di quella delle Grazie”.  Allora il consigliere Grilli dell’opposizione protestò: “ Ma il Lazzerini non desidera altra piazza che quella delle Grazie!”. La tensione anche nella maggioranza fu tale che sindaco, assessori e consiglieri, a soli tre mesi dall’inaugurazione del monumento, arrivarono addirittura a dimettersi! Il successore  Belardinelli, repubblicano, non solo concesse la piazza scelta dall’artista ma, “ per corrispondere ad un desiderio espresso dall’illustre scultore”, prese perfino l’iniziativa di chiedere alle Giuseppine di cambiare la tinta della facciata del loro fabbricato, sostituendo il giallino con un grigio che avrebbe dato “miglior risalto al monumento”.

E tutto questo perché? Lo si comprende dalle parole del professor Azeglio Felcini, presidente del comitato. Nel suo discorso il giorno dell’inaugurazione,  disse: “ Chiedemmo un monumento ed il Lazzerini ci ha dato un’opera d’arte”. Non è retorica. Piuttosto è il segno che all’epoca si aveva questa piena consapevolezza, su cui poi si è sviluppato coerentemente il progetto di sistemazione della piazza, partendo proprio dalla centralità dell’ opera d’arte all’interno del suo perimetro, evidenziata fin dall’inizio dall’aiuola circolare, secondo un disegno dello stesso Lazzerini o con lui concordato.  Si voleva in questo modo consentire una visione completa dell’opera scultorea e soprattutto creare un adeguato sistema di rapporti spaziali tra essa e il corso antistante con il flusso dei passanti, l’area carrabile e di parcheggio nel retro al di là della cortina alberata,  gli edifici laterali. Un equilibrio delicatissimo, perfettamente raggiunto.

“ Un’opera d’arte “

Tutti gli addetti ai lavori riconoscono  che il monumento anche oggi debba considerarsi un’opera d’arte, senz’altro quella all’aperto di maggior pregio nella nostra città. Un’opera unitaria, senza soluzione di continuità, a 360 gradi, anzi direi doubleface poiché è “impostata sull’opposizione dialettica tra vita e morte. Mentre infatti il retro della composizione scultorea è dedicata al compianto e dunque al tema del morire, la parte principale rimanda all’eternità della creazione artistica, sottolineata dal costante fluire dell’acqua”. Così Loretta Mozzoni magistralmente scriveva in occasione della stessa mostra del 1986  ( op. cit. pg. 87), aggiungendo: “ E’ bellissimo l’incedere quasi di danza del Pergolesi verso il suono e il canto con quel cenno della mano a battere il tempo di insondabili melodie…”.

A me sembra che questo splendido dinamismo di linee e volumi della figura di Pergolesi si possa cogliere soprattutto nel retro della scultura ( foto 2). Che – sia detto per inciso – rivela ben altra qualità e tecnica del retro di quel “mammozzo di cioccolato” (Sgarbi) del nostro Federico II° , ora protetto dalle ombre delle piante, ma destinato a gran voce - quello sì - ad essere “spostato al centro”! ( foto 3)

Azzarderei anche altre due personali impressioni. La prima: che nel retro si possa ammirare il brano più emozionante dell’opera poetica ( oltre che scultorea) del Lazzerini, il finissimo bassorilievo di “Amore che piange su giovane donna morente”. Al di sopra del quale, con un’invenzione teatrale sublime, l’artista fa comparire il giovane violinista che così accompagna sia il canto che il pianto, suggellando plasticamente l’unitarietà dell’opera ( foto 4). Ho rivisto di recente il bassorilievo, non solo alla luce del sole ma anche ben illuminato di notte, e mi chiedo: chi e come andrebbe a vederlo giù in fondo alla nuova piazza, sotto gli alberi, a due-tre metri dal traffico?...

La seconda impressione è che il nostro monumento a Pergolesi sia addirittura più bello di quello a Johann Strauss a Vienna, quasi coevo ( inaugurato nel 1920 ), celeberrimo e strafotografato dai turisti anche per la suggestiva ambientazione all’interno dello Stadtpark !

In secondo piano

Ma che ne è di quest’ opera d’arte nel nuovo progetto?

Nella scacchiera della piazza  in trasformazione è una pedina come le altre, un oggetto  che viene spostato secondo una strategia di gioco in cui non solo l’artista non può più essere l’interlocutore, ma le sue scelte  non contano più. La sua scultura era al centro, in primo piano, ora passa in secondo piano, sta alle spalle, dietro una seduta che la separa dallo spazio riservato alle funzioni quotidiane, ai rapporti  pubblici, commerciali, di svago ecc. L’impostazione è chiara: a queste funzioni e all’ “architettura del vuoto” ( a cui si fa riferimento nella relazione tecnica) viene data una netta priorità progettuale sul piano qualitativo e quantitativo.  Di conseguenza, il monumento – e quindi la storia, la memoria, l’arte – viene dopo ed è sacrificato al resto.  Anzi l’edicola - per spazio (8 x 3,5 m.) , visibilità e fruibilità - acquista nel progetto e ancor più nella relazione tecnica una rilevanza notevole, quasi fosse essa stessa un monumento ( a cosa? alla memoria della stampa?…forse sarebbe opportuno e auspicabile trovare una soluzione alternativa, in uno dei locali che si affacciano sulla piazza ).

Non si vuole con questo sostenere che attorno all’arte vi possa essere spazio solo per la contemplazione e non per l’aggregazione. Tutt’altro : va benissimo  modificare l’assetto dell’area, i livelli e le tipologie delle pavimentazioni, il “giardinetto ottocentesco”, progettare nuove panchine, sedute, gradinate…Mantenendo però la centralità dell’opera d’arte così come è stata concepita dall’artista, i suoi rapporti con gli elementi strutturali della piazza. E provvedendo anzitutto al restauro completo dell’opera (compreso il ripristino dell’acqua che scorreva dalla spinetta, altro geniale gioco teatrale), anziché sottoporla a trapianti sempre traumatici e rischiosi.

In concreto: mi pare necessario rivedere radicalmente il progetto, con lo stesso obiettivo di riqualificare la piazza per conferirle una maggiore potenzialità di aggregazione. Ma attorno alla bellezza, non attorno al vuoto!

Pergolesi e San Nicolò

Tanto più che si deve ancora fare i conti con  un altro elemento in gioco, importantissimo: ed è il nostro bel San Nicolò. Nella relazione tecnica è scritto che “ lo spostamento permetterebbe una maggiore visibilità alla chiesa”. All’epoca della collocazione del monumento, invece, si scrisse di  “prevedere la spesa di L.75.000 per l’acquisto degli stabili del Monastero delle Giuseppine e della Chiesa S. Nicolò,  da espropriare per la demolizione dei medesimi” ( cit. da V. Cinti Jesi nell’ ottocento pg. 33). Come cambiano i tempi e le opinioni! Allora San Nicolò non venne per fortuna sacrificato al monumento, ma onestamente a me  pare che neanche il monumento oggi crei problemi di visibilità  alla facciata laterale della chiesa. Piuttosto permane il problema – di grande rilevanza, a lungo discusso e tuttora irrisolto – della visibilità dell’abside e delle altre porzioni esterne dell’edificio, soffocate e occultate dall’ex collegio.

Se ne parlò soprattutto nel 2012, in piena campagna elettorale, e il 26 aprile al Circolo Cittadino si svolse una tavola rotonda sul tema “Difendiamo il monumento più antico della città”, con l’intervento dei candidati a sindaco che assicurarono il loro impegno. Ne scrissi anche allora su Voce della Vallesina ( 13.05 pg.11). Negli anni successivi la nuova Amministrazione ha sventato il rischio che il collegio diventasse per sempre un condominio inaccessibile, ma per il resto nulla è cambiato.

Perciò mi domando: come si può intervenire con un progetto così impegnativo e decisivo in una piazza che presenta ancora questa situazione  molto critica, non affatto definita?

E se domani, come tutti speriamo e vogliamo, finalmente si potesse affrontare e risolvere questo problema di gran lunga prioritario, progettando un’apertura o, meglio ancora, una permuta per demolizione dell’ex collegio (salvandone magari il chiostro interno), che ne sarebbe del nuovo assetto?

In conclusione: Pergolesi e San Nicolò sono i due grandi protagonisti della piazza, i due elementi costitutivi che già tanto e da tanto tempo la qualificano. Rimangano al loro posto e nella loro integrità,  in un rapporto esaltante per entrambi. Tutto il resto attorno si può cambiare, si può progettare di nuovo, riqualificare. Ma partendo da questa realtà non solo ormai  “storicizzata”

ma da tutti riconoscibile  nella sua bellezza.

Il mio è un invito estremo, che mi sono sentito in dovere di rendere pubblico, a titolo del tutto personale e in totale libertà , per sola passione, come sempre.