PAROLEPOTERE un secolo e mezzo di storia di vinti

Il Centro Studi P. Calamandrei presenta da un’idea di Gian Franco Berti

PAROLEPOTERE
un secolo e mezzo di storia di vinti

raccontato da Chiara Caimmi e dagli Onafifetti Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè e Mario Sardella, scenografia di Ilaria Sebastianelli, drammaturgia e regia di Simone Guerro

PAROLEPOTERE si avvale di un montaggio ruvido e in apparenza assurdo, immagini di benessere e di disperazione, di allegra cecità e nostalgica commiserazione. In scena due poli opposti: l’isolamento di una giovane donna e la patetica allegria di un gruppo di anziani.

Questo scontro è mediato dalle parole dei grandi “vinti” della storia della nostra nazione: Gramsci, Foa, Settembrini, i martiri della resistenza. Cosi come loro scrivevano dal carcere, la ragazza guarda il pubblico dalla reclusione nella sua stanza senza pareti, libera di una libertà che la uccide

ICentro Studi Piero Calamandrei di Jesi ha introdotto da alcuni anni nella propria azione culturale il Teatro e i risultati, sostenuti inizialmente dal consenso dei concittadini e dal pubblico delle Marche,   si  stanno proiettano gradualmente sul territorio nazionale  grazie ad una drammaturgia originale, centrata principalmente su temi di interesse sociale. La fiducia accordata dal presidente Gianfranco Berti a giovani di talento, la capacità di creare una rete fra teatri storici, ridanno vigore e speranza a tanti appassionati operatori  di un  settore che, in questi tempi  di crisi, è particolarmente penalizzato dall’indifferenza e supponenza della politica.

GLI INTERPRETI

Chiara Caimmi è la giovane donnaAnconetana, sin dall’adolescenza si interessa di musical e teatro fisico. Dal 2005 prende parte ad incontri di training attoriale e contact improvisation organizzati dall’Associazione Teatro Terra di Nessuno di Ancona ed entra a far parte della compagnia come attrice e danzatrice interpretando Exabrupto, Frattali, Storie di sabbia e di rabbia, con  la regia di Javier Cura. Si specializza nello studio della contact improvisation seguendo corsi e laboratori in particolare con Javier Cura e K.J. Holmes. E’ ammessa ad IFA-Inteatro Festival Academy 2008 e qui segue workshop di Nicola Humpel, Michele Abbondanza, Maria Donata D’Urso, Big Art Group e Benjamin Verdonk; prende parte all’Inteatro Festival 2008 nella sezione “Lavori Pubblici”  creando la performance Cari(ll)on in collaborazione con Valeria Mastropasqua. E’ performer in Napoli. Primo passo nelle città di sotto della compagnia Muta Imago per il Napoli Teatro Festival Italia 2009.

Attualmente gestisce con l’Associazione Teatro Terra di Nessuno il centro artistico-culturale SopPalco di Castelfidardo. Collabora  come interprete con le compagnie Muta Imago (Madeleine) e OHT (Delirious New York.

Gli Onafifetti interpretano i tre uomini anziani che “pascolano” in scena  sull’erba sintetica. Il gruppo storico, fondato nel ’68 da quattro scapestrati giovanissimi, Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè e Mario Sardella ( Carlo Javarone è scomparso recentemente) rimane coeso e attivo fra teatri e cabaret fino ad oggi,  sempre nel solco della satira sociale e politica. Sono gli stessi scapestrati di allora, non più giovanissimi ma carichi di esperienze meravigliose: dalle  frequentazioni con Fabrizio De Andrè e i Gufi, alle esibizioni al Bagaglino di Roma, ai palcoscenici di tutta Italia e trasmettono via via al pubblico divertimento e riflessione ad ogni occasione d’incontro.  Tanti gli spettacoli di canzoni politiche e di protesta, tra cui Per chi c’era e per chi non c’eraE adesso che ci siamo tutti. A cadenza triennale, dal ’90 mettono in scena per il Pergolesi di Jesi  Al Comune mezzo gaudio,  Jesi ridens,  Non si sa mai e Sotto a chi tocca. Tra agli spettacoli più recenti Enduring kabarett nel 2003 per l’ “Altstatdfest a Waiblingen  in Germania dove ottengono uno straordinario successo di pubblico e critica. Nel 2008 festeggiano i 40 anni della loro storia con Si volta pagina. Negli ultimi tre anni partecipano alle celebrazioni per il 150° dell’Unità d’talia con spettacoli sulla resistenza. Al Memorial Galante Garrone presentano La festa grande di Aprile con repliche a Cuneo, Senigallia e TorinoTanti i premi  in carriera, tra cui Il Gufo d’oro, la Bombetta d’argento e tra i più prestigiosi,  il premio Internazionale Federichino d’oro per il cabaret.

Per saperne di più: www.onafifetti.it

IL REGISTA

Simone Guerro è il regista. Ventiseienne,  nato a Chiaravalle, subito dopo aver conseguito la maturità scientifica, sceglie senza esitazioni la strada del teatro. Frequenta i corsi di teatro all’Università La Sapienza di Roma, i laboratori permanenti sul metodo Strasberg al Duse, condotti da Francesca De Sapio e Vito Vinci.  Si forma al mestiere di attore con Michail Znaniecki, Mauro Maggioni, Roberto Giannini e Pepe Robledo. Segue i laboratori Gaston Troian sulle Tecniche del Clown, frequenta i corsi estivi della compagnia Milon Mela, di Abani Biswas (danza Baul, Chow, danze marziali-Kalaripayattu, danza Gotipua), suona e compone musiche nel gruppo Rock-Progressive “Behind the Scenes” con il quale ha inciso il CD The Wizard Garden che ha ispirato la scrittura del testo teatrale Il giardino del mago di Serena Maffia.

Instancabile, in pochi anni consegue esperienze differenziate ma convergenti: da attore interpreta  Metastasiana, Sogno di una notte di mezza estate, Borghese Gentiluomo e Mandragora (Festival delle Nazioni – Città di Castello) con la regia di Michail Znaniecki; Agave, regia di Daniele Boria; Musiche Per Un Treno a Vapore, regia di Roberto Recchia; Morfina Ultima Dea, regia di Serena Maffia; La Brocca Abbandonata, regia di Corrado Mangani; Una Storia Per Tutte Le Tasche, regia di Wanda di Maio; Enrico V, regia di Pippo Del Bono.

E’ il mimo in Ape Musicale, regia di Michail Znaniecki; è il performer in Ascanio In Alba, sempre con la regia di Michail Znaniecki,  in Arch Of Noah, realizzata da YEN a Yerevan (Armenia)  e in Il lavoro Minorile Nella Pesca Murami, regia di Rossella Viti.

In qualità di autore scrive il soggetto de Il Giardino Del Mago ed è il regista dello spettacolo Come i Kamikaze di cui scrive anche soggetto e sceneggiatura. I suoi interessi professionali si orientano sempre più nel sociale e alla sensibilizzazione culturale nelle scuole. Ha svolto laboratori per le insegnanti di scuole materne per l’ETI a Roma ed è Operatore Teatrale della  Rassegna Nazionale di Teatro Scuola organizzata dall’ ATG di Serra San Quirico (AN).

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 www.centropierocalamandrei.it. • info@centropierocalamandrei.it

parolepotere 

” Noi tutto dobbiamo rifare, dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano. Ma soprattutto, vedete, dobbiamo fare noi stessi. E’ la premessa per tutto il resto”.
Giacomo Ulivi, martire della Resistenza morto a 19 anni

Un montaggio ruvido e in apparenza assurdo di immagini di benessere e di disperazione, di allegra cecità e nostalgica commiserazione. In scena due poli opposti. L’isolamento di una ragazza giovane e la meschina allegria di un gruppo di anziani. Questo scontro è mediato dalle parole dei grandi “vinti” della storia della nostra nazione: Gramsci, Foa, Settembrini, i martiri della resistenza. Come loro scrivevano dal carcere, la giovane ragazza guarda il pubblico della reclusione nella sua stanza senza pareti, libera di una libertà che la uccide. I tre uomini, di due generazioni più grandi, pascolano tutt’intorno, in un prato di erba sintetica, cantando canzoni di protesta, celebrando sè stessi senza aver mai combattuto, ignorando la sofferenza che pur sta sotto i loro occhi.

Convivere senza parlarsi, ignorarsi nonostante l’imminenza del disastro.

A 150 anni dall’unità della nostra nazione, la vera unità è ancora da fare: quella delle persone

IL COMMENTO

L’Italia si commuove davanti alla televisione guardando la fiction di Borsellino e poi continua ad insultare i magistrati. L’Italia ha il coraggio di rimpiangere persino Mussolini. L’Italia vive ancora sulla fama degli antichi romani. La “parte adulta e intellettuale” del popolo italiano (gli uomini e le donne che dovrebbero essere di esempio, i cinquantenni e sessantenni, gli unici che in Italia hanno incarichi decisionali all’interno di aziende e istituzioni)  è fermo, emotivamente e fisicamente. Lo tiene in vita una malattia: la nostalgia. Un indefinito stato psicologico di tristezza e rimpianto per quello che (forse) era una volta. (Oltre, ovviamente, all’opportunismo) Anche il modo di vedere il futuro è nostalgico: meglio non cambiare niente, meglio non perdere niente. Una nostalgia che non è motore per ritrovare qualcosa di importante che si è perso, ma un sedativo romantico, lacrimevole e maledettamente falso dietro cui si nasconde la pigrizia di un popolo che ha ancora sviluppato neanche la minima consapevolezza di sè. Ecco perché i tre vecchi sul palco vanno al mare recitando parole di Settembrini. Sono convinti che tutto sia già stato combattuto che non siano chiamati più ad alcuna responsabilità. Una volta che, sotto il sole, coperti da ombrellone e occhiali, hanno ricordato qualche parola lontana (attività prediletta da assessori, ministri e presidenti) continuano a non far niente, nonostante l’imminenza del disastro sia palese a tutti (l’altra attrice sul palco). E’ a questo punto che ascoltano Nostalgia Canaglia: per esorcizzare i loro sensi di colpa e confermare ulteriormente la legittimità del loro non agire-sentire-vivere.

da “Primapagina”

PAROLEPOTERE, L’ITALIA STRANIERA IN PATRIA

L’Italia ha festeggiato i centocinquant’anni della propria Unità o della propria Fondazione? Perché per essere davvero nazione occorre essere soprattutto popolo, non solo terra o confini, espressione geografica, diplomazia. L’Italia che divenne una nel 1861 dovette attendere ancora prima di avere una capitale degna del proprio passato e, soprattutto,  un popolo degno degli ideali nel Risorgimento. L’hanno chiamata sulla scena mondiale patrioti lombardi, veneti, emiliani, poi l’hanno lasciata lì, al caso del primo offerente demagogo: poco più di un feudo governato da una dinastia franco-piemontese. Cosa ne era della bella idea di Mazzini? Della vagheggiata Giovine Italia, della repubblicana, libera, affratellata, nazione? Poco meno che niente. Parolepotere ha disegnato questa figura en attendant, l’ha immaginata coi suo colori e i suoi dolori. Ha vestito Chiara Caimmi, l’attrice protagonista, di bianco rosso e verde. Sembrava di vedere un ritratto ottocentesco di giovane popolana danzare in scena come una debuttante al ballo. Un dipinto rubato di Hayez. Nata a Reggio Emilia, issata a Milano, poco certa di sé ma ardente di vestire tutti gli italiani: dalla terra dei Vespri a Trento e Trieste. La ‘bella popolana’ non sa però dove si trova. L’hanno messa su un piedistallo, sopra un palcoscenico/trono, da lì palesa tutta la sua paura e la curiosità delle vergine. E’ libera ma stranamente sola. Il popolo che la chiamava a gran voce… Dov’è? Dove sono finiti tutti? Ha voglia di dimenticare chi l’ha presa con la forza, quegli uomini lontani con facce straniere, elmi, spade, idee altrui. E’ libera. Libera, finalmente. “Mantenete le promesse, italiani: dateci la vera libertà, la democrazia, il lavoro, la speranza in un futuro migliore”. Ma gli italiani, si sa, latinano. Mancano come il respiro al vento del deserto.  L’Italia nel suo primo secolo di vita trova accanto a sé solo la desolazione. Le canzoni che la accompagnano sono cantate da strani e curiosi esseri, improbabili. Gli Onafifetti. Cabarettisti. Comprimari sparsi in parole e musica che in scena dipingono con grande maestria schizzi di personaggi strampalati. L’Italia è derubata degli ideali. Viene sorseggiata, doveva essere amata. Sono occorse tre guerre d’indipendenza per distinguere il Chianti dal Barbaresco? Gli italiani delle Cinque Giornate si stanno ritrovando a Rimini per sciogliersi al sole? Non issano più bandiere ma ombrelloni? Non ascoltano più Verdi ma Al Bano. Due schieramenti senza arte né parte si scambiano battute di tennis appoggiati sulle quinte, probabilmente non saprebbero che fare altrimenti. Eppure provano. Provano. Gran brutta cosa, la noia? L’Italia è nel mezzo: la colpiscono. Lei tenta di difendersi. La colpiscono di nuovo. Non se ne accorge più, è abituata. Tristezze di tutti i giorni, di tutti i secoli. La dittatura, l’asservimento, un nuovo potere ha ripreso a logorarla. Il perpetuarsi della tirannia. Non sono più austriaci anche se hanno anche loro aquile negli stemmi. Ecco le nuove voci, allora. Nuovi oppressi sorgono, riprendono a urlare. Si riprende a combattere. “Dobbiamo debellare gli asservitori di idee, chi vuole costringere al silenzio. Siamo vinti in una terra di perdenti, Non arrendiamoci mai”. Scrivono per liberarsi i polsi. Mordono le assi del carcere per soddisfare la fame di libertà. Luigi Settembrini, Antonio Gramsci, Vittorio Foa, Alcide De Gasperi: come suona strano, oggi, che questi uomini siano stati prigionieri. Che siano stati costretti a pronunciare parole potenti quando il potere li opprimeva. Sono stati pure in punto di morte. Le parole lacerano il buio, nel Pergolesi, sono scandite come anni su uno schermo cinematografico. Capiamo che le nostre sedie traballano nel buio. Simone Guerro, il regista, ci fa sentire come nel parlatorio di un carcere. I detenuti si confessano. Noi ascoltiamo con levità, sono parole di morti, dopotutto. Non possono far così male. “Siamo un popolo fortunato, in fondo.”, ci sorprendiamo a pensare. Quelle urla non le sentiremo più. Ci è bastato impararle dai nostri padri. Che, con l’affanno dei loro anni, ci fanno sperare che l’epoca delle barbarie, quando il pensiero non era, non tornerà.

Stefano Cerioni *

(*)  L’autore, milanese di ascendenze jesine, lavora nell’Università di Bologna ed è autore televisivo  Mediaset

da “La Voce della Vallesina” del 5 febbraio 2012

LE PAROLE COME SCULTURE:
IL DRAMMA DEI VINTI AL PERGOLESI

Sabato 14 gennaio, davanti a un Pergolesi gremito in ogni ordine di posti, è andato in scena ParolePotere.  Lo spettacolo, diciamolo subito, ci è piaciuto ed è piaciuto al pubblico. Nonostante non si possa parlare di piacevolezza, dato il tema affrontato e la sofferenza raccontata.  Le parole spesso sono povere, ma mai  come stavolta diventano ricche se a pronunciarle sono le anime dei vinti. Non vinti qualunque. Vinti che il passare del tempo ha reso vincitori. Uomini che hanno scritto la storia nel momento in cui la storia li stava sconfiggendo. Le parole di Giovanni Verga, lette all’inizio dal regista Simone Guerro, le hanno preannunciate: sono le asserzioni, le urla nel silenzio di prigionieri politici come Luigi Settembrini, Antonio Gramsci, Vittorio Foa, Alcide De Gasperi. Uomini che sono vissuti al tempo del pensiero unico, quando a esprimersi erano le bottiglie di olio o la semplice protervia del potere che non lasciava speranza a chi vi si contrapponeva. Le parole sono forti, decise: recano la sventura dei tempi e preannunciano tempesta. Più ancora suggestiva, però, è la cornice del quadro: tre piccoli uomini vestiti di nero che cantano, nel frattempo, le indecisioni degli italiani, il loro bearsi nel nulla, l’agiato trascorrere di ore oziose davanti a un bicchiere di vino di troppo, a ricordi dimenticati, a partire a tennis scambiate da quinta a quinta. La persona che vi trova in mezzo, però, non è il pubblico. Protagonista indiscussa è l’Italia. La giovane attrice Chiara Caimmi è vestita di bianco, rosso e verde. Rappresenta l’Italia, la stessa che probabilmente desideravano i poeti risorgimentali e per cui i patrioti sono caduti. E’ bella, desiderosa di vivere.  Perennemente alla ricerca di chi la renda veramente libera. Manca ancora qualche dettaglio, al completamento del quadro. Gli italiani hanno il lavoro da conquistare, la democrazia non è compiuta. Monarchia prima e ancor più il fascismo dopo l’hanno relegata a un ruolo marginale, quasi fosse un confetto venduto a un matrimonio di comodo.  Eppure la libertà è la meta cui aspiravano i combattenti dell’Ottocento. La libertà sola dà la felicità, o la possibilità di realizzarla. Come si può cantare rinchiusi in una gabbia, avvolti da un velo grigio, impossibilitati a esprimere qualcosa di più di un sempre uguale e monotono cinguettio? La gente in platea e nei palchi ascolta e guarda attenta lo svolgersi dei temi, che assumono maggiore rilevanza sullo sfondo delle canzoni. La leggera e ironica allegria degli italiani non riesce però a fare da contrappeso alle espressioni dure dei prigionieri. Sembrano voci urlate dallo stomaco della terra, che giungono in superficie solo quando tacciono i refrain. Ricordiamo ai nostri nipoti che sono esistiti grandi uomini che sono stati privati della facoltà di parlare. Che quanto più è grande e appassionante l’idea che si esprime, tanto più è feroce e brutale chi la vorrebbe reprimere. Noi non vivremo le segrete di Ventotene, il carcere o l’esilio in terre straniera. La nostra Italia ora è finalmente libera. La scommessa, però, sta dalla parte dei giovani: dovranno ricordare che per lasciar parlare noi, molte libertà hanno dovuto piangere silenziosamente.
Stefano Cerioni

da “Il Resto del Carlino” del 4 gennaio 2012

LETTERE DAL CARCERE DI GRAMSCI E FOA
IN ANTEPRIMA REGIONALE AL “CORTESI” DI SIROLO

La storia dell’Unità d’Italia raccontata attraverso le lettere struggenti scritte dal carcere dai condannati a morte, tra cui Gramsci, Foa, Settembrini e molti altri.
“Parolepotere. Un secolo e mezzo di storia di vinti“, spettacolo ruvido e drammatico, debutta domani sera a Sirolo al teatro Cortesi, in anteprima regionale. E’ stato presentato ieri sera dall’assessore alla Cultura Fabio Baglioni con Mario Maraschioni in rappresentanza del Circolo Culturale di Sirolo, Gian franco Berti, presidente del Centro Studi Piero Calamandrei di Jesi, il regista Simone Guerro, i tre attori Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè e Mario Sardella. in scena nel teatro gioiello della perla del Conero, combattenti per la libertà fino al sacrificio ed alla morte, dal Risorgimento alla Resistenza.
Collegata alle rappresentazioni teatrali, 4 in tutta la regione, una raccolta di fondi avviata dagli “Amici di Milvia” la giovane sirolese barbaramente uccisa in India dove svolgeva un’opera di volontariato e assistenza ai bambini indiani abbandonati. Buglioni ha inoltre comunicato l’adesione di Sirolo al progetto di rete tra i teatri storici delle Marche di cui questo spettacolo è un primo esempio, mentre Berti ha sintetizzato la necessità di passare dall’indagine storica che ha caratterizzato fino ad oggi il Centro Studi alla produzione teatrale.

Ilaria Traditi

da “Vivere Senigallia” del 18 gennaio 2012

Corinaldo: al teatro Goldoni l’anteprima di ‘Parolepotere’

A Corinaldo, teatro Goldoni, la prima di Parolepotere, la pièce ideata da Gian Franco Berti, che sarà rappresentata poi a Jesi, Maiolati, Sirolo. Un secolo e mezzo di storia dei vinti è il sottotitolo di una controstoria tentata sul palcoscenico da un gruppo di animosi interpreti, quali la giovane Chiara Caimmi ed i collaudati Onafifetti (Giovanni Filosa, Piergiorgio Memè e Mario Sardella).
Celebrato gruppo, questi, di cabaret, ma che stavolta si è inoltrato in un soggetto serio, in bilico tra facezia e dramma, ma certo con la forza rivelatrice di un instant book. Questo il pregio essenziale, avere scattato un’istantanea ferocemente realistica su un presente che più schizofrenico non potrebbe essere. Tutto è giocato sulla dissociazione tra giovani con le carte in regola per un futuro che non c’è, e vecchi che impertinenti e pervicaci seguitano sui loro schemi intoccabili. Momento culminante è la reiterata richiesta di aiuto dei giovani alla generazione di chi ha prodotto il furto della loro giovinezza, il crollo delle speranze.
Un grido che rende afona la voce che s’infrange su un muro d’indifferenza. Prodotto di ricordi mummificati, ideologie sclerotizzate in frasi fatte, buonismo di comodo condito di speranzose canzoni già rivoluzionarie. Tra i due mondi la sordità totale. Il recupero di parole alte di protagonisti grandi o eroici del passato scivola invano sulla rimozione che ne fa il presente. Fino alla presa d’atto che l’attuale è una forma di libertà che uccide. Forse la vera liberazione si potrà realizzare, afferma amaramente un cartello di protesta, “quando saremo tutti colpevoli, sarà allora la democrazia”. 150 anni attraversati per produrre un vuoto? La storia come disperazione? Il tono magistralmente leggero che raccorda la rappresentazione nelle sue disparate fasi sembra aiutarci a digerire il dramma che non si fa mai tragedia.
Il risultato è di uno spettacolo mai patetico, sempre simpaticamente pensoso. Com’è apparso ad un pubblico puntualmente attento ad ogni battuta, ad ogni silenzio. Ad ogni mutare di scena tanto sobria quanto simbolicamente allusiva.

Fabio Ciceroni

CONCORSO
RISERVATO AGLI STUDENTI  DEI LICEI E DEGLI ISTITUTI SUPERIORI 
DEL TERRITORIO PRESENTI  ALLO SPETTACOLO TEATRALE 
PAROLEPOTERE

indetto per:
a)  La migliore RECENSIONE di 1200 battute
( verrà pubblicata sul sito del Centro Studi Piero Calamandrei, insieme alle recensioni professionali dei quotidiani e periodici)

b) la migliore FRASE BREVE di  6 – 8 parole
(sarà inserita nel copione e quindi declamata/recitata nelle repliche dello spettacolo e riportata con il nome dell’autore nei libretti di sala)

Le recensioni e le frasi brevi dovranno essere inviate, dopo la “prima” del 14 ed entro il 21 gennaio p.v., a info@centropierocalamandrei.it con i dati dell’autore
(nome, cognome, anno di nascita, scuola e classe di appartenenza). La “prima” dello spettacolo si terrà al Teatro Pergolesi il 14 gennaio 2012 ed il costo del biglietto (€ 12 intero, € 8 ridotto), per le scuole è di € 5/cad. (info: biglietteria del teatro, tel. 0731 206888 – biglietteria@fpsjesi.com ).

Premi assegnati

La migliore recensione:

“Un urlo di rabbia è il manifesto di questo spettacolo: l’urlo dei vinti. Un urlo che più volte abbiamo represso. Un urlo di rabbia. Non devastante, pericolosa. Rabbia costruttiva, che fa venire voglia di cambiare le cose. C’è gente che c’è morta per cambiare le cose e questo spettacolo ce ne riporta le parole dure, veritiere. Gente che sta per morire e lasciare tutto ciò che ha amato, ma parla di speranza. Quei vinti non sono nient’altro che i vincitori, perché hanno saputo tramutare la loro rabbia in speranza e la speranza in realtà. E dopo anni, una sfilza di sconfitte e sconfitti, la vittoria vera: la libertà. Libertà, assenza di schiavitù da tutto, anche da se stessi, è avere la possibilità di esprimere appieno il nostro essere umani conservando la dignità che da esso deriva. Dignità che, come ci insegna lo spettacolo con sketch, musica leggera e piacevole, ma anche parole “potenti”, sta nel non farci mettere in catene, fisicamente e intellettualmente, da una sistema che, anche oggi, ci vuole ridurre a un puntino invisibile tra la massa, a uomini con braccia per produrre e portare soldi, ma senza testa per distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è.”
Agnese Galatolo
( studentessa della 3CL del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi)

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La recensione menzionata:

“Una mareggiata improvvisa di idee, storia, politica, cultura mi è venuta contro con la forza di un gigantesco schiaffone che ti sveglia dal solito torpore quotidiano; proprio come quel petardo che a metà spettacolo ha fatto sobbalzare tutto il teatro. Penso siano queste le parole per descrivere al meglio lo spettacolo ideato dal Centro Piero Calamandrei e sviluppato dal giovane regista Simone Guerro. “Parolepotere”, una vitale e pungente rappresentazione di una realtà che tutti i giorni andiamo ad affrontare: lo scontro generazionale tra noi giovani e i nostri “anziani”. Uno scontro che non si è banalmente fermato alla differenza d’età; è andato oltre, ha analizzato una generazione d’altri tempi che, se da una parte ha potuto sviluppare le proprie potenzialità durante un periodo economico molto favorevole, (cui va la colpa di aver designato  il denaro come obiettivo della vita dell’uomo, piuttosto che come strumento), è anche stata capace di avviare un lento e costante processo di intorpidimento per ciò che concerne il grande passato e gli imponenti temi civili dai cui sono scaturiti. Oggi i nostri genitori, gli Onafifetti, sono solamente in grado di canticchiare qualche brano che recupera le memorie dei grandi uomini (narrati dalla drammaturgia martellante del regista), senza neanche accorgersi della disperazione che regna in una gioventù (Chiara Caimmi) incapace di muovere i primi passi verso la realizzazione della propria esistenza.”
Jacopo Tozzo
(studente della 5 B del Liceo Scientifico “Leonardo da Vinci” di Jesi )

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Il premio per la migliore frase breve non è stato assegnato

dal “Corriere Adriatico” del 12 gennaio 2012

Domani al Goldoni l’anteprima nazionale di “Parolepotere”. Sul palco le storie dei vinti Ecco l’altra faccia dell’Unità

Corinaldo – Chi l’ha visto alla prova generale di Sirolo, il giorno dell’Epifania, ha scritto di “altra faccia dell’Unità”, di attori ‘straordinari’. Stiamo parlando di  “Parolepotere – un secolo e mezzo di storia di vinti”, che va in scena in anteprima nazionale domani, alle 21 e 15, al Teatro Goldoni di Corinaldo, presente un figlio illustre di queste contrade, l’Ambasciatore Luigi Vittorio Ferraris, con il patrocinio del Comune di Corinaldo e il sostegno di BoxMarche. Comincia con ‘I Malavoglia’ di Verga. Finisce con “Il sarto di Ulm” di Brecht. In mezzo tanti ‘vinti’ che sono stati i vincitori con le loro idee e i loro ideali. E fin qui siamo ancora nel filone celebrativo del 150esimo dell’unità d’Italia. E invece “Parolepotere” è un lavoro contro la retorica dei 150 anni, contro il buonismo di facciata, contro il conformismo dell’indignazione. Nata da un’idea di Gian Franco Berti, presidente del Centro Studi Piero Calamandri di Jesi che l’ha prodotta, questa pièce teatrale, firmata e diretta da Simone Guerro, è un lavoro sullo sdoppiamento spiazzante, che mentre esalta l’intransigenza i valori la storia, racconta l’isolamento e la disperazione di una giovane ragazza di oggi, con i problemi di oggi, che si scontra contro la meschina allegria e la nostalgia autoreferenziale di un gruppo di vecchi. Questi ricordano, raccontano, protestano, celebrando se stessi senza aver mai combattuto; e intanto ignorano la sofferenza che è sotto i loro occhi, la ragazza reclusa nella sua stanza senza pareti.
Biglietto unico a 10 euro. Prenotazione obbligatoria a: 338 6230078 e 393 2212749.

dal “Corriere Adriatico” dell’ 8 gennaio 2012

La grande solidarietà di Sirolo per i bambini poveri dell’India

Sirolo –  “Parolepotere”, nato da un’idea di Gian Franco Berti, presidente del Centro Studi Piero Calamandrei, è il titolo dello spettacolo che, pur non dissacrante, guarda da un’ottica diversa alla retorica dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Lo spettacolo, per la drammaturgia e regia del giovane Simone Guerro, è andato in scena l’altra sera al teatro “Cortesi” di Sirolo, con grande successo. Buon viatico per “prima” e repliche. Applausi e richieste di tornare sulla ribalta per i protagonisti: la bravissima Chiara Caimmi e gli arcinoti cabarettisti jesini “Onafifetti”, ovvero Giovanni Filosa, Pierluigi Memè e Mario Sardella. Un’altra pièce di lusso in questo teatro, piccolo ma – ricordiamo – celeberrimo, che non solo vide l’esordio della grande Valeria Moriconi (anche lei jesina) e ospitò le prove dei più importanti lavori di Franco Enriquez, ma che ha visto transitare, (per spettacoli o incontri culturali) davvero grandi personalità: da Carmelo Bene a Mario Scaccia, da Leo Gullotta a Pamela Villoresi, da Giorgio Albertazzi a Pupi Avati, da Massimo Ranieri a Gabriele Lavia, ad Alessandro Preziosi. Ebbene, questo gioiello di teatro ha ospitato, nella sua anteprima d’esordio, “Parole e potere”, appunto, nell’ambito del progetto “Fare del bene a teatro” che gli amici sirolesi di Milvia Andreucci, la giovane imprenditrice assassinata in India, hanno organizzato.
“Penso che il centro dello spettacolo – osserva il regista – sia tutto nelle parole che chiudono la rappresentazione: dobbiamo rifare noi stessi. Il resto è costruito quasi scientificamente sul contrasto che facesse risaltare le parole scritte nelle lettere dei martiri della patria”. E ancora: “La cultura del benessere e del liberalismo ha svalutato tutto. Ci siamo occupati veramente della cosa pubblica? No. La nostra società è rovinata, ma noi pensiamo sempre – conclude Simone Guerro – alla macchina nuova, alla lotteria all’i-phone”.
Tutto questo affidato all’interpretazione di Chiara Caimmi e degli “Onafifetti” (scene di Ilaria Sebastianelli): straordinari. “Insieme a Milvia”, questo il nome del gruppo che si è raccolto attorno al ricordo, indelebile, della giovane assassinata. In nome di questo ricordo, a Sirolo, grazie al “Cortesi”, tra Natale e gennaio, vengono raccolti fondi per aiutare l’India povera. Una testimonianza di affetto che ha sempre commosso la famiglia Andreucci. Una gara di solidarietà eccezionale che ha consentito di raccogliere finora quasi cinquantamila euro (somma notevole per l’India), che è stata utilizzata per realizzare: adozioni a distanza di cinque bambini; sostegno annuale a due centri di accoglienza “Balwadi Center” di Gollapudi, pro bimbi poveri e abbandonati; contributi per studi di formazione infermieristica (per 5 anni) a una ragazza; sostegno per promozione umana, assistenza sanitaria e scolastica alle popolazioni di quattro villaggi.
Poi opere: i fondi raccolti sono serviti e servono, per il completamento della costruzione di un asilo delle suore di Sant’Anna, a Bangalore; per l’acquisto di un’ambulanza medica per l’India del Sud; per l’acquisto di un generatore elettrico per l’ospedale delle suore di Sant’Anna “Maertin de Porres”; di una pompa ad immersione per un pozzo idrico a servizio di un villaggio; per la riparazione del tetto e dell’impianto elettrico della scuola di Gharghoda.

Bruno Orlandini

dal “Corriere Adriatico” del 4 gennaio 2012

Vanno in scena due generazioni. “Parolepotere” debutta al teatro Pergolesi. Una nuova veste per gli Onafifetti

Jesi – Parolepotere. La città si prepara ad assistere allo spettacolo in prima nazionale prodotto dal Centro studi Piero Calamandrei di Jesi, in scena al teatro Pergolesi sabato 14 gennaio alle 21. Una drammaturgia ideata dal presidente del Centro studi Gian Franco Berti che ha trovato corpo grazie all’intuizione raffinata del regista Simone Guerro, giovane e apprezzato talento di Maiolati Spontini. Grandi protagonisti in scena per Parolepotere saranno gli Onafifetti (alias Giovanni Filosa, Mario Sardella e Piergiorgio Memè) che lontani dal loro onafifettiano cabaret di sberleffo e satira, stavolta vestiranno panni seri e impegnati. Forse, per la prima volta davvero nei loro oltre 40 anni di carriera.
Ma che c’entrate voi con il Calamandrei? “Veramente – risponde Mario Sardella – ci siamo entrati per la prima volta con lo spettacolo Festa Grande d’Aprile di Franco Antonicelli, una drammaturgia della resistenza, e anche in quell’occasione eravamo meno onafifettiani del solito. Anzi, eravamo quasi seri. Adesso torniamo a collaborare con il Centro studi in quanto il presidente Berti e il drammaturgo Simone Guerro hanno visto in noi tre rappresentanti del contrasto generazionale tra i precari di oggi e gli intransigenti di ieri”. Dunque in scena voi sarete una pagina del passato? “Diciamo che saremo tre vecchi della vecchia generazione – aggiunge Giovanni Filosa – che rappresentano se stessi ma anche quell’Italia del passato che si nutre dell’appagamento di un falso oblio”.
Come la gioventù di una volta (quella di Felice Orsini, Alcide De Gasperi, Antonio Gramsci..) era disposta anche a perdere la vita purché vincessero le idee e gli ideali, i giovani di oggi che in Parolepotere avranno il volto e la mimica struggente di Chiara Caimmi, si scontrano con le loro solitudini, i loro problemi, la loro precarietà e indignazione. “Parolepotereun secolo e mezzo di storia di vinti”: perché? “Un secolo e mezzo, ovvero centocinquant’anni di storia di persone le cui idee hanno vinto perché sopravvissute – spiega ancora Sardella – e sarà un altro modo, meno celebrativo, di ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia”. Oltre a essere un po’ la memoria di questo spettacolo, che altro faranno gli Onafifetti? “Reciteremo e canteremo canzoni come La ballata del milite ignoto, Non maledire questo nostro tempo, Tutti all’Osteria e la celebre canzone dei Rokes E’ la pioggia che va, molto in voga nel ’68. Insomma, un’esperienza bella e costruttiva – concludono – che ci trasporta in un momento diverso di confronto e riflessione”.
talita frezzi

dal “Corriere Adriatico” del 10 gennaio 2012

Al Pergolesi gli Onafifetti e un gruppo di giovani artisti rileggono 150 anni di storia dei vinti

ParolePotere, uno spettacolo contro la solita retorica

Jesi – Il sindaco Fabiano Belcecchi “non voleva finire il mandato con questo rimorso”. Con queste parole in un biglietto, ha assicurato la sua presenza al Teatro Pergolesi sabato alle 21 per lo spettacolo “ParolePotere”. E si è cavato d’impaccio con il presidente del Centro studi Piero Calamandrei di Jesi Gian Franco Berti, eludendo le sue “insistenze” di personaggio a volte sopra le righe, ma capace di unire sul filo della memoria storica generazioni vecchie e nuove. “ParolePotere” è l’esempio concreto di come Berti abbia saputo dare l’input giusto a un gruppo di comprovati artisti e professionisti, regalando alla città una rilettura moderna di un secolo e mezzo di storia di vinti. In scena i poli opposti dell’isolamento di una giovane donna che è la performer Chiara Caimmi, e la patetica allegria di un gruppo di anziani che pascolano e cantano canzoni di protesta celebrando se stessi senza aver mai combattuto (e qui vedremo, per la prima volta dopo 44 anni di carriera, inediti e seri gli Onafifetti). Direttore d’orchestra di questa affascinante drammaturgia, il giovane regista Simone Guerro su scenografie di Ilaria Sebastianelli. “Uno spettacolo che mette in comunicazione artisti collaudati come Giovanni Filosa, Mario Sardella e Piergiorgio Memè, gli Onafifetti con i tre giovani talenti Guerro, Caimmi, Sebastianelli”, spiega l’assessore alla Cultura Leonardo Lasca. “Uno spettacolo contro l’indignazione, per l’intransigenza; contro la retorica dei 150 anni, contro il buonismo di facciata, per i valori”, aggiunge Berti, che ha presentato l’evento insieme al consigliere Enrico Filonzi e che ha invitato gli studenti delle superiori a partecipare al concorso per la migliore recensione. Repliche dello spettacolo: venerdì a Corinaldo, il 5 febbraio a Maiolati, poi a Biella, Montecarotto, Cuneo. Parterre di ospiti per sabato: Franco Contorbia (università di Genova), l’onorevole Luciana Castellina, l’ex direttore del Manifesto Valentino Parlato, il professor Angelo D’Orsi e un membro del comitato del Nobel.
Biglietti 12 euro, 8 ridotto. Info: 0731-206888.
ta.fre

da “Il Resto del Carlino – Ancona Spettacoli” del 10 gennaio 2012

“Parolepotere”, due generazioni faccia a faccia. Debutta il lavoro di Berti e Guerro: il vuoto della giovane suicida, le memorie degli anziani

Jesi – “Noi tutti dobbiamo rifare, dalle case alle ferrovie, dai porti alle centrali elettriche, dall’industria ai campi di grano. Ma soprattutto, vedere, dobbiamo dare noi stessi. E’ la premessa per tutto il resto”. Le parole di un martire della resistenza, Giacomo Ulivi apriranno lo spettacolo “Parolepotere” in scena sabato al pergolesi in prima nazionale.
“Uno spettacolo contro l’indignazione, per l’intransigenza. Contro il buonismo di facciata, ma per i valori e contro il tatto ipocrita” nelle parole dell’ideatore Gian Franco Berti, presidente del Centro Studi Calamandrei che presenta l’iniziativa.
in scena la giovane performer anconetana Chiara Caimmi e il gruppo di satira Jesina, qui in veste seria, “Onafifetti”, per la regia del 26nne chiaravallese Simone Guerro.
Lo spettacolo trae spunto da una selezione di testi: lettere scritte dal carcere dai padri fondatori dell’Italia, sia risorgimentale che della resistenza antifascista: da Felice Orsini ad Alcide De Gasperi, fino ad arrivare alle lettere di Gramsci e tre lettere di condannati a morte della resistenza Europea.
Uno spettacolo che mette faccia a faccia due generazioni. L’umanità dei testi è messa in forte contrasto dall’azione scenica della Caimmi che, al centro del palco, in un altare bianco, isolato, mostra la preparazione alla morte di una giovane ragazza adolescente, contemporanea, che per il suo gesto estremo prende coraggio dall’assenza dei valori nella sua vita. “In scena – spiega il giovane regista – due poli opposti: l’isolamento di una giovane donna e la patetica allegria di un gruppo di anziani”. Gli Onafifetti appunto che interpretano canzoni di protesta che vanno da metà 800 fino ai canti della resistenza partigiana: le loro voci e le loro presenze risultano lontane e vecchie, malinconiche. “ Un altro aspetto di un Italia che canta, legge e si commuove ma non si muove”.
Lo spettacolo sarà in scena anche Venerdì in anteprima a Corinaldo e il 5 febbraio a Maiolati, per poi approdare a Montecarotto, Torino, Cuneo e Biella.
Sa.fe

dal “Corriere Adriatico” del 23 dicembre 2011

“Parolepotere” in scena al Pergolesi

Jesi –   “Parolepotere” non è solo il titolo dello spettacolo in prima nazionale prodotto dal Centro Studi ‘Piero Calamandrei’ di Jesi in scena al Teatro Pergolesi sabato 14 gennaio alle ore 21, ma è anche un momento di riflessione sulla contrapposizione di due mondi opposti attraverso un secolo e mezzo di storia dei vinti. Il testo, una pièce su idea del presidente del Calamandrei Gian Franco Berti, diventa spettacolo grazie al genio del regista Simone Guerro, la drammaticità degli Onafifetti, il talento della giovane attrice Chiara Caimmi su scenografia di Ilaria Sebastianelli. “Parolepotere si presta a molte letture – spiega Berti – il potere delle parole; le parole contro il potere; chi ha il potere ha anche le parole. In questo montaggio ruvido e in apparenza assurdo, con immagini di benessere e di disperazione, di allegra cecità e patetico appagamento, si confronteranno sulla scena due poli opposti: l’isolamento di una ragazza (Chiara Caimmi) con i suoi problemi dovuti alla giovane età, al precariato e alla solitudine vinta dalla ricerca di un aiuto che non arriva, quasi disturbata dall’appagamento autoreferenziale di tre vecchi che discutono tra loro di una struggente nostalgia (sono gli Onafifetti, nella inedita veste di attori seri). Questo scontro generazionale e di individualità è mediato dalle parole dei grandi ‘vinti’ della storia della nostra Nazione, attraverso un secolo e mezzo di storia, ovvero i 150 anni dell’Unità d’Italia. Come loro scrivevano dal carcere, la giovane urla al pubblico dalla reclusione della sua stanza senza pareti, libera di una libertà che la uccide”. Lo spettacolo – per il quale il presidente Berti promette sorprese – si rivolge in particolare ai giovani, agli studenti, alle nuove generazioni che spesso il centro studi coinvolge nei convegni e negli eventi. “Come centro studi siamo soggetti al controllo e all’attenzione del nostro presidente onorario Carlo Azeglio Ciampi – aggiunge Berti -. Proprio per questa attenzione, il biglietto dello spettacolo sarà ad un prezzo agevolato per gli studenti (5 euro). Andrò a presentare lo spettacolo nelle scuole superiori.
Lo spettacolo del 14 gennaio al Pergolesi sarà in anteprima a Sirolo il 6 gennaio e il 13 gennaio a Corinaldo. Info: biglietteria del  Teatro, 0731.206888.
ta.fre.

dal “Corriere Adriatico” del 09 gennaio 2012

L’altra faccia dell’Unità. “Parolepotere” a Jesi. Atteso un ricco parterre di Vip

Jesi –   Buio in sala. Una voce fuori campo recita alcune frasi tratte dalla Prefazione dei “Malavoglia”: “Solo l’osservatore, travolto dalla fiumana, ha il diritto di interessarsi ai deboli che restano per via, ai fiacchi che si lasciano sorpassare dall’onda per finire più presto, ai vinti che levano le braccia disperate, i vincitori d’oggi, affrettati anch’essi, avidi anch’essi di arrivare, e che saranno sorpassati domani”.
Inizia così lo spettacolo “Parolepotere”, prodotto dal Centro Studi Calamandrei, in scena per la prima nazionale a Jesi sabato 14 gennaio.
Subito comprendiamo in che senso le parole annunciate dal titolo non siano quelle del potere, bensì le parole dei “vinti”, dei “deboli”, dei “fiacchi” nella “lotta per l’esistenza”.
In scena c’è una ragazza (Chiara Caimmi), isolata come tanti giovani d’oggi che si battono tra precariato e solitudine. E c’è la meschina allegria di tre anziani (gli Onafifetti), che discutono della loro giovinezza con nostalgica commiserazione, sordi alla disperazione della ragazza. Uno scontro generazionale, mediato dalle parole dei ‘vinti’ nella storia dell’ultimo secolo e mezzo.
Ma il grande corteo trionfale dei vincitori, la “fiumana”, è qui, in realtà, la “liquidazione del sublime”, per dirla con Sanguineti, là dove la fluidità si spezza in una serie di immagini in cui non vediamo che “vinti”. Il “cammino fatale, incessante” per raggiungere il progresso è grandioso solo se “visto da lontano”.
Da vicino si scorgono le avidità, gli egoismi, le contraddizioni, e quel corteo ci appare ora nella sua forma più lucida di denuncia. Liquidando il sublime, il regista Guerro opera “d’en bas” in una messa in scena senza colori: immagini e parole si fondono come in un quadro di Magdalo Mussio; i formalismi lasciano il posto a una lacerazione capace di svelare solo una galleria di sconfitti.
“Parolepotere” è in questo senso l’altra faccia dell’Unità d’Italia, quella dei più deboli, di coloro che non hanno voce, né diritti. I giovani ad esempio, dei nostri tempi e di ieri, uniti dalla rivendicazione di un futuro che oggi, tuttavia, ha perso la sua più intrinseca promessa e, con essa, i valori a cui appellarsi. Concetti quali libertà, etica, politica, storia, concetti che riempivano le nostre esistenze anche solo fino a quarant’anni fa, sfumano oggi lasciando i giovani preda di un disperato nichilismo, dove il tempo è vuoto e non esiste più un “noi” motivazionale.
Il cammino verso il progresso, disgelato nei termini della “lotta per l’esistenza”, traduce quindi lo scontro di classe, la relazione tra dominanti e dominati, vecchi e giovani, in un conflitto naturale, direbbe Sanguineti, “naturalmente cieco, eternamente cieco, ed eternamente fatale, di vincitori e vinti”. [….]
Valentina Conti

Redazione

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