Home Eventi Teatro & Cinema 2017 Edera velenosa


 

EDERA VELENOSA

.... perchè a volte l'orco cattivo è la stessa persona
che tiene in braccio il tuo bambino dicendo ti amo ...

 

 

 

 

 

 

LINK DEL TRAILER

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=367963220371259&id=222224408278475


 

Il teatro può affascinare o deludere, basta però che sia vita. Si rappresenta “un falso”, come diceva il Poeta, ma questo falso scava le sue radici nel profondo dei nostri cuori, delle nostre menti. Della società. Per cui assistere in incognito a “Edera velenosa”, di Stefano Tosoni, poteva far pensare ad una tematica che quotidianamente l’umanità produce su se stessa. In sostanza, ti siedi e dici al vicino: “Chissà in quale salsa oggi avranno condito una storia di violenza sulle donne, chissà come sarà impostata la morale finale”. Sbagliato. Intanto diciamo che ci ha colpito la scrittura teatrale, il linguaggio usato che affianca e sostiene il soggetto attraverso un monologo che scava nell’anima di chi è seduto in platea.

La disillusione
Poi la drammaticità con cui la giovane attrice Venusia Morena Zampaloni ci fa vivere, dall’inizio, tutte le fasi, che partono dall’innamoramento per arrivare al terrore, dopo aver toccato il tasto dolorosissimo della disillusione. Lei è sola sul palcoscenico, attraversa gli ambienti, ci gioca come una bambina alla quale il cuore sta per far conoscere l’amore, un vento scompiglia la quotidianità ma poi, con una straordinaria colonna sonora, fa tornare tutto alla normalità, come se si dovesse presagire la tempesta. Due ragazzi innamorati, all’apparenza entrambi dotati di una felice intelligenza, lavori diversi, con i soliti racconti dal cosa hai fatto oggi appena ritornati a casa. Lei è dolcemente entusiasta, la voce di lui, poche volte e fuori campo, ha tutte le note che crescono per modificare una commedia in dramma. Lei all’inizio non capisce, lui prende il suo cuore e lo allontana dalla casa e dagli affetti. Lentamente. Ma laragazza se ne accorge. Incomprensioni preconfezionate, non res6ta più neppure qualche svogliata carezza o un po’ di tenerezza. Poi lo schiaffo, violento e crudele, che diventa una eco profonda e straziante che rimbomberà, momento dopo momento, fino alla fine. Alla consapevolezza, cioè che la propria dignità non può né deve mai essere calpestata.

La presa di coscienza
La ragazza cambia, prende coscienza, la sua mente elabora le sue lacerazioni, si riprende imn mano la sua vita, adesso ha un amore diverso accanto, ma le ferite delle botte subite sanguinano ancora un po’ prima di sparire completamente. “Io denuncio qui me stessa, per essermi fatta del male”. Sa forse che da un errore sta per nascere una vita nuova e consapevole.

L’inganno del lieto fine
Non lasciatevi ingannare dal lieto fine, che non esiste, perché il dolore passato avrà bisogno di tempo. Ma la personalità della giovane attrice Venusia Morena Zampaloni emerge in questi 50 minuti che sembrano durare una vita. “Benvenuti a teatro, dove tutto è finito ma niente è falso”, dice Proietti. E Venusia ha capito che la sua arte avrebbe funzionato solo se non avesse soltanto interpretato il suo personaggio ma avesse vissuto pienamente quello stato d’animo, pur non rimanendone schiava. E in una storia come questa era difficile non cadere nella ripetizione con uso di morale. E’ un lavoro in cui ciascuno si è messo in gioco, dall’autore, Stefano Tosoni, fino al regista Alessandro Rutili. Il debutto? Al Pergolesi di Jesi il 23, biglietti scontati per le scuole.
Giovanni Filosa

(da "Corriere Adriatico" di mercoledì 14 marzo 2018)


(foto di Adriana Argalia)



La parola femminicidio fa ormai parte del nostro lessico comune. Sempre più spesso la cronaca racconta di donne maltrattate, di violenza e di abusi che in gran parte dei casi sfociano in tragedie annunciate. Sempre più spesso ci domandiamo cosa poter fare per arginare quello che appare come un preoccupante segnale di degenerazione della nostra società. Ma la violenza domestica è altro, è qualcosa di radicato e profondo, è una costante e radicale pretesa di possesso dell’uomo sulla donna, è il, potere maschile che “occulto” pervade il nostro sistema economico e sociale e trova nella famiglia la sede naturale per riaffermarsi in tutta la sua brutalità. Non si tratta di casi limite o di mostri, si tratta di uomini qualunque, di ogni tipo od estrazione sociale, uomini che pronunciano parole di amore mentre gradualmente mutano se stessi in spietati carnefici. Per questo è importante conoscere, capire, non minimizzare, non sottovalutare, non giustificare …non perdonare. Perché accettare significa permettere. Perché la violenza domestica è una spirale malta che si nutre di s stessa, di menzogne, di non detti, di paure, di silenzi … una spirale che se non viene interrotta può privare una donna della sua giovinezza, dei suoi sorrisi, della sua dignità … della sua vita.
Da qui nasce questo progetto, ideato da Alessandro Rutili, con il supporto di Stefano Tosoni che ne firma la sceneggiatura e lo coadiuva nella messa in scena: Un progetto nato con il consenso del Ministero dell’istruzione e con la volontà di essere presentato anche all’interno degli istituti scolastici, per trasformarsi in veicolo di ascolto e di sensibilizzazione per giovani studenti-spettatori. Un progetto che vuole raccontare attraverso il Teatro e quindi attraverso il corpo e la parola, di quanto per u8na donna sia difficile accettare che nella sua favola, il principe azzurro e l’orco cattivo siano la stessa identica persona.
Edera Velenosa, prodotta da Proscenio Teatro e Centro Studi Piero Calamandrei sarà proposto al Teatro Pergolesi il 23 marzo alle 21.
(da Voce della Vallesina di domenica 18 marzo 2018)


 

 

 


foto di Adriana Argalia

( alcuni giudizi degli spettatori)


spettacolo con il patrocinio della CITTA di TORINO
ed il sostegno della BANCA INTESA SANPAOLO

 

Torino - Teatro Nuovo
(sala grande da 970 posti)



".... strapieno di studenti liceali e
di istituti superiori torinesi,
silenzio assoluto,
attenzione al massimo, 
commozione e lacrime  incontenibili ...."

 


 

 

 

 

 

Uno spettacolo godibile e comprensibile, argomento importante. Adatto ad un pubblico giovane come istruzione. Per un circuito teatrale spettacolo a basso costo da repliche facili. Brava e bella lei. Regia intelligente. (William Graziosi, Sovrintendente Teatro Regio di Torino)


I ragazzi hanno apprezzato molto e noi riteniamo lo spettacolo molto valido dal punto di vista educativo. Siamo interessati alle vostre proposte per il prossimo anno. (Prof.ssa Maria Antonietta Nigro, Istituto Giolitti Torino)

Grazie per aver permesso agli allievi del Liceo Alfieri di assistere a  uno spettacolo emozionante, ricco di significato e ben interpretato. Molto interessati a ricevere le vostre proposte. (Prof.ssa Caterina Gargano, Vice Preside Liceo Classico Vittorio Alfieri di Torino)

Lo spettacolo è piaciuto moltissimo, credo che il silenzio e l'attenzione in sala l'abbiano pienamente dimostrato. Alcuni dei nostri studenti erano visibilmente colpiti. Per alcuni di loro era la prima volta a teatro. Riperderemo il tema nelle prossime lezioni. È piaciuta moltissimo l'attrice e ha colpito la scenografia così "semplice però d'effetto". Molto bello, efficace e di valore, è l'opinione anche dei colleghi insegnanti. Teneteci al corrente delle vostre iniziative. (Prof.ssa  Patrizia Zanino, Istituto di Istruzione Superiore Giulio di Torino)


Edera Velenosa è uno spettacolo teatrale forte e avvincente. Ma soprattutto utile, perché affronta temi su cui la società ed in particolare  i giovani hanno bisogno di sensibilizzazione. Edera Velenosa  offre  strumenti  di riflessione e prevenzione che favoriscono una formazione capace di attivare opportunità , senza rappresentazioni piegate ad un sensazionalismo insano e spesso controproducente. Così, il teatro interagisce con la famiglia  e con la  scuola ( luoghi  d’informazione privilegiata)  promuovendo nei giovani  - che stanno cercando di darsi un'identità-  profili che li mettano al riparo dai troppi esempi negativi  offerti da certe cronache. Edera Velenosa  dunque è un esempio di teatro civile  davvero eccellente. ( Gian Carlo Caselli, già Procuratore Capo di Palermo e di Torino)


Ciao sono un'alunna del liceo Alfieri. Oggi siamo venuti a vedere il vostro spettacolo "edera velenosa". Ci tenevo molto a farvi sapere che bè stato veramente bello ed emozionante. Siamo rimasti tutti scossi (in senso positivo) e ne abbiamo parlato anche dopo. E' uno dei pochi spettacoli che è riuscito a trasmettermi qualcosa e a cogliere nel segno. Molto bellal'idea di mettere in scena solo il personaggio femminile. davvero grazie. Buona giornata. PS: bellissima la scena della distruzione del servizio di piatti della Domenica. Molto efficace e toccante. (Elisa Ferro, studentessa del Liceo Alfieri di Torino)


30 ottobre ore 11 - Torino capitale della cultura
Sono le 11 del mattino di un martedì qualsiasi. Al Teatro Nuovo di Torino va in scena Edera Velenosa, una produzione del Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi. Autore e regista Stefano Tosoni; interprete, l’attrice Venusia Zampaloni. Il tema è la violenza domestica, trattato come tragedia del dubbio. Ho subito pensato ad Antigone. Perché? L’importanza del teatro greco nella cultura occidentale sta nel fatto che i sentimenti sono interrogazioni, che pongono dei dubbi, i mattoni dell’autocoscienza. Roba indigesta per qualsiasi tecnologia che non sia quella dell’anima. Eppure c’erano 800 ragazzi che hanno seguito nel più assoluto silenzio per tutti i 55 minuti della recita e poi sono esplosi in un fragoroso interminabile applauso. Riscoperta dei sentimenti come articoli diversi da quelli della pubblicità? Da dove ne hanno appresa l’esistenza? Si saranno stancati di fare da cavie al mercato dell’autoconsolazione? Tutte domande e tutti sentimenti che mi ha destato lo spettacolo. L’entusiasmo con cui i giovani spettatori hanno vissuto la recita e si sono sentiti parte in causa, fa sperare bene. Quell’evento (brutta parola, ma che ormai vuol dire cultura) è un modello produttivo che esplora a partire dai contenuti la possibilità di una politica culturale diversa dalla solita degli eventi per lo sviluppo del turismo e del territorio. A partire dai sentimenti non da ingoiare come merendine e street food, ma come cibo dell’anima, cibo di lusso: il vero lusso.Che lusso essere a teatro alle 11 di mattino di un martedì qualsiasi per quell’Edera Velenosa che sono i sentimenti! 
( Michelangelo Castagnotto, responsabile cultura del M5S di Torino)

In base ai dati dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS, 2002), la prima causa di uccisione nel mondo delle donne tra i 16 e i 44 anni é l’omicidio da parte di persone conosciute, in particolare da parte di partner ed ex partner. Secondo il rapporto dell’OMS del 2013 (141 ricerche effettuate in 81 Paesi), la violenza contro le donne costituisce una «questione strutturale globale»: il 35 per cento delle donne subisce nel corso nella vita qualche forma di violenza. Considerando il quadro, dunque, lo spettacolo EDERA VELENOSA, rappresenta un utile tentativo di “educare” gli adolescenti e le adolescenti a “riconoscere” la violenza, a partire proprio dalle espressioni “aurorali” nelle quali essa si manifesta; dalla fase in cui in molti tendono a confonderla con improbabili forme di amore e di protezione.
Il monologo di Venusia Zampaloni, appassionato ed emozionante, è interrotto dalle parole del suo “Amore a prima vista”; quell’essere meraviglioso che si trasforma via via nell’orco peggiore. Quello che sostiene di amarti.  
E non si tratta, in questo caso, di rappresentare i maltrattamenti che avvengono nelle periferie delle nostre città, ma di una coppia “normale”, con una base culturale medio alta, con sogni e progetti importanti. La violenza di genere non conosce classi sociali e non conosce razze, ma forse la cultura, la conoscenza, l’accesso ai dati e alle informazioni, ci possono aiutare a restare vigili e non indifferenti di fronte alle manifestazioni nelle quali si presenta; l’ultimo episodio della brutalità indicibile subita dalla sedicenne Desirée nel centralissimo quartiere San Lorenzo di Roma, che sta riempiendo in questi giorni le cronache giornalistiche, conferma quanto sia importante non abbassare la guardia. 
Ben vengano, dunque, progetti e spettacoli come quello promosso dal Centro Studi Calamandrei di Jesi, animato dall’instancabile Gian Franco Berti, capaci di “rapire” l’attenzione di centinaia di studenti e studentesse, di “inchiodarli” per 50 minuti sulla sedia di un teatro. Senza cellulari tra le mani a confondere i pensieri. (Francesca Chiarotto, dottore di ricerca Università di Torino)


La prevenzione che covavo silenziosamente nei precordi mi ha fatto giungere al Teatro Nuovo, martedì 30 ottobre, un attimo prima che lo spettacolo iniziasse. Le centinaia di giovani che vocianti affollavano l’enorme sala mi hanno aggiunto ai dubbi sull’efficacia dello spettacolo, una certa preoccupazione sulla bontà dell’operazione sul piano didattico. E quando l’autore del testo, Stefano Tosoni, e co-regista insieme a Alessandro Rulli, presentando brevemente la pièce ha invitato il pubblico di adolescenti e postadolescenti a spegnere i telefoni cellulari, sono stato colto da una forte ansia, specie quando lui ha detto: “voi siete tanti, lei è sola”.
Lei, ossia l’attrice protagonista di questo monologo della durata di circa un’ora, una perfetta sconosciuta per me, che si è rivelata immediatamente, pur con qualche incertezza, dovuta anche all’incipit a mio avviso non felicissimo del testo, subito padrona del campo scenico e per nulla spaurita davanti al migliaio di ragazzi e ragazze assiepati sulle poltrone. E subito, come per miracolo, i cellulari hanno taciuto, l’attenzione di tutti è stata rapita da Venusia Morena Zampaloni (tale il nome impegnativo della protagonista…), e tutti siamo stati come trasportati nella situazione, perdendo il contatto con la realtà in cui effettivamente ci trovavamo.
Quanto a me, ho lasciato cadere, inavvertitamente, ogni prevenzione, e quasi in trance ho seguito la commedia che si faceva dramma e il dramma che si avvicinava alla tragedia: non ho vergogna a confessare che in un paio di passaggi almeno ho pianto. E ho assistito, fortemente coinvolto, alla trasformazione dalla banalità di una fanciulla che aspetta il principe azzurro, all’incanto che nasce dall’averlo trovato, alla dolorosa tristezza davanti all’incombere delle difficoltà della vita quotidiana, e della disparità fra i due partner, e, infine, all’incubo che si palesa quando il principe si rivela rospo; e si tratta di un rospo velenoso. Il lieto fine ci ha sciolto dalla tensione crescente, a un certo punto divenuta insopportabile, ma ci ha lasciato l’amarezza di una verità, che riguarda centinaia di migliaia, milioni di donne nel mondo, rispetto a cui troppo poco si fa, per non dire nulla. Il femminicidio (o femmicidio, secondo un’altra scuola linguistico-contenutistica) è divenuta una sorta di bandiera della nostra epoca scellerata.
E va reso grazie a chi ha ideato e realizzato questo spettacolo, a Venusia, bella e convincente protagonista, e, last but not least, al Centro jesino intitolato a Piero Calamandrei, dove si annida un pugno di uomini e donne senza età, irriducibili cavalieri dell’Ideale, guidati da Gian Franco Berti, matador che in punta di fioretto trafigge uno dopo l’altro molti degli "idola” del nostro tempo, o sempre con quel fioretto, fa cadere il velo che ci impedisce di cogliere altrettante verità nascoste o in ombra. (Angelo d’Orsi, Ordinario di Storia del pensiero politico Università di Torino)

 

.... per dire che i colleghi e gli studenti hanno apprezzato moltissimo lo spettacolo. Ringraziamo sinceramente per l'opportunità offerta ai ragazzi. (Prof.ssa Gianna Cannì, Ist. Giulio Torino)

 

La visione dello spettacolo “Edera Velenosa”, del 30 ottobre al Teatro Nuovo, rientra nel programma del progetto di Educazione alla Salute del Liceo Alfieri di Torino. Ragazzi attenti, silenziosi e commossi.......
“Edera velenosa” un capolavoro, un gioco di equilibri, tra tradizione e cambiamento. Un elogio alle emozioni e al rispetto di sé! Lo spettacolo richiede di essere visto con delicatezza e col cuore. La scelta del compagno giusto “il principe azzurro” è nel pensiero femminile e Venusia sottolinea con intelligenza che nessun uomo ci deve far sentire inadatte.Grazie allo scrittore e all’attrice per farci riflettere sul potere comunicativo della recitazione come denuncia sociale e preventiva per la tutela del rispetto delle persone. (Prof.ssa Muccioli, referente alla salute del Liceo Alfieri di Torino)


Grazie ancora per il gradito invito allo spettacolo EDERA VELENOSA che è veramente molto bello. Eccellente l’interpretazione dell’unica attrice che domina la scena con grande talento. Il testo e la regia catturano ininterrottamente l’attenzione dello spettatore. Anche la scenografia nella sua semplicità ed essenzialità è assai efficace e crea, nel continuo cambiare colore delle luci, un'atmosfera intensa e avvolgente, sottolineando il contenuto del testo.
Mi ha colpito nella sala il silenzio assoluto con cui centinaia di ragazzi hanno seguito lo spettacolo altamente educativo e mai pedante.
Complimenti e auguri per tante altre repliche (Paola Agosti, fotografa e non solo)

 

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(foto di Adriana Argalia)

 

Due giorni fa è uscito sul Corriere questo meraviglioso articolo di Giovanni Filosa che colgo l'occasione per ringraziare, così come pubblicamente ringrazio chi ha organizzato e preparato questa imprevista ed emozionante uscita torinese, il folle e sempreverde caro amico Gian Franco Berti, anima del Centro Studi Piero Calamandrei che ha creduto in questo progetto, investendoci e promuovendolo come momento di incontro con i ragazzi degli istituti superiori prima a Jesi poi a Torino..ed è proprio su questo che voglio incentrare il mio post.
Al TEATRO NUOVO di TORINO, alle ore 11 di un martedì mattina di fine ottobre, sono entrati in sala 800 ragazzi delle scuole superiori, accompagnati dai professori e da una trentina di ospiti di riguardo invitatati ad hoc dal Calamandrei. Inutile dire che i commenti meravigliosi di personalità del calibro del giudice Gian Carlo Caselli, già Procuratore Capo di Palermo e Torino, o di William Graziosi, Sovrintendente del Teatro Regio di Torino, sono fonte di orgoglio e grande soddisfazione. Al di là di questo, però, da persona di teatro, una cosa mi ha davvero colpito, sbalordito ed emozionato come raramente mi accade nella mia vita da attore e da spettatore. 800 ragazzi sono tanti, tantissimi, il brusio pre-spettacolo lo restituiva con chiarezza. Era martedì mattina, il teatro come alternativa alla scuola, la violenza domestica come tema. Cala il buio che prelude alla prima scena, nell'oscurità esplodono urla, applausi, risate, schiamazzi,parole a caso...sono tanti, davvero tanti...e io penso che basta davvero una scintilla perché si scateni il pandemonio, un buio è l'occasione per fare un pò di casino. Poi lo spettacolo parte,
Venusia Morena Zampaloni comincia a recitare, i ragazzi la seguono....il testo è scritto pensando a loro, la prima parte è briosa, a tratti buffa, loro seguono, giocano, ridono...ma ascoltano, senza commentare oltre, senza perdersi, ridono e giocano con lei...poi piano tutto cambia, l'atmosfera muta...e la magia è totale. Nelle parti drammatiche non vola una mosca, il secondo buio dello spettacolo non produce nessuna conseguenza, è solo l'inizio di un flash back carico di attesa che tutti i ragazzi percepiscono. Lo spettacolo prosegue fino alla fine con un'attenzione incredibile. FINISCE. ULTIMO BUIO..
Un istante e stavolta l'applauso esplode triplicato rispetto all'inizio, non ci sono urla, grida, risate, nientE di casuale, è un applauso per l'attrice che in 55 minuti ha trasportato 800 ragazzi all'interno di questa storia.
Mi alzo per andare a prendere il microfono, come faccio sempre, nel caso qualcuno voglia fare qualche domanda, ma mentre avanzo dal fondo della sala vedo gruppi di ragazzi e ragazze che si alzano in piedi, ragazzi delle superiori, quelli che di solito bolliamo come apatici, bulli, deboli, pigri, svogliati, senza interessi, irrispettosi, ragazzi che appartengono a queste nostre stupide categorizzazioni, sono li, in piedi, applaudono convinti, qualcuna tira su con il nasi, altri con le lacrime agli occhi.
Io mi avvicino al palco e ho la pelle d'oca, il groppo in gola, mi viene da piangere, mi emoziona questa cosa, mi emoziona come difficilmente ormai mi accade in teatro. Spesso diamo per scontato che i ragazzi osservino tutto con sufficienza, con arroganza, spesso li colpevolizziamo, ma solo perché non ci interroghiamo sui nostri pregiudizi e forse ancora più spesso sulle nostre lacune.
Erano ragazzi, ne erano 800, sono stati un pubblico meraviglioso, attento, partecipe, interessato...uno dei migliori mai avuto! Noi abbiamo portato loro un messaggio. Loro ne hanno consegnato uno chiaro a noi.:
"...dateci qualcosa che sappia parlare al nostro cuore, non aspettiamo che questo, non abbiamo bisogno che di questo..."
In quegli applausi, in quell'alzarsi in piedi, in quelle domande interessate post-spettacolo, in quegli occhi lucidi, in quello che qualcuna di loro ci ha scritto direttamente poi tramite social, in tutto questo io leggo chiaramente queste parole.
Siamo noi i primi a dover dare loro qualcosa che sappia far vibrare anime e cuori, se si annoiano o si stancano forse è perché sempre più spesso in questa società la confezione conta più del contenuto. Ma in teatro non puoi bluffare, puoi farlo nelle stagioni, nei serali, ma non puoi farlo con loro.
Ogni volta che Edera Velenosa si è relazionata con gli studenti, il messaggio è stato lo stesso, ogni volta loro hanno insegnato qualcosa a noi....ogni volta ci hanno dimostrato che neanche per un istante dobbiamo smettere di credere in loro. Se ciò che facciamo è sincero, il loro cuore ci restituirà sincerità.
E fosse anche solo per giornate e sensazioni come queste, vale la pena continuare a lottare per fare questo lavoro. (Stefano Tosoni)