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Erika Rosenthal Fuà
GIORGIO FUA' GLI ANNI DELLA FORMAZIONE
(pag. 141 - agosto 2001


 

 

 

(quarta di copertina)

"... La storia di Giorgio che pubblico quì, parte dai bisnonni, si sofferma sui nonni e sulla villa al Pinocchio ed entra con maggiori dettagli nelle vite dei genitori per inquadrare compiutamente l'ambiente di origine: Ho voluto evidenziare tutto quello che Giorgio ha avuto in dono dal suo destino che, oltre ad averlo dotato di una intelligenza superiore alla media e di un fisico forte che gli ha permesso di affrontare tranquillamente periodi di iperattività e di disagi, lo ha fatto nascere in una famiglia benestante di grandi tradizioni culturali e morali che, dopo averlo educato e formato, gli ha potuto concedere studi lunghi e la scelta di una carriera poco redditizia e di una moglie squattrinata. Proseguendo, ho potuto individuare quello che ha fatto Giorgio stesso per sviluppare al massimo le sue potenzialità. Per tutta la vita è stato fedele al principio etico secondo cui una persona superdotata non può farsi merito di quanto ha avuto dalla sorte, ma deve usare le proprie doti a vantaggio della società, che significa nel suo caso, coinvolgere molti altri nella sua ricerca e trasmettere il proprio patrionio etico-culturale ai giovani che possono proseguire sulla stessa strada, dopo di lui..."

Erika Rosenthal è nata a Vienna il 30 marzo 1919 da Isidor, di famiglia ebraica di Istanbul e la bulgara Wesselina Pissareva. Dpo un viaggio in Persia nell'agosto 1921 Isidor si stabilì a Milano, dove aprì un ufficio di esportazione di tessuti italiani in Medio Oriente. Erika si laureò nel 1940 in lingue straniere. Nel 1942 fu assunta da Adriano Olivetti come segretaria della Casa Editrice Nuove Edizioni Ivrea, che qualche mese dopo assunse anche Giorgio Fuà. Alla fine dell'anno l'ufficio fu trasferito ad Ivrea. Nell'agosto del 1943 Erika e Giorgio si fidanzarono e il primo settembre andarono in vacanza ad Ancona dove furono bloccati dall'armistizio dell' 8 settembre. Si sposarono segretamente e, per sfuggire ai nazisti, si rifugiarono prima nella campagna marchigiana e poi in Svizzera. Il 13 luglio 1944 nacque a Lugano Silvano: Tornarono in Italia il luglio del 45 e dopo un breve periodo a Ivrea si trasferirono a Roma dove nacquero Daniele e Lorenzo. Si trasferirono a Ginevra nel 1950, tornarono a Roma nel 54 per poi stabilirsi nel 1960 nella villa al Pinocchio di Ancona. Erika fu per trent'anni insegnante di inglese presso l'Istituto professionale del Commercio, poi consigliere dell' IRRSAE Marche e insegnante d'inglese alla Facoltà di Economia. A settant'anni si mise a scrivere prima su Lingua e Cultura e poi la storia della sua famiglia.
Giorgio Fuà morì il 13 settembre 2000.

da "La Repubblica"
cultura
del 17 settembre 2001

LA VITA DI GIORGIO FUA' NEI RICORDI DELLA MOGLIE

C'era già il puntiglio metodologico dello studioso nei primi scritti di Giorgio Fuà, adolescente felice nell'Ancona borghese e ovattata degli anni trenta: Il futuro economista disquisiva, in appassionati articoli per Diana venatoria, di filosofia cinofila, di bracchi, spironi e cocker, una passione quella per i cani e la caccia che lo accompagnerà per il resto della vita. Ci sono anche questi aspetti, intimi, raccontati con leggerezza, nel libro di Erika Rosenthal Fuà, moglie dell'intellettuale scomparso il 13 settembre dello scorso anno.
Lettere inedite spedite dall'economista alla mamma Elena Segre, tra il '37 e il '43 , s'intrecciano con i ricordi dell'autrice e si fondono in un racconto che, inevitabilmente, si trasforma anche in un contributo alla biografia intellettuale di Fuà.
Scorrono tra le pagine il soggiorno nella comunità quacchera di Ginevra, l'incontro con Adriano Olivetti alle Nuove Edizioni Ivrea (dove conosce anche Erika, allora segretaria della casa editrice), le letture economiche, gli incontri con l "Einaudi tedesco" Wilhelm Roepke, i primi contatti con Breglia, Gustavo Del Vecchio e Demaria. Si colgono presagi sullo scetticismo nei confronti delle "cifrette" e la denuncia delle loro insidie nel lavoro dell'economista che invece - come scriveva già in un quadernetto di appunti universitari - deve rivolgersi ai bisogni e ai problemi sollevati dalla storia.
Roberto Petrini