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Jesi - Teatro Valeria Moriconi - lunedi 24 aprile 2017


IL COMUNE DI JESI
in collaborazione con il 
CENTRO STUDI P. CALAMANDREI,
la
FONDAZIONE PERGOLESI SPONTINI e TEATRO COCUJE
in occasione della Festa della Liberazione

presentano

FESTA GRANDE D'APRILE
di Franco Antonicelli
(riduzione e adattamento di Gian Franco Berti e Gianfranco Frelli)


(ingresso gratuito)

 

 

 

 

 


da "La Stampa" del 25 aprile 2017

 

Cari colleghi ed amici,

non ho l’inclinazione, non ho la facilità ai discorsi, ma sento che non è possibile iniziare questa prima seduta della nostra assemblea senza rivolgervi, pur brevemente, qualche parola, nella mia qualità di Presidente.
Come potrei esprimere meglio i sentimenti, i pensieri quasi confusi, certo tumultuosi di questo momento – che vanno dal passato al presente, dai vivi ai morti, dai presenti agli assenti, dai vicini ai lontani – e trascorrono dalla letizia alla malinconia, dalla fermezza al turbamento, come potrei esprimere meglio il mio animo che raccogliendo ogni mio sentire nell’immagine di questo Comitato? Così semplice e a un tempo così solenne assemblea!
Semplice: pochi uomini, pochi semplici ed ignoranti cittadini, intorno ad un tavolo di cucina o di portineria o di vecchio archivio. Così solenne! Rappresentavano e rappresentano la coscienza di un popolo. Voi siete stati, l’uno all’altro, gli amici antichi e gli amici nuovi, i rappresentanti di idee politiche diverse, ma di una fede unica, di una volontà compatta, e perciò l’uno all’altro sostegno e incitamento di cose a cui non tutti erano, o non ugualmente erano, preparati.
Fra voi, accanto a voi – portati di volta dall’ardore della vita e dal tumulto degli avvenimenti – erano amici e compagni che non sono più. Qualche volta mi chiedo: ha un senso ancora la nostra letizia di oggi, non è sotto un segno triste la nostra sorte poi che i nostri amici, i più combattivi certo, i più degni anche, sono lontani da noi, in un luogo ove è appena lecito sperare che siano che siano compensati di quel frutto che non han colto? Ebbene, voi anche rappresentate, l’uno all’altro, i perduti amici comuni.
E qualcos’altro voi siete ancora. Siete il presente: il presente di questi avventurosi, tragici, fatali e così necessari mesi di riparazione e di riscatto, di chiarimento e di decisione, di conclusione e di svolta; siete il presente verso cui nel tanto rapido oblio che scende su tutto si volerà, diciamolo pure, il nostro rammarico, il nostro rimpianto. Un’avventura della nostra vita che ha legami inestricabili con una storia così grande!
Ma siete anche il passato. Non certo un episodio breve e intenso della vostra esistenza ha avuto oggi il suo epilogo felice: ma per tutti è oggi il coronamento di lunghi anni di attesa, di lotta, di fede mai illanguidita e di speranze tantissime volte contrastate e deluse.
Quante cose vorrei dirvi ancora! Ma lasciate che fra tante ne scelga due. Una dichiarazione e un voto. La dichiarazione è questa, ed è così sincera che sento doveroso farvela. Io sono molto lieto, molto orgoglioso per il mio partito (io, posso dire noi, che alle cariche distribuite in questi tempi annetto non eccessiva importanza, pensando dover mio, dover nostro, come liberali, acquistarci meritoriamente e col pubblico consenso alcuni degni posti nella vita politica di domani) sono lieto ed orgoglioso per il Partito che la Presidenza del Com. [itato] di Lib.[erazione] sia toccata a noi. E’ un ufficio e un onere nuovo, sorti da questa lotta, dai tempi nuovi: ed è bello che dei nuovi tempi, noi che nuovi vogliamo essere, abbiamo già l’investitura di una dignità precipuamente rappresentativa.
Ma quel che più mi preme dirvi è che per sorte questa investitura è toccata a me, ed io certamente mi sento innalzato ad un grado che mi fa maggiormente riflettere sulla mia inadeguatezza, e chi mi conosce sa che nessuno spirito intimamente orgoglioso mi detta questa che potrebbe sembrare modestia d’occasione e “captio benevolentiae”.
Il voto è che questo spirito di concordia, che ha  sempre presieduto alle comuni deliberazioni, continui a sussistere, attraverso gli uomini – che fra loro si conoscono – al di sopra dei Partiti che spesso non si conoscono affatto. Persista dunque questa volontà di unione: essa ha guidato questa lotta, ha raggiunto questi risultati. Essa ha superato persino le differenze, i contrasti, quasi gli antagonismi spontanei, e naturali, insiti nella costituzione e nelle esperienze delle formazioni partigiane. Non per eccitazione retorica, ma per convinta, profonda fede, io credo in una abbastanza rapida e certo gagliarda rinascita spirituale d’Italia, sulla base di questa possibile schietta concordia dei partiti: dico la concordia di quei partiti che, nati dalla libertà, solleciti della libertà, aventi per fine il progresso attraverso la libertà, si convincano che la voce degli avversari è una voce necessaria al fine dell’armonia.
Io credo fermamente che questa unità di spiriti non uniformi, ma l’uno con l’altro compatibile, l’uno all’atro tollerante, fra di loro necessari, sia utile al Paese e verso di esso doverosa.
L’Italia è come una creta informe, in cui dobbiamo introdurre il “creator spiritus”, il soffio dei nostri diversi, ma congiunti ideali

Franco Antonicelli