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FRANCO ANTONICELLI       ( Voghera 1902 – Torino 1974 )

Il pensiero di Piero Gobetti e Benedetto Croce, maestri di vita morale, il profondo sodalizio con i compagni Leone Ginzburg, Norberto Bobbio, Massimo Mila, la piena adesione alla Resistenza connotano il suo profilo biografico, intellettuale e politico.

Nel 1935 fu arrestato per aver firmato una lettera di solidarietà a Croce, perdendo anche l’insegnamento al D’Azeglio. Tra il 1932 e il 1935 diresse la Biblioteca Europea dell’editore Frassinelli; nel 1935 subì un secondo arresto e la condanna al confino di Agropoli. Dal 1942 al 1948 diresse una propria casa editrice “ Francesco De Silva “. Nel 1945 fu nominato presidente del Comitato di Liberazione Nazionale del Piemonte. Divenne presidente dell’Unione Culturale di Torino, fondò l’Istituto Storico della Resistenza e il Circolo della Resistenza. Nel 1968 fu eletto senatore nel Gruppo della Sinistra Indipendente, venne confermato nel 1972.

“ Letterato fino al midollo “, così lo definì Bobbio. Fu editore di vedute ampie e di anticipazioni acute, critico letterario profondo e originale, giornalista brillante e rigoroso, poeta, disegnatore, fotografo e grande organizzatore culturale, sempre attento e impegnato nello sviluppo culturale, civile e politico della società.


 

 

 

Antonicelli ad Agropoli

La mia fresca stanza guarda la rocca di cinquanta metri su cui è la città vecchia, con gli avanzi del castello, l’antica porta della città, la chiesetta dell’altro secolo, con il campanile dell’orologio che si chiama la Madonna di Costantinopoli: quasi sotto la casa è la spiaggia con barche e paranze e il mare che m’entra dal balcone. Si va da una parte e si è fra le alture cilentane, da un’altra e si cammina sulla spiaggia solitaria che va a Paestum ( e par quella dei Ronchi ) e si trovano gigli di mare: si esce da una terza parte, con un passo, fuori dal paese e si è in campagna, tra fichi ( questo è un paese famoso per i fichi secchi ), olivi, viti, querce. Si cammina un po’ e si trova il mare aperto, si scoprono le più deserte spiagge, le più selvatiche solitudini, e dentro uno scoglio una stranissima grotta, come una bocca di pesce, dove cisi stende al sole, o a cercar ombra – mastro Geppetto dentro la balena - . Nel paese, lungo un’altra pittoresca scalinata, in ogni luogo vedi le donne, le bambine con la << musciutora >> in bilico sul capo ( la mescitora, l’anfora ), uomini a gambe aperte sul sedere dei muletti, bimbi – numerosissimi e alcuni stupendi – mezzo nudi e sporchi che giocano e cantano. E un po’ dappertutto porci, che ingrassano per il Natale. E io ne disegno ogni giorno, abbastanza bene: mi chiamano il pittore dei << porci >>, o il << germanese >> perché sono biondo e mi credono straniero. Nel mio albergo, di buona gente all’antica, casalinga, - si mangia tutto il pesce che si vuole e che io non posso soffrire, ma tutte quelle buone cose paesane e domestiche che sono il mio piacere. Ci sono nel cortile dei pergolati di canne e campanule dove penso sempre di cenare con i miei amici; c’è dietro la casa l’orto col pozzo, le padelle di conserva di pomodori, che cuoce al sole e spande il suo odore caldo, piante di limone e i decorativi alberi dell’arancio, verdissimi – che alla sera mandano un profumo appassionato e mandorli e melograni.

  1. Da una lettera ad Anita Rho, in Lettere di antifascisti dal carcere e dal confino. Editori Riuniti 1975

 


 

 


Franco Antonicelli ad Agropoli


>>La pubblicazione di questo quaderno curata dal Centro Studi Calamandrei di Jesi è stata realizzata anche in virtù dell'interesse e del contributo del COMUNE DI AGROPOLI <<