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dal sacco senza fondo di Franco Antonicelli
LE SCHEDE RIVENDICATE
prefazione di
Paolo Fedeli
(pp.106 - nov.2008)

"SCOOP STORICO":  IL CALAMANDREI SVELA UN GIALLO DI  ATTRIBUZIONI.
Lo hanno presentato alla stampa il presidente del Centro Studi P.Calamandrei Gian Franco Berti e Paolo Fedeli, esimio latinista e filologo. Il fatto è racchiuso nell'ultimo dei "Quaderni del Calamandrei" nella collana "altrasocietà". In Le schede rivendicate, la prefazione di Fedeli ci parla del Dizionario delle opere e dei Personaggi, progetto iniziato nel 1930 e concepito da Valentino Bompiani in cui molto del lavoro fu affidato a Franco Antonicelli, critico, prosatore e poeta, esteta e filologo, inviso al regime fascista per la sua militanza intellettuale. Negli anni '40, molte persone di cultura si radunavano nella sua casa di Torino.Recentemente sono state reperite alcune schede di opere e personaggi del suddettio Dizionario Bompiani, entrate in possesso del Centro Studi Calamandrei di Jesi, pensando che fossero inediti di Antonicelli non accolti dal Dizionario. "La sconvolgente sorpresa - scrive Fedeli - è venuta dalle schede ritenute inedite, non tanto perchè in realtà esse risultano tutte edite nel Dizionario delle Opere, quanto piuttosto perchè lì esse non sono attribuite a Franco Antonicelli, ma a Franco Pastonchi, la cui sigla (F.P.) costantemente le accompagna". Fedeli ci spiega come i due intellettuali fossero legati da una solida amicizia, nonostante Pastonchi, protagonista di primo piano del mondo universitario, dei circoli letterari e dei salotti nel dopoguerra, fosse caro al regime e fosse caratterialmente ("pomposo, vanitoso") così diverso dall'amico. "L'ipotesi più probabile - afferma Fedeli in conferenza stampa - è che Antonicelli diede a Pastonchi il blocco di schede del '39 non per imposizioni dall'alto (cioè per il fatto che Pastonchi potesse servire a Bompiani, vista la vicinanza al regime), ma per la profonda amicizia tra i due". L'Antonicelli, infatti, sembra aver voluto fare un dono all'amico più anziano e vicino alla fine. "Nelle schede in questione, dunque, non ci sono inediti ma un giallo di attribuzione - ci dice Berti - e per il lavoro intenso che c'è stato dietro quest'opera, dobbiamo ringraziare anche il sostegno di UBi Banca Popolare di Ancona".
"Merito del Calamandrei - conclude Fedeli - è stato non solo ripubblicare queste schede ma anche poterle attribuire ad Antonicelli. Interessante è notare come Pastonchi ci mette le mani, con piccolio interventi sul testo, ma soprattutto con la sua sigla, come fossero sigilli d'autore"

( dalla "Voce della Vallesina" del 14 dicembre 2008)

 

Lucilla Niccolini
LE SCHEDE RITROVATE

Una premura editoriale, quella del Cenrto Studi Calamandrei, che è stata premiata dalla sorte , come sempre in agguato dietro le porte del consueto, nei ripostigli che credevamo già esplorati. In sintesi: la nobile associazione di Jesi pianifica di pubblicare - per i Quaderni di cultura economica, politica e sociale, ormai alla vigilia della presentazione alla stampa - le schede autografe che Franco Antonicelli, filologo e letterato insigne, nonchè antifascista perseguitato dal regime, di cui il Centro ha l'eredità 
Erano scritte per il Dizionario delle opere e dei personaggi edito da Valentino Bompiani dalla fine degli anni '30 al  '68. L'incarico di curare la pubblicazione è affidato a Paolo Fedeli, jesino, docente dell'Università di Bari, latinista di rara sensibilità ed onestà intellettuale. Ed ecco che nel corso dei lavori di editing, il professor Fedeli si avvede che se da una parte il maggior numero delle schede, vergate con grafia precisa e con ispirata capacità critica, risulta pubblicata nel Dizionario, siglate dall'autore, ne restano parecchie apparentemente inedite. Parliamo di schede relative alle opere minori ascritte alle origini della Letteratura Italiana, come il Novellino e il Cantico di Frate Sole, ed ai principali personaggi della Divina Commedia, scritte dall'Antonicelli nel suo buen retiro di Sordevolo in Piemonte negli anni della guerra, tra il '39 ed il '41. Perchè, si chiedeva Fedeli, non erano state tutte pubblicate? Pochi chiari i motivi della loro esclusione. E dunque, che era successo a impedirne l'inclusione?
Al professor Fedeli non è riuscito difficile venire a capo del piccolo caso, nonostante con esiti del tutto impensabili. A scorrere le voci del Dizionario Bompiani corrispondenti, infatti, è risultato immediatamente evidente come, sebbene sotto altra sigla, quelle schede fossero effettivamente state pubblicate. Ma come, a firma di chi?
La sigla F.P. che si legge è quella di Francesco Pastonchi.
Non illustrissimo poeta ligure, torinese di adozione, il poeta, di un quarto di secolo più anziano dell'Antonicelli, figura dunque come firmatario di testi che l'evidenza paleografica attribuisce al Nostro. Che era successo? Pastronchi ed Antonicelli erano amici e sodali, nonostante la differenza di carattere: tanto schivo ed essenziale il secondo quanto vanitoso e mondano il primo. Quando il Dizionario fu dato alle stampe, evidentemente Antonicelli, o per motivi editoriali (quella di Pastronchi poteva rappresentare una consulenza prestigiosa per Bompiani) o di dedizione e solidarietà amicale del più giovane nei confronti del più anziano intellettuale, passò parte del suo lavoro al poeta, lasciò che gli fossero attribuiti. Anzi, il Pastonchi vi apportò alcune modifiche inessenziali, quasi a volervi lasciarvi un segno purchessia.
Un giallo, resta il motivo della concessione. Non spiegabile se non con la disponibilità di uno studioso, l'Antonicelli, che alla perizia critica e alla facilità di elaborazione, dimostrò di unire (dote testimoniata dal ricordo che ha lasciato della sua persona) una straordinaria umanità, una generosità di se e del suo lavoro, così rara negli intellettuali innamorati della propria intelligenza e della propria firma.

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dal "Corriere Adriatico" del 05 dicembre 2008

Casi editoriali/2

Carlo Carena
IL SEGRETO DI PASTONCHI
E' capitato ad un filologo classico come Paolo Fedeli d'imbattersi in una vicenda editoriale di letteratura contemporanea che avrebbe allettato chiunque.
Nell'archivio del Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi è conserevato un fondo di carte di Franco Antonicelli, il raffinato letterato, scrittore, critico, che brillò nella Torino fra le due guerre e del dopoguerra per la cultura ed il garbo e vi ebbe un peso nell'editoria e nella politica. Studente anch'egli al D'Azeglio, poi laureato in Lettere r Giurisprudenza, incarcerato come crociano e confinato come membro di Giustizia e Libertà, apprezzò Carducci, fu incline a Pascoli e D'Annunzio, soprattutto amò la musa di Gozzano e quella sua aria, appunto, torinese e piemontese gentile, galante e un po'  molle. Verso la fine del '39 incominciò a schedare alcune operette della letteratura italiana delle origini per conto del Dizionario delle opere e dei personaggi Bompiani, anch'egli uno di quei "circa cinquecento collaboratori, scelti fra gli studiosi più autorevoli che vanti oggi l'Italia" come si legge nel primo degli otto celebri tomi ,apparso nel '49.
Le voci di cui si trova la redazione manoscritta a Jesi sono 44 e vanno dall'iscrizioni ferraresi del m5a Folgore da San Gimignano, dai Fioretti di San Francesco al Novellino, dal Dies irae e Stabat Mater a "Ben venga maggio" , dalla Favola di Orfeo e dalle Stanze del Poliziano al Trionfo di Bacco e Arianna del Magnifico ecc. Notevole lavoro, eseguito, come risulta dalle date in calce e in testa, durante la villeggiatura a Sordevolo, sulle Prealpi fra Biella e Ivrea, fra il settembre e il dicembre del '39, poi nella primavera-estate del '41, a volte sin a cinque schede in un giorno solo; cui sono da aggiungere altr 17 dedicate negli stessi giorni del '39 a personaggi della Divina Commedia, poi rimaste escluse dall'ultimo tomo, assai più tardo, del Dizionario.
Ma il bello è questo. Verificata la presenza di questi testi manoscritti nel luogo di destinazione, il Fedeli ha scoperto che durante il tragitto essi hanno cambiato paternità: Nel Dizionario la maggior parte delle schede sono infatti firmate Francesco Pastonchi . 
Ligure come ricorda Fedeli, allievo di Grafe Torino, Pastonchi ricopriva la cattedra del maestro, chiamato nel '35 per chiara fama; e quattro anni dopo entrava anche nell'Accademia d'Italia. Più che studioso, era poeta dai diciott' anni, nel 1892, in cui aveva pubblicato la prima raccolta delle Saffiche alle successive e faòose Italiche nel 1902 e al Randagio nel '21; frattanto collaborava con altrettanto famosi, per elegamza e aulicità classica, elzeviri al Corriere della Sera.Dominava l'Università dall'alto di uno stile sublimato nelle letture di poesia dantesca, e la città dall'alto della sua persona coltivata e solenne, la voce e i gesti vellutati. Certo non era personaggio da impegnarsi con costanza alla stesura di un materiale di servizio come quello richiesto e necessario per un dizionario, ed è difficile immaginarlo in meditazione sul Dies irae. Eppure il secondo volume del Dizionario Bompiani riproduce a firma F.P., dopo alcune righe informative, esattamente la scheda antonicelliana, confacente, bisogna riconoscere, all'animo e alla dizione del firmatario: "il severo martellato ritmo delle sue strofe ternarie e monorime di ottonari e ottonari a un'ansia e una forza selvaggia. Il peccatore è terrificato dall'immaginazione del Giudizio Universale antica visione di profeti e sibille [ nel testo Antonicelli testimoniato dall'antica voce di profeti e sibille], del mondo incenerito - del sedersi di Cristo ( "la mimica podésta [podestà in Antonicelli] lo chiamerà Dante).....".
Il raffronto fra le stesure antonicelliane e quelle a stampa, e le ipotesi sull'autore delle variazioni (Pastonchi stesso in un sussulto almeno di verifica o - più probabilmente - la redazione?) può risultare davvero divertente. Quanto alle ragioni del travestimento, non c'è che da ipotizzare, come fa lo stesso Fedeli, l'amcizia fra i due, descritta anche da Norberto Bobbio in "Franco Antonicelli ", del '92, con un certo stupore non solo per la differenza d9i età ma più per l'antitesi delle personalità: senonchè Francesco "era un uomo affabile" e Franco aveva "un vivo senso dell'amicizia" generoso e disinteressato, ne godeva quando l'altro " lasciava cadere la maschera del personaggio importante". Certo Franco avrà goduto di sentire da Benedetto Croce nei loro incontri di villeggiatura sulle stesse colline del Canavese, documentati nei diari di Antonicelli stesso ora essi pure a Jesi, che le "cronache" di Pastonchi sul "Corriere" destavano il suo interesse perchè, commentava il filosofo napoletano, il poeta e letterato ligure " fu il primo a prendere in considerazione la forma, il che allora non si faceva", e scriveva "con buon gusto certi versi".

(da "La Domenica " de "Il Sole - 24 ore" del 15 marzo 2009)