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Augusto Monti
LA BELLA VELURINA
(favola antica con comodità moderne)
(pag. 72 - giugno 1999)

 

 

 

(quarta di copertina)

 

La storia della Velurina purtroppo nello stile appar maculata di letteratura, più preziosa, forse più ricercata, e comunque dentro al racconto, confusi fra di loro e magari non fusi, si rinvengono elementi disparati, gli antichi eterni motivi fiabeschi, le reminiscenze storiche-geografiche, i ricordi della Grande Guerra, le animosità politiche e perfino gli echi anche troppo recenti delle letture classiche fatte in scuola con i miei scolari di quando "facevo latino e greco". Però anche con questi difetti, la favola della Bella Velurina io le voglio un gran bene… Devo a lei - è la prima volta che lo racconto - se tanti anni addietro io ripresi a scrivere (forse a vivere) dopo un lungo periodo di chiuso e disperato silenzio… Così in un altro dei favolosi raccontari di Papà, a Ponti, nelle Langhe, i bovi che avevan perso il ruminare, affidati alle cure del maniscalco, non ancora veterinario, Pietro Caccia, riuscivano a rimettere in movimento l'omaso per effetto del "masticatore", l'invenzione del buon Caccia, una specie di museruola prolungata recante in cima una fetta di lardo rosato, che, fiutato, appetito ma non raggiunto neanche con la paura della lingua della bestia, risvegliava ad essa le intorpidite funzioni del digerire.

Augusto Monti

 

 

 

Augusto Monti , nato a Monastero Bormida
il 28/8/1881,morto a Roma l' 11/7/1966.
Scrittore e pedagogo, insegnò e fu preside del Liceo d'Azelio di Torino dove formò studenti come Leone Ginsburg, Cesare Pavese, Vittorio Foa, Massimo Mila.
Militante antifascista, collaborò alla "Rivoluzione liberale" di Piero Gobetti, subendo anche una condanna al carcere (1935).
Oltre a saggi di pedagogia come "Scuola classica e vita moderna" (1923), scrisse la trilogia "Le storie di papà" (1929-1935), apprezzato da Benedetto Croce, "Vietato pentirsi" (1956) e "I miei conti con la scuola" (1965) bilancio della sua esperienza di insegnante.

 

 

 

 

 



da di Martedì
17 luglio1999

UN LIBRO AL GIORNO

Ecco Velurina, favola ingenua di Augusto Monti
il professore che sapeva educare i geni


Giovanni Tesio

Augusto Monti è stato il professore della retata in cui nel maggio del '35 caddero a Torino Massimo Mila, Vittorio Foa, Cesare Pavese, Giulio Einaudi, Michele Giua, tutti allievi suoi al liceo "D'Azeglio". Quello che il giorno prima dell'arresto andò al cinema a vedersi A noi la libertà di René Clair. Quello che venne condannato per antifascismo nel febbraio dell'anno dopo a cinque anni e un mese di carcere (ne nacquero le splendide Lettere a Luisotta, la figlia, che Einaudi ha pubblicato alcuni anni fa e che fanno bella compagnia a quelle più recenti di Foa, a quelle appena uscite di Mila).
Augusto Monti è stato, si, un maestro di scuola classica e vita moderna. Ma è stato anche uno scrittore estroso, autore di un libro-epopea difficilmente definibile come i
Sansossì, un po' romanzo di formazione. Uno scrittore capace di stringere in parallelismi e clausole un ritmo scritto con voce stilisticamente scapigliata: quella che Mila chiamava, con la solita intelligenza critica, "scrittura d'ascolto". Dopo le ristampe dei libri maggiori fatte dall'editrice cuneese L'Araba Fenice, l'ultima occasione di ascoltare la voce di Monti è ora offerta dal Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi, che ripropone l'ultima delle cinque fiabe comprese nel volume Le storie di papà pubblicate da Einaudi nel '64 nella collana per ragazzi. Passati trentacinque anni La bella Velurina
torna dunque a farsi leggere in una edizione non venale, che sarà distribuita nelle scuole e che proprio per questo avrebbe richiesto qualche cura di più.
Perché, ad esempio, non ristampare in appendice l'
Avvertenza che Monti premise a Le storie di papà? Due paginette che spiegano come quelle "favole" fossero nate dalla bocca di volta in volta patetica, comica o eroica del padre e come invece proprio La bella Velurina fosse stata registrata dalla memoria di un parabolano di cui racconta più intensamente un'altra operetta, Val d'Armirolo, ultimo amore
, pubblicata postuma. Nome del personaggio: Giovanni Gontero. Soprannome "Tofo giuramento": Uno dei montanari più antichi della remota Val sangone dove il professore trascorse per qualche tempo le vacanze estive.
Di quell'origine resta nella fiaba il toponimo "Inghildone" e resta appunto l'intercalare "cristoforo giuraddio". Per il resto la storia vive di dettagli. Racconta di tre figli gemelli del re Belorso, uno cacciatore, l'altro guerriero e il terzo boscaiolo, che vanno tutt'e tre in cerca di un'unica donna, la bella principessa Velurina, figlia a sua volta di un re quanto mai geloso e protettivo: E racconta, nella più classica delle funzioni proppiane, che a innamorare Velurina è naturalmente il terzo dei gemelli, Azzolino, il più spontaneo e furetto.
Sul più semplice dei telai Monti agita le spole dei costrutti arditi e delle parole gustose, parlando di fame e sete, di eccessi corporali che vira in gioco, in malizia, in risata. Come nel caso dei tre segugi di Azzolino che si chiamano il Sannuto, Laspugna e il Ventoso, in grado il primo di sbafarsi imperterrito per prova tutte le bestie delle scuderie reali, il secondo di bersi tutto il vino, il terzo di respingere con una sola grande scorreggia un inseguimento proditorio di caravelle. C'è di meglio per annegare nel buonumore la più compunta delle possibili morali?

Augusto Monti La bella Velurina
Ed. Centro Studi Calamandrei
70 pagine s.i.p.