APPUNTAMENTI DI FINE SECOLO

Jesi – Palazzo della Signoria – 10 Maggio 1996
APPUNTAMENTI DI FINE SECOLO
Valentino Parlato (direttore de “Il Manifesto”
Loris Campetti (capo redattore de “Il Manifesto”
interventi di Cesare Annibaldi e di Aroldo Cascia
presentazione del volume
Appuntamenti di fine secolo 
di Pietro Ingrao e Rossana Rossanda

Presentato il libro di Ingrao e Rossanda
LA CRISI DELLA SOCIETA

Ritrovare le ragioni del conflitto e dell’ordine per affrontare la crisi della società contemporanea: è questa la prposta contenuta nel libro 2 Appuntamento di fine secolo” di Pietro Ingrao e di Rossana Rossanda: Ed è su questo che si è sviluppato il dibattito di venerdì pomeriggio al Palazzo della Signoria, nell’incontro con il direttore del “Manifesto” Valentino Parlato e col caporedattore Loris Campetti, organizzato dal Centro Studi Calamandrei.
Se la democrazia nasce dal contrasto di opposte visioni e il mondo d’oggi deve confrontarsi con la sconfitta dei suoi valori di riferimento, l’unico modo per ricostruire è ritrovare i termini dello scontro che fu protagonista, negli anni passati, dell’evoluzione della societa: questo, in sintesi, il pensiero di Ingrao e Rossanda, che Valentino Parlato ha esposto dopo un’articolata panoramica degli eventi di crisi degli ultimi anni.
Si parte da una sconfitta, quella del movimento operaio, dice Parlato: “Essa è arrrivata dopo una crisi capitalistica molto seria, in una situazione difficile nella quale lo scontro di classe sul salario è arrivato a una soglia di non-ritorno”. Nel crescere delle problematiche legate alle fonti d’energia, all’ambiente, il sistema ha saputo rispondere fisiologicamente, perchè nel suo disordine il capitalismo si è adeguato”. “Ha cambiato i modi di produzione, l’organizzazione del lavoro – ha detto Parlato -. Ma è cambiato anche il paradigma fordista, si è spezzato il circolo virtuoso tra aumento della produzione e aunmenti salariali”. Di qui la sconfitta, che nel panorama di una società in continua trasformazione diventa perdita e smarrimento dei connotati culturali un tempo solidi nella loro affidabilità di punti di riferimanto.
Basi da ricostruire, dunque, e non soktanto da sinistra, perchè anche il capitalismo deve confrontarsi con la crisi e con problemi da lui stesso creati. Disoccupazione, lavoro, disordine sono questioni cui porre mano senza aspettare altro tempo. Ma la risposta è necessariamente provvisoria, tale da suscitare l’inevitabile dubbio: ricostruire il conflitto. Si, ma in che modo? E contro chi? Stanno veramente così le cose? Come si può ritrovare lo scontro in una crisi che riguarda tutti allo stesso modo? Il libro, in fondo, non può – e non potrebbe dare – delle vere risposte. Mette però in ordine alcune domande che non si possono eludere. (p.z)

(dal Corriere Adriatico del 12 maggio 1996)

Redazione

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