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Fondazione G.E. e V. Modigliani
L'ALBUM DEI VOLTI E DEI RICORDI
Pensieri, immagini, , ricordi di Vera Modigliani
attraverso le fotografie dell'esilio

(pag. 160 - novembre 1999)

 

 

 

da " il Sole 24 Ore" di Domenica 6 febbraio 2000
Cultura e Società

MODIGLIANI, ALBUM DI UN ESILIO

In momenti in cui la parola socialismo si svaluta a diventa oggetto di schieramento pro o contro la persona di Bettino Craxi, oppure diventa discorso sul tramonto delle ideologie e la fine dei partiti di massa, ecco, in questi momenti, sfogliare un album fotografico sul movimento socialista e sulle persone che lo hanno reso protagonista del Novecento restituisce valore ad una lunga tradizione. Diversamente, richiederebbe di cadere nell'oblio. Il Centro Studi Calamandrei ha recuperato le tappe dell'esilio di Vera e Giuseppe Emanuele odigliani. Sono gli anni che si snodano dal 1926 al 1944. Ogni fotografia viene accompagnata da pagine d9i diario tratte da Esilio, il volume che Vera iniziò a scrivere nel 1940 a Marsiglia e che fu pubblicato nel 1946.
Troviamo la "Popote", il ritrovo parigino dell'emigrazione socialista e tanti personaggi che si affiancano ai coniugi e che trovano nell'uomo dalla folta e lunga barba il patriarca e continuatore della frande famiglia di Turati e Treves.
Da Parigi a Zurigo, da New York a Buffalo un continuo peregrinare per la causa della libertà e della giustizia. Uno spaccato di vita e di ricordi palpitanti perchè nati nella dedizione e nella fiducia negli ideali umanitari. Accurata la scelta delle immagini. Brevi ma ricche di notizie la prefazione di Gaetano Arfè e l'introduzione di Luisa Montevecchi. In appendice un indice con brevi profili di tutte le persone citate.
Luisa Montevecchi e Viviana Simonelli (a cura di) "L'album dei volti e dei ricordi", Quaderni del Centro Studi P.Calamandrei, Jesi (An), pagg.160, s.i.p. - Il volume sarà presentato alla Biblioteca della Camera dei Deputati a fine febbraio.


 

da il
"d i a r i o
della settimana"
anno V numero 6
del 09.02.2000

 

In un catalogo, foto e ricordi del fratello più grande di Amedeo Modigliani, nonchè fraterno compagno di lotta di Filippo Turati

Menè, socialista autentico


Amedeo Modigliani (1884-1920). il pittore, era il più piccolo dei fratelli, e il primogenito lo distanziava di 12 anni. Si chiamava Giuseppe Emanuele, lo chiamavano Menè, era nato anche lui a Livorno (famiglia ebraica con madre francese), e per Amedeo era stato anche un modello dei suoi disegni di formazione: ecco il suo ritratto qui a fianco. Quando Amedeo moriva a Parigi, nel 1920, Menè era l'altro Modigliani di primo piano: avvocato, giornalista, socialista, fratello di idee e di lotta di Filippo Turati e Claudio Treves, deputato dal 1913.
Riformista vero, rivoluzionario, se volete, sui fronti più diversi: insieme a Salvemini per il suffragio universale, come estensore del primo contatto nazionale di categoria dei bottigliai, della cui federazione era presidente; come protagonista, a Montecitorio, della battaglia per la pace "senza vinti nè vincitori". E poi, compiuti i 50 anni (1922, anno orribile della "marcia"), antifascista sulla breccia: era legale di parte civile nel processo per il delitto Matteotti. Dal 1926 esiliato per quasi 20 anni. In Francia, Stati uniti, Svizzera. In tutti quei paesi, e nei loro luoghi più pubblici, o più di militanza, al Madison Square Garden di New York come al Centro Engels di Buffalo, una formidabile figura itinerante di oratore.
Menè era anche un colpo d'occhio, per quella barba che Amedeo aveva stilizzato sul foglio, facendone però già intravedere più caratteri evocativi: barba marxiana, profetica, libertaria, scegliete voi. Un bel catalogo ve lo fa conoscere o riconoscere: è L'album dei volti e dei ricordi, cioè dei pensieri, immagini, ricordi di Vera Modigliani Funaro (la moglie di Menè) attraverso le foto dell'esilio. Lo hanno curato Luisa Montevecchi e Viviana Simonelli, è stato pubblicato dal Centro Studi Piero Calamandrei con il contributo dell'Automotive Products Italia. Qualche settimana fa, "l'eredità socialista", e la storia secolare di quel partito sono state, come sapete, molto citate: dimenticatevi di tutte quelle scene, o scenate: Anzi, guardando le foto di Menè (morto nel 1947, dopo aver aderito alla socialdemocrazia di Giuseppe Saragat), calcolate pure la vera storia del Partito Socialista in 84 anni: dal 1892 al 1976.

ANDREA JACCHIA