Home Chi siamo

Il Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi nasce nell'estate del 1987 per iniziativa di alcune persone che, pur con diverse esperienze di vita, si ritrovano per antica amicizia e forte necessità di operare nell'ambito dello sviluppo culturale della Comunità jesina.
I primi confronti sostenuti nell'ambito cittadino (interporto, arredo urbano, monumento a Federico II, ecc.) si scontrano con l'acquiescenza degli amministratori civici nei confronti della stagnazione culturale dei gruppi dominanti per cui non riescono a produrre risultati efficaci.
Ma il Centro Studi P.Calamandrei non si arrende anzi, nella sempre più larga partecipazione di cittadini che dimostrano nei suoi confronti un costante, ampio gradimento, allarga i propri orizzonti culturali e riesce a coinvolgere nella propria azione divulgativa eminenti personaggi a livello nazionale della cultura, della politica, dell'economia fornendo alla città di Jesi, ed anche, fuori di essa, una notevole quantità di acuti motivi di riflessione ed aggiornamento.
Negli ultimi anni l'attività culturale del Centro Studi P.Calamandrei si è arricchita, raggiungendo risultati molto alti, con la pubblicazione dei Quaderni di "Impresa e Società" prima ed "altrasocietà" adesso.

Il prof. Alessandro Galante Garrone, uno dei "Padri della Patria", ha accettato di rappresentare il Centro Studi P.Calamandrei assumendo l'incarico di Presidente Onorario fino alla sua morte. Anche la sua amica e compagna di lotta, Lucia Corti Ajmone Marsan, è stata illustre membro del Comitato dei Garanti fino al giorno della morte.

Dopo lunga vacanza, nel 2010 la Presidenza Onoraria è stata offerta al Sen. Carlo Azeglio Ciampi, Presidente Emerito della Repubblica, già Presidente del Consiglio, già Ministro del Tesoro, già Governatore della Banca d'Italia. Carica tenuta fino alla sua morte avvenuta nell'anno 2016

***

Al momento, gli organi direttivi del Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi
sono i seguenti:

 

Presidente ad honorem
(vacante)

Comitato Esecutivo
Presidente: Gian Franco Berti
Vice Presidente: Valentina Conti
Segretario Generale: Sergio Cerioni -Tesoriere: Fabio Civerchia 
Enrico Filonzi

Studi e Ricerche
Silvia Berolotti - Francesca Chiarotto

Comunicazione ed Immagine
Francesca Tilio

Consiglio Direttivo
Gianfranco Berti - Valentina Conti - Sergio Cerioni - Fabio Civerchia
Enrico Filonzi -
M.Cristina Casoni - Sissi Catalani - Laura Cavasassi
Francesco Gatti - Federico Pace -
Sabrina Valentini

Comitato Tecnico Garanti Attività Culturali 
Paola Agosti - Cesare Annibaldi - Patrizia Antonicelli - Alfio Bernabei
Paolo Borgna - Silvia Calamandrei - Valentina Conti (presidente)
Italo De Curtis - Paolo Fedeli - Marisa Fenoglio
Marcello Maddalena - Maria Teresa Pandolfi
Giuseppe Piccini (
segretario) - Alberto Sinigaglia

 


 

la lettera del  sen. Carlo Azeglio Ciampi al  dott. Berti

Roma, 23 aprile 2010

Caro Berti,

desidero innanzitutto ringraziare Lei personalmente e per il Suo tramite il Centro Calamandrei di Jesi, dal quale mi è giunta la gradita proposta di assumerne la presidenza onoraria. Proposta che accolgo con grandissimo piacere e altrettanta emozione. Commosso e onorato di succedere a Sandro Galante Garrone: figura esemplare di militante civile di cui,come molti, avverto con intensità l'assenza; amico caro  del quale mi mancano il calore, la saggezza, ma anche lo spirito indomito delle battaglie giovanili che fino all'ultimo giorno lo ha animato.
Sono onorato di assumere questo incarico pur consapevole che, data l'età e le limitazioni che essa m'impone, il mio contributo attivo al Centro Calamandrei sarà più che modesto. Grande, invece, è sin da ora la partecipazione ideale, la vicinanza  spirituale. E' l'affinità che nasce da una comunanza di sentimenti, di aspirazioni, lungo una linea che si dipana dal  primo al secondo Risorgimento e, giù, giù fino a un moto dell'anima, a una sete di conoscenza della nostra storia. Lo stesso impulso che spinge numerosi i giovani a partecipare alle iniziative del "Calamandrei"; desiderosi di apprendere storie e vicende di uomini e di donne molto diversi tra loro, ma accomunati da uno stesso ideale: una Italia unita; una Italia libera dall'oppressione della dittatura e dell'invasore; una Italia democratica e repubblicana.            
Quest'anno saranno sessantacinque gli anni trascorsi da quella luminosa giornata che sancì la ritrovata libertà dell'Italia, finalmente riunita. Riflettiamo insieme sul significato pieno di questa data, sulla portata degli eventi che essa ricorda: in quella giornata gli Italiani sottoscrissero anche la scelta in favore dell'unità della Nazione; fu quasi un rinnovare tacito della volontà che altri italiani avevano espresso al termine delle lotte del Risorgimento. Per un anno l'Italia era stata spaccata in due parti; se tale condizione fosse stata condivisa dal sentimento popolare, era quella l'occasione per sancirla definitivamente. Così non fu.
Quella "festa grande di aprile" celebrava, celebra, un' Italia che si ritrovava libera e intera, dalle Alpi al  Mediterraneo: è bello e giusto che oggi insieme, giovani e meno giovani, siate riuniti per ricordare, per riflettere, per guardare avanti. 
Mi piace pensare che il teatro dove questa sera va in scena Festa grande sia gremito,  proprio come si prefigurava Franco Antonicelli, di "un pubblico popolare; cioè un pubblico al quale le cose che rievoco stanno a cuore ". 
Franco Antonicelli seppe trattare, come pochi, le cose "che stavano a cuore" agli uomini e alle donne ai quali si rivolgeva; come pochi seppe trovare le parole giuste; giuste, prima di tutto, perché sincere, sentite,vissute. 
In proposito, conservo il ricordo di un discorso che Antonicelli tenne a Livorno nel 1967, per l'inaugurazione della Biblioteca dei Portuali. Più che del contenuto ho viva la memoria dell'immediatezza, della sincerità con le quali si rivolse al suo pubblico; del suo rispetto per i lavoratori, non attenzione opportunistica, ancor meno benevolenza annoiata dell'intellettuale dispensatore di "verità". Antonicelli quel giorno trovò  argomenti e accenti che stavano realmente a cuore a quegli uomini e lo fece parlando di libri; chiedendosi e chiedendo "che cosa può avere nella sua biblioteca una categoria di lavoratori del porto che deve diventare come ogni altro cittadino una possibile categoria dirigente? Cosa deve leggere un portuale che non vuol leggere soltanto così per diventare un pochino più colto?... Faccio solo degli esempi; e vi consiglio un libro semplicemente per una ragione: perché l'Italia è un paese dove il maggior pericolo , il maggior danno sempre presente è il conformismo". 
Carissimi amici del "Calamandrei" se quel pericolo è realmente sempre presente, e personalmente credo lo sia, è indispensabile esercitare costantemente il discernimento; il senso critico: facoltà da educare, da coltivare ad ogni età, in ogni stagione  della vita, con lo studio, le letture, la partecipazione,  il confronto . In breve, con la cultura,  se siamo convinti, con Herman Hesse - è lo stesso Antonicelli a segnalarcelo - che "la cultura ..presuppone qualcosa da coltivare: cioè un carattere, una personalità; il suo scopo, infatti, non è lo sviluppo di singole facoltà o rendimenti, ma essa ci aiuta a dare un senso alla nostra vita, a interpretare il passato, ad aprirci al futuro con coraggiosa prontezza".
Facciamo intimamente nostra questa proposizione; come la fecero loro "i nostri maggiori": Piero Calamandrei e Sandro Galante Garrone. 
Grazie ancora e un abbraccio affettuoso a tutti.

 

Carlo Azeglio Ciampi