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Eventi 2011
A quarantanni dall'uccisione PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabio   
Giovedì 16 Novembre 2017 14:31

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A quarant’anni dall’uccisione.
Casalegno, impegno e coraggio per lo stato democratico


Paolo Borgnagiovedì 16 novembre 2017

Tra le tante lapidi a vittime di mafia e terrorismo che punteggiano la storia della nostra Repubblica, ve ne sono alcune che più colpiscono perché riguardano uomini che videro la morte venir loro incontro e, ciononostante, non mutarono la loro condotta. Penso all’avvocato Giorgio Ambrosoli che, avendo ricevuto numerose concrete minacce di morte, rifiuta ogni possibile piccola compromissione e tenacemente si oppone al «progetto di sistemazione della Banca Privata Italiana». A Fulvio Croce, avvocato civilista torinese che a settantacinque anni accetta l’ufficio di difensore dei brigatisti rossi i quali, per questo, lo avevano «condannato a morte» e lo assassineranno sotto il suo studio.

Al magistrato Rosario Livatino, che chiede che proprio a lui venga affidata una pericolosa indagine di mafia perché è «l’unico tra i sostituti procuratori a non avere famiglia». Alle ultime settimane di vita di Paolo Borsellino e di Marco Biagi. A don Pino Puglisi, assassinato davanti casa, nel quartiere Brancaccio di Palermo, dove cercava di togliere linfa vitale alla mafia, educando i ragazzi; e dove viveva senza alcuna protezione. Carlo Casalegno apparteneva a questa cerchia di cittadini esemplari: che ogni giorno svolgono il loro lavoro con coscienza; che vivono spesso appartati, ignorando le luci della scena. E poi, a volte, all’improvviso, di fronte a una scelta drammatica, non cercata ma neppure elusa, passano, senza distacco, dalle loro vite tranquille e ordinate all’eroismo e alla tragedia. Casalegno è del 1916. Laureato in Legge, appassionato di Cavour e aperto alla cultura europea, nel 1942 partecipa alla costituzione del Partito d’Azione a Torino. Collabora al quotidiano 'Italia libera' e poi a 'GL'. Nel 1947 entra alla 'Stampa'. Nel 1968 ne diventa vicedirettore.

Ai tempi della direzione di Alberto Ronchey, nel 1969, inizia una sua rubrica che titola 'Il nostro Stato'. C’è, in quel titolo, l’essenza dell’uomo Casalegno: l’idea che lo Stato democratico, conquistato dalla generazione della Resistenza, va costruito e migliorato con il lavoro tenace e paziente di tutti i giorni. La sua visione è precisa: forte accentuazione delle autonomie locali, che spezzino «le strutture arcaiche del nostro Stato napoleonico», ma salvaguardino e anzi rafforzino l’unità nazionale: «Il Settentrione non troverebbe una scorciatoia verso il rilancio in un isolamento egoistico. La lotta della Padania contro la Borbonia non servirebbe né all’una né all’altra parte», scrive nel 1975, quattordici anni prima della nascita della Lega. Quando scoppia il ’68, Casalegno è molto interessato a capire quello che sta succedendo nelle Università. I suoi editoriali sono ispirati all’idea di un attento dialogo con quanti reclamano cambiamenti della società.

Ma in nessun momento egli indulge in comodi cedimenti. Nel 1969, nel pieno delle lotte studentesche e del fenomeno del '18 politico', scrive un impegnato editoriale che tesse le lodi del merito: «Quest’ondata di proteste ci appare inquietante per lo stato d’animo da cui nasce: il rifiuto del principio stesso di prova. Si tende sempre di più a vedere l’indulgenza come un obbligo, la promozione come un diritto; a negare la validità dell’esame, a respingere i criteri di selezione». Questo rigore si accentua con l’insorgere del terrorismo. Nei suoi editoriali Casalegno è inflessibile nell’indicare la necessità di tagliare le complicità e le radici della lotta armata.

E insiste sulla necessità di cogliere sempre la linea di distinzione tra espressione di un’opinione, che per quanto estremista va comunque salvaguardata, e la vera apologia di reato, che invece va costantemente perseguita. Casalegno non partecipa mai, come altri giornalisti, a quella che Giorgio Bocca – parlando di se stesso, anni dopo, con cruda onestà intellettuale – chiamerà la «partita dell’astuzia e della sopravvivenza», in cui il giornalista, pensando alla propria pelle, giocava sulla vanità dei terroristi, diventando per loro un «riferimento indispensabile e, come tale, […] più utile da vivo che da morto». Al contrario, Casalegno, condanna senza appello queste ambiguità.

Dirà di lui Bocca: «Leggendolo mi tormentavo […] nel capire che così lo aspettava la morte» ('Il Provinciale' p. 269). Nel settembre 1977, lui, editorialista di punta, chiede al direttore Arrigo Levi di andare a Bologna per seguire il convegno di tre giorni del movimento e dei gruppi dell’autonomia operaia. Vuole «avere le idee più chiare, per capire e per dialogare, o per scontrarsi». I collaboratori e i dissociati ci diranno, nei processi che anni dopo saranno celebrati, che quel convegno fu un vivaio cui i terroristi delle Br e di Prima Linea attinsero per reclutare nuovi militanti. Casalegno lo capisce e torna da Bologna ancor più convinto che la battaglia contro il terrorismo vada condotta con processi più rapidi e non accettando mai «un’involuzione autoritaria o la pratica della controviolenza ».

Perché la rinuncia alla democrazia, nel voler difendere la democrazia, sarebbe la vera vittoria politica dei terroristi. Bisogna piuttosto applicare le leggi che ci sono, assumersi ciascuno le proprie responsabilità, non tirarsi indietro, codardamente, di fronte alla violenza e alla sopraffazione. Casalegno è, insomma, uno di quei democratici che avrebbero voluto rendere più efficiente, più moderna e più vicina ai cittadini, la nostra democrazia; che vorrebbero «ridare credibilità democratica e progressista allo Stato». Per i terroristi, è il peggiore dei nemici. Al processo per il suo omicidio si saprà che l’articolo che lo ha condannato a morte, convincendo gli assassini brigatisti a sparargli in testa anziché alle gambe come avevano programmato, è un pezzo di taglio basso titolato «Non occorrono leggi nuove, basta applicare quelle che ci sono – Terrorismo e chiusura dei covi».

Gli sparano quattro colpi in faccia, alle ore 13,40 di mercoledì 16 novembre 1977, nell’androne della sua casa di corso Re Umberto 54, dove sta rientrando per pranzo. Morirà quattordici giorni dopo, al termine di una lunga agonia. La sera stessa dell’agguato, nel cuore di Torino, il sindaco Diego Novelli e il direttore del suo giornale Arrigo Levi parlano sul palco a una piazza San Carlo gremita come da tempo non si vedeva. Levi conclude tra gli applausi: «Questa è ancora una città. Essere città è essere civiltà, è mantenere il senso della propria identità. La città non è soltanto questi bellissimi portici, questo monumento, i palazzi e i parchi. La città è gente... Dico ai giovani: proteggete questa società democratica, perché al di fuori di questa c’è solo il disastro».

 

 


Castelfidardo - stabilimento Somipress - sabato 21 dicembre 2013

 

SO VOLARE
da un'idea di gian franco berti
tratto da
parolepotere

con Lucia Palozzi, Simone Guerro e gli Onafifetti

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Sirolo - Teatro "Cortesi" - sabato 10 agosto 2013


apertura stagione teatrale "Sipario Aperto - Franco Enriquez"

il Centro Studi "Piero Calamandrei"
in collaborazione con
Diremare Teatro
nel 50° anniversario della morte dell'autore

presenta
di Beppe Fenoglio

LA PAGA DEL SABATO

adattamento e regia di
Alessandro Varrucciu
con
Francesca Uguzzoni
Silvia Uguzzoni
Alessandro Varrucciu

e con
gli Onafifetti

replica: Jesi - Teatro Pergolesi - Venerdì 28 marzo 2013
Fondazione Pergolesi Spontini / Stagione Teatrale 2013-2014

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Jesi - Teatro "Valeria Moriconi" - sabato 20 aprile 2013


il
Centro Studi "Piero Calamandrei"

in collaborazione con il
Circolo di Cultura Politica "Sandro Pertini"
ed il Centro Studi Marchigiani "Ugo La Malfa"

presenta
Teatrotello.it

in
L'ESTATE DI SAN MARTINO DEL  '14
di Stefano Cerioni

regia di
Gianfranco Frelli

con Luigi Bini nella parte di Benito Mussolini
e Massimiliano Bedetti nella parte di Filippo Tommaso Marinetti

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Jesi - Teatro "Valeria  Moriconi" - venerdì 25 gennaio 2013


Centro Studi Piero Calamandrei

in collaborazione con
Comune di Jesi e Osservatorio Civico


LA CITTA CHE NON C'ERA

racconto molto personale del processo
che ha rilanciato l'immagine
e lo sviluppo della città di Torino

CESARE ANNIBALDI
intervista
FIORENZO ALFIERI
autore de "La città che non c'era" ,
libro che verrà promozionato nella serata

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Sirolo - Teatro "Cortesi" -  domenica 19 agosto 2012


assegnazione

PREMIO ENRIQUEZ 2012
città di Sirolo
"per la comunicazione teatrale di impegno sociale e civile"

al
CENTRO STUDI "PIERO CALAMANDREI "
di Jesi

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Jesi - Teatro "G.B. Pergolesi"- sabato 19 maggio 2012


Il Centro Studi Calamandrei

presenta
PROSCENIO
in

ASSOLUZIONE DI UN  AMORE
di Jean Coti

adattamento e regia
Stefano Tosoni
con
Francesca Tosoni e Stefano Tosoni
voce registrata
Gaia Dellisanti
musiche di
Luciano Matricardi
scenografia di
Stefano Poggi

*
Sirolo - Teatro Cortesi - lunedì 6 agosto 2012 
Porto San Giorgio -  Teatro Comunale - giovedì 31 gennaio 2013
Mogliano (Mc) - Teatro Apollo - sabato 1 febbraio 2014

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Jesi - Teatro "G.B.Pergolesi" - sabato 14 gennaio 2012
Maiolati Spontini - Teatro "G.Spontini" - domenica 15 aprile 2012


da una idea di
Gian Franco Berti

PAROLEPOTERE
un secolo e mezzo di storia di vinti

raccontato da
Chiara Caimmi e
gli Onafifetti
Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè, Mario Sardella
scenografia di
Ilaria Sebastianelli 
drammaturgia e regia di
Simone Guerro

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Jesi - Palazzo della Signoria - venerdì 16 dicembre 2011

 

Centro Studi Piero Calamandrei

Centro Studi Marchigiani Ugo La Malfa
Circolo Cultura Politica Sandro Pertini
Istituto Gramsci Marche
Assessorato alla Cultura Comune di Jesi
Fondazione Cassa di Risparmio di Jesi

presentano il libro
JESI
DAL PAPA AL RE

di Lorenzo Verdolini

introduzione di
Leonardo Lasca
assessore alla Cultura del Comune di Jesi

presentazione di
Paola Magnarelli dell'Università di Macerata
e di Lorenzo Verdolini autore del libro

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Jesi - Teatro "Valeria Moriconi" - sabato 3 dicembre 2011


PROCESSI, PENSIERI e AZIONI

riflessione sui reati associativi
da fine  '800 ad oggi

CONVEGNO DIBATTITO CON
ANGELO D'ORSI
Docente Storia del pensiero politico Università di Torino

MARCELLO MADDALENA
Procuratore Generale di Torino

MAURO MELLINI
Avvocato, già CSM, fondatore di giustiziagiusta

ALBERTO ERNESTO PERDUCA
Magistrato a Torino,
già procuratore alla Corte di giustizia dell'Aia

INTRODUCE
PIETRO MARCOLINI
Assessore alla Cultura della Regione Marche

MODERA
PAOLO BORGNA
Magistrato,  Saggista

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Jesi - Teatro "Valeria Moriconi" - 3 dicembre 2011

 

Il Centro Studi Piero Calamandrei
in collaborazione con il
Circolo di Cultura Politica "Sandro Pertini"


Angelo D' Orsi
docente di Storia del pensiero politico
Università di Torino
presenta

L'ITALIA DELLE IDEE
pensiero politico in un secolo e mezzo di storia
e
Francesca Chiarotto
collaboratrice alla Commissione per l'Edizione Nazionale
degli scritti di Gramsci

presenta
OPERAZIONE GRAMSCI
alla conquista degli intellettuali nell'Italia del dopoguerra

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Torino 28-29-30 aprile 2011


Istituto Piemontese
per la storia della Resistenza e della Società Contemporanea
"Giorgio Agosti"
Fondazione Avvocato Faustino Dalmazzo
Torino 
Centro studi Piero Calamandei
Jesi 

GIELLISMO E AZIONISMO
CANTIERI APERTI

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Torino - Teatro "Gobetti" - 29 aprile 2011


FESTA GRANDE D'APRILE

di Franco Antonicelli
prodotta dal Centro Studi
Calamandrei di Jesi
nella rassegna
FARE GLI ITALIANI - TEATRO
per i 150 anni dell'Unità d'Italia

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