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Paolo Barone - Cristiano Berti - Ugo Castagnotto
MEMORIAL
(pag. 72 - marzo 2004)

 

 

 

 

 

<MEMORIAL>, L'IMPOSSIBILE FEDELTA DELLA STORIA
editoria - Un libro fotografico di Cristiano Berti racconta i luoghi dove furono uccise 19 prostitute

C'è lo snodo autostradale con i camion ripresi in velocità che punteggiano il guard-rail, un prato selvaggio che costeggia un sentiero sterrato, un garage metropolitano, una fabbrica abbandonata dalle mura scrostate e abbrustolite dal tempo, uno scorcio lacustre: l'acqua è immobile, uno specchio per le nuvole del cielo. Immagini dove l'assenza umana è l'unico oggetto che si dà in tutta evidennza, inquadrature su fantasmi.
Da questa collezione di (non) luoghi, colti tra paesaggi naturali ed industriali, Cristiano Berti (Torino, classe 1967) ha messo su una personalissima pinacoteca. E' Memorial , mostra e poi libro (per le edizioni del Centro Studi Calamandrei di Jesi, testi di Ugo Castagnotto e di Paulo Barone), che pedina la cronaca nera da un'angolatura inedita. Berti, infatti, ha ricostruito una specie di cimitero en plein air fotografando
19 luoghi del delitto. Tra il 1993 e il 2001, nella provincia di Torino sono state uccise altrettante prostitute. I loro cadaveri sono stati ritrovati proprio dove indugia l'obiettivo di Berti, individuati attraverso una ricerca sulle fonti scritte (gli articoli usciti sui quotidiani locali) e con l'aiuto di testimoni oculari.
Ogni scatto fotografico, da solo, non documenta nulla se non un paesaggio, anonimo, il racconto sta altrove, dietro, oltre le apparenze. Non è una ricognizione necrofila, piuttosto un gioco, un rebus che interroga la realtà, la concretezza dei fatti. La sottrazione del piano narrativo non svuota di significato ciò che si vede. Anzi riconsegna alla sua atmosfera tenebrosa quel set di delitti. E' una materializzazione dell'assassinio che induce a una pietas.
In un altro lavoro dal titolo Sweet Home, Berti coniug le immagini di salotti da rivista di design ai diagrammi di rilevazione del radon, un gas radioattivo naturale presente ovunque. "Lo stile sta nel modo in cui si nasconde la realtà - scrive Castagnotto - e l'arte costruisce una nuova evidenza. il piacere estetico come involucro materiale di un contenuto tragico diventa profondamente imbarazzante. L'artista ci toglie l'imbarazzo sottraendo il contenuto non documentabile...". Per Paulo Barone, nonostante le intenzioni specifiche, ancorate a vicende vissute, siamo nel campo dell'assoluta infedeltà: di sguardi, parole, momenti che si trasformano in metafore del naufragio umano. " Il processo temporale - ovvero il tempo travestito da processo - si ritrova di colpo privo di qualunque credibilità".
E quelle immagini di Cristiano Berti serial-paesaggi che non possiedono alcuna autonomia perchè intrisi di storia, di cronaca, finiscono per rappresentare soltanto una inevitabile sparizione, una relazione che manca, un ricordo tradito. Si può allora fotografare un canneto dove è morta, uccisa, una donna che si prostituiva e cercava di orientarsi nella vita. Ci si può inoltrare nella penombra di un boschetto per piombare oltre l' ordinario, per spostare la propria esperienza, per rincorrere un (impossibile) stato di fedeltà e di innocenza del mondo.
Arianna Di Genova

(dalla pagina della Cultura de "il manifesto" del 23 giugno 2004)