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CONTRASTI di SILVIA BERTOLOTTI
scheda

 

 

 

 

 

Titolo del volume: Contrasti - La Grande Guerra nel racconto fotografico di Piero Calamandrei

Autore: Silvia Bertolotti

Data di pubblicazione:  novembre 2017

Edito dalla Fondazione Museo Storico del Trentino con sede a Trento

 

Il volume di 348 pagine, è di grande formato e in gran parte illustrato, il prezzo di copertina: 55 euro

 

E’ uscito nel mese di novembre 2017 Contrasti. La Grande Guerra nel racconto fotografico di Piero Calamandrei pubblicazione di grande formato, con ampio apparato fotografico, edito dalla Fondazione Museo storico del Trentino con il sostegno del Comune di Schio, del Comune di Valli del Pasubio e del Comune di Posina.

Il volume, curato e introdotto da Silvia Bertolotti, vicentina di Schio, dottore di Ricerca in Narratività e Letterature Comparate, è il risultato di un'ampia e approfondita indagine storico-culturale, archivistica e fotografica, che oltre a costituire un omaggio nei confronti di una figura, centrale del panorama politico-culturale italiano del Novecento, offre un'interessante testimonianza rispetto a quelle località sparse fra l’Alto vicentino e il Trentino, nelle quali il celebre intellettuale e giurista soggiornò come ufficiale dell’esercito italiano, durante gli anni della Grande Guerra.

Contrasti, che è l’esito finale di uno studio condotto da Bertolotti grazie ad una borsa di Ricerca post-doc finanziata dalla Fondazione CARITRO, presenta un percorso, talora inedito, alla scoperta di un giovane Piero Calamandrei, ufficiale della Milizia Territoriale e poi ufficiale P (Servizio Propaganda),  ma propone soprattutto un viaggio documentato e appassionato attraverso i volti e gli scenari che egli fotografò con la sua Vest Poket Kodak durante i lunghi mesi di guerra; emergono così, da questo “diario visivo” le immagini del traino di artiglieria in vetta al Pasubio, la distruzione dei paesi lungo la Vallarsa, il lavoro della milizia territoriale in Novegno, i paesi e le cittadine di  San Vito di Leguzzano, Schio, Marano e Valli del Pasubio, la Villa Montanina del Fogazzaro, la Val Posina e Fusine; infine la Val Lagarina, Rovereto, Trento e Bolzano; molti di quei luoghi che subirono perciò il passaggio o le ferite del conflitto.

I documenti fotografici utilizzati nella ricerca, insieme ad altro materiale documentario, quale manoscritti, materiale a stampa e corrispondenza, provengono da quattro archivi: dall’Archivio privato della Famiglia Calamandrei, dal Fondo Calamandrei della Fondazione Museo storico del Trentino, dal Fondo Calamandrei della Biblioteca e Archivio storico Piero Calamandrei di Montepulciano, dal Fondo Calamandrei dall’Istituto storico toscano della Resistenza e dell’Età contemporanea a Firenze.

Il volume è costituito da due saggi introduttivi a cura dell’autrice, seguiti da un’ampia sezione illustrata, che riproduce oltre 300 fotografie scattate da Calamandrei, e le cartoline viaggiate  da lui inviate dalla Zona di guerra. L’autrice ha ricostruito le didascalie delle immagini fotografiche, anche e soprattutto integrandole con le informazioni ricavate dalla copiosa corrispondenza di Piero dal fronte. La massima parte delle fotografie erano state, infatti, originariamente inserite all’interno delle buste contenenti le lettere inviate dalla zona di guerra alla fidanzata (e poi moglie) Ada Cocci, ai familiari e ad alcuni sodali. La pubblicazione è infine corredata da alcuni testi editi e non, il primo processo tenuto da Calamandrei sotto alle guglie del Pasubio, e la conferenza per il Touring Club presentata a Milano nel 1919, nella quale l’ufficiale del servizio P racconta gli ultimi giorni di guerra ed il suo ingresso nella Trento liberata il 3 novembre 1918.

 

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Il volume, ordinabile sul sito della Fondazione Trentina, è stato presentato il 7 febbraio 2018 alle ore 16 nella Biblioteca del Senato con l’autrice Silvia Bertolotti, i professori Anna Villari e Mario Isnenghi e il direttore della Fondazione Museo storico del Trentino Giuseppe Ferrandi.

 

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Roma 7 febbraio 2018 - Biblioteca del Senato
Presentazione Contrasti,

 

Il bel volume fotografico curato da Silvia Bertolotti su Calamandrei nella Grande guerra è stato presentato alla Biblioteca del Senato, il 7 febbraio, da una schiera di autorevoli studiosi.

Apre i lavori Giuseppe Filippetta trasmettendo il saluto di Sergio Zavoli, Presidente della Biblioteca del Senato. Sottolinea il prezioso lavoro di cura e di commento delle foto, un vero e proprio libro nel libro.

Mario Isnenghi ricostruisce il percorso militare dell’ufficiale interventista Piero Calamandrei e la sua scelta di partire volontario, interrogandosi su quali fossero i sentimenti di Ada, l’interlocutrice principale del suo diario per corrispondenza, ricostruito nel volume curato ed introdotto da Alessandro Casellato per Laterza (Zona di guerra Laterza 2007) Probabilmente nelle sue lettere volutamente distrutte ci sarebbe stata la testimonianza di un altro punto di vista,  forse di egoismo microfamigliare.  Piero, tenente, opera nelle truppe territoriali, raramente si trova al fronte e solo dal 1917 comincia ad essere utilizzato in base alle  sue competenze, come avvocato nei tribunali di guerra  (già nel 1916 c’era stato il processo in cui era riuscito ad evitare la condanna a morte dei disertori con un cavillo giuridico), come oratore (la commemorazione di Battisti in cui scopre la propria vena oratoria, e fa venire le lacrime agli occhi al superiore), e infine come comunicatore nel Servizio P. L’apprendistato di comunicatore l’aveva fatto sul “Giornalino della domenica” di Vamba. Con la svolta post Caporetto si passa dalla strategia dell’obbedienza a quella della convinzione, e Calamandrei partecipa all’operazione di convincere, di creare consenso, capendo anche che bisogna partire dagli stessi ufficiali, che mancano spesso anche loro di “patriottismo”. Il Sevizio P abbina propaganda, psicologia e vigilanza-sorveglianza (la censura delle lettere, in cui Piero viene impiegato) e Salvemini e Lombardo Radice approntano mini canovacci di discorsi: una guerra di valori, di principi, combattuta con le parole, per arrivare all’ “anima” del soldato, come titola un libro quel Ciarlantini, poi fascista, che è tra gli ufficiali che entrano a Trento in avanscoperta. L’entrata a Trento è una sorta di “lieto fine”, anche se non avrà un riconoscimento, corrispondendo ad un’alzata di testa, come se il Sevizio P si fosse montato la testa, saltando la catena gerarchica. E fino a Trento e alla bandiera sul monumento di Dante siamo ancora nell’interventismo democratico. Ma cosa dire di Bolzano, dove Calamandrei crea la Libreria Dante: a Bolzano siamo oltre i limiti della quarta guerra d’indipendenza risorgimentale…

La curatrice sottolinea i dubbi di Calamandrei, ma secondo Isnenghi va ricordato che è una guerra in cui crede, e crede al suo operato di persuasore dei valori e dei principi per cui è partito volontario; ancora nel Diario degli anni 39-45 la ricorderà con nostalgia quella guerra, “dalla parte giusta”.

Anna Villari interviene sull’impegno di Calamandrei nel Servizio P sul fronte letterario, grafico e di organizzatore di spettacoli ed eventi, concentrandosi sul tema della fotografia. Ricorda l’articolo di Calamandrei sulla letteratura di guerra e la problematica della descrizione e ipotizza che la fotografia viene a colmare lo spazio vuoto tra la realtà indicibile della guerra e la impossibilità di raccontarla con le parole. Le lettere, i documenti e le relazioni custodite sia a Trento che nell’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito, rivelano il suo interesse riguardo all’immagine – manifesti, cartoline, vignette dei giornali di trincea – ritenuti strumenti validissimi nel nuovo programma di “cura” spirituale e materiale del soldato che il servizio P attua e di cui Calamandrei stesso è convinto sostenitore. Strumenti che comprendono anche la musica (cui è particolarmente attento Piero Jahier), il teatro, il cinematografo, e che danno luogo a una sorta di interessanti laboratori creativi (alle riviste di trincea collaborarono anche artisti come Soffici o Sironi). La fotografia - fondamentale dispositivo della memoria come negli stessi anni, da parte opposta, scrive anche Robert Musil – e l’obiettivo fotografico diventano  per Calamandrei strumento tramite cui rivolgersi, con uno sguardo nuovo e diretto, ai soldati, perfino a quelli dell’esercito nemico, osservati non più solo come insieme indistinto (probabilmente Calamandrei, come il suo superiore colonnello Casoni, risentiva delle riflessioni fiorentine di inizio secolo sul tema della “massa”) ma come singoli  uomini, dotati di  “un’anima” e di specifiche, particolari identità.

Giuseppe Ferrandi esprime la soddisfazione della Fondazione Museo storico del Trentino per aver edito l’opera, frutto anche di un raccordo tra Archivi che custodiscono i materiali relativi a Calamandrei, come auspicato fin dal convegno del 2009 Un caleidoscopio di carte. La tenacia dell’autrice è riuscita a ricomporre i diversi rivoli e a restituire integralità al lavoro fotografico di Piero nella Grande Guerra. Particolarmente interessante il primo discorso narrazione di Piero, per il Touring club, a Milano il 7 marzo 1919: un ritrovamento davvero significativo, con l’uso delle foto ad illustrare l’entrata a Trento e l’auspicio che i contadini e la piccola borghesia che si erano incontrati nelle trincee, si saldino in un popolo: i “negletti bifolchi” e gli ufficiali ridivenuti impiegati non vanno dimenticati. E’ una prima orazione contro l’oblio, delle tante che Calamandrei pronuncia nel primo dopoguerra, e che poi nutriranno la sua oratoria successiva.

Il direttore della Fondazione auspica che nella prospettiva delle celebrazioni di fine 2018 il volume trovi la sua degna collocazione e susciti echi di approfondimento.

Francesca Cenni illustra il lavoro dell’Archivio Calamandrei di Montepulciano, da lei inventariato, per supportare l’autrice nel raccordare immagini e corrispondenza e mostra una serie di immagini di lettere corredate da disegni, foto e omaggi floreali custodite a Montepulciano. Una ricchissima corrispondenza, già commentata da Casellato nel volume di Laterza Zona di guerra ed ora coordinata con le foto attraverso le puntuali didascalie dell’album fotografico. Ma la corrispondenza è stata anche messa a disposizione degli allievi delle scuole medie poliziane, impegnati in un progetto Erasmus plus sulla Grande Guerra, che hanno rielaborato lettere dal fronte calandosi nell’immaginario dei soldati di cent’anni fa. Sono diversi esempi dell’uso che cerchiamo di incoraggiare aprendo gli archivi non solo agli studiosi ma ad un pubblico più vasto, anche con mostre di documenti e di foto. Le foto di Calamandrei sono state anche esposte nella recente mostra di Siena su Fortini e la Cina e sono oggetto di un magnifico spettacolo montato da Nino Criscenti e Tomaso Montanari sulla base di un album delle passeggiate degli anni Trenta. Diverse fruizioni, alle quali la Biblioteca Archivio di Montepulciano ha concorso.

Silvia Bertolotti ringrazia gli intervenuti ed in particolare Isnenghi, che già nella sua introduzione ai Diari 1939-41 aveva sottolineato quanto l’esperienza della Grande Guerra contasse nell’orizzonte di Piero. Dà conto del suo percorso di ricerca, da quando una scatolo di foto di guerra le è stata affidata da Silvia Calamandrei a cui si era rivolta dopo aver letto con curiosità i tanti riferimenti alle foto contenuti nel volume Zona di guerra. Mettendo insieme quanto custodito dalla famiglia e dai vari archivi ne è scaturito un progetto finanziato dalla Cariplo che si è ora tradotto nella pubblicazione edita dalla Fondazione del Museo storico del Trentino, principale custode della documentazione su Calamandrei nella Grande Guerra.

Contrasti è un libro “polifonico”, nel senso che “racconta la guerra” attraverso una serie di documenti e voci diverse: la fotografia, la scrittura epistolare, il racconto, l’articolo, il disegno, la poesia. Prevale la fotografia, ma è una fotografia che intrattiene un fitto e costante dialogo con la scrittura; contiene inoltre alcuni documenti inediti, in particolare il testo della conferenza Come entrammo in Trento presentata da Calamandrei per il Touring Club a Milano nel 1919. Il lavoro di ricerca  ha sicuramente tratto impulso dalle celebrazioni e commemorazioni per il Centenario della Grande Guerra; ma vuole  soprattutto essere testimonianza, non tanto di una rievocazione retorica o celebrativa, ma di un recupero memoriale teso a ricollegare, attraverso lo sguardo di un fotografo ancora “dilettante”, un fotografo per passione, i tanti fili sparsi di una narrazione che pone al centro di sé “il vissuto”, il vissuto dei luoghi, ovvero il paesaggio segnato dal conflitto e “il vissuto” della popolazione civile e in armi.

Il volume è costituito da due saggi introduttivi, seguiti da un’ampia sezione illustrata, che riproduce oltre 400 fotografie scattate da Calamandrei. Il titolo si riferisce al linguaggio della fotografia ma anche ad una serie di contrasti vissuti dal protagonista: quello interiore tra l’irredentista volontario e l’umanista, quello del paesaggio naturale violato, quello tra le ragioni della giustizia e la logica di guerra. La scansione temporale e le localizzazioni scandiscono anche le tappe di una evoluzione interiore, le tappe della sua avventura di guerra.
Nella conferenza del 1919 per il Touring racconta di esser divenuto lui stesso soggetto fotografico per gli altri, gli austriaci, ormai a poca distanza dall’ingresso a Trento:
«[…] e in mezzo alla via erano fermi in gruppo gli ufficiali del reparto, i quali appena ci videro, puntarono contro di noi, come se si fossero messi d’accordo prima, le loro macchine fotografiche, guardandoci appena, con indifferenza certo simulata, e senza segni di ostilità»
Calamandrei è all’improvviso sbalzato al centro della scena con il ruolo di soggetto protagonista, con un semplice scatto fotografico la sua immagine è consegnata alla Storia, ma ad una Storia messa a fuoco e immortalata da un altro punto di ripresa, quello dei vinti.

Memorie su fronti opposti, che in questo centenario europeo si stanno cercando di condividere e riconciliare.