
"Assoluzione di un amore" di Jean Coti
Ancona, Affinità Elettive, 2010
Un manoscritto a quattro mani della fine del 1977, un esercizio di scrittura condotto in una vacanza invernale in Calabria; un amico, Gian Franco Berti, che a suo tempo doveva editarlo e non lo ha fatto, lo ritrova e si dà da fare per riscattare questo pezzetto di memoria, con una piccola casa editrice marchigiana.
Un frammento degli anni di piombo, fotografato prima del precipitare della primavera del 1978. Aiuta a capire? O forse solo a gettare un fascio di luce su quegli anni torbidi? Sulle passioni e gli equivoci? La confusione dei ruoli? Il passaggio da un campo all'altro nel giro di pochi anni e pochi mesi?
La protagonista "io narrante", Angelica, è un ex ragazza-del-ciclostile che nella parabola dal '68 al '77 si trasforma in terrorista (della galassia spontaneista, non della macchina BR). E' piena di dubbi ed interrogativi, dopo aver sparato ad un dirigente confindustriale, e cerca di capire chi fosse la sua vittima, scelta come simbolo. Ne scopre una sorprendente identità, nel dialogo con la vedova. Altro interlocutore il giudice, che è un ex compagno del movimento e grande amore del sessantotto. Non mancano i colpi di scena.
La freschezza dell'istantanea ci risparmia le rielaborazioni a posteriori, e tante se ne sono lette, soprattutto da parte dei protagonisti più o meno pentiti. Ci sono elementi di verità e soprattutto un salutare elogio del dubbio a giustificare questo repechage a più di trent'anni di distanza.
(Silvia Calamandrei)


MEMORIA Quegli anni di piombo
INSIEME NEL ‘68,
POI DIVISI DAL TERRORISMO
di Paolo Borgna
Autunno 1977. Il terrorismo sta dilagando, alimentato dalle degenerazione violente di alcune frange dell’autonomia che a settembre si è data convegno a Bologna. A Torino, ad aprile, le BR hanno ucciso l’avvocato Fulvio Croce. A novembre uccidono Carlo Casalegno. Tutti gli esito sono possibili. Un dirigente industriale torinese, Gianfranco Berti, lascia tutto e scende in Calabria per fondare una casa editrice. Si installa a casa sua Jean Coti, parigino di origini italiane, affascinato da quell’avventura.
Coti scrive la storia di una giovane terrorista, Angelica, catturata durante un attentato mortale, il suo incontro con il giudice, conosciuto dieci anni prima all’Università, la sua crisi politica. Quando il fascino della vita nel paesino del sud svanisce, Coti torna a Parigi. Lascia a Berti il dattiloscritto non finito ma con una storia compiuta.
Seguono: il fallimento della casa editrice. Traslochi, nuovi lavori. Il dattiloscritto scompare. Riemerge, 33 anni dopo, da uno scatolone di porcellane: messo per fare spessore: Un piccolo editore di Ancona lo legge e ci regala oggi un elegante libretto, Assoluzione di un amore (Affinità elettive pp.128 €14).
Dove ci sono tante cose di un passato che pare di un secolo fa. La spiegazione di un meccanismo che poteva portare un giovane ad accostarsi al terrorismo. Il clima culturale, la droga delle azioni violente. Il fatto casuale, che fa precipitare la situazione in un senso o in un altro: per cui due giovani, che erano insieme nelle assemblee del ‘ 68, si trovano ad essere, dieci anni dopo, l’una terrorista, l’altro giudice. Soprattutto, c’è la spiegazione profetica delle ragioni della crisi del terrorismo: il dubbio interno che renderà possibile, da Peci in poi, il crollo verticale del partito armato.
“Quello che mi da un senso di repulsione quasi fisico - ragiona Angelica in carcere – è (…) questo agire alla cieca contro qualcuno che non sappiamo neppure chi sia .. questo decidere a tavolino, come fosse la schedina del totocalcio. Metto uno o x? Lo azzoppo o lo ammazzo?”. Mancano 4 mesi a via Fani. L’acme del terrorismo deve ancora arrivare. Ma Coti ha già visto la linea della salvezza.
( da "La Stampa - tutto Libri" del 31.07.2010 )


ASSOLUZIONE DI UN AMORE – JEAN COTI -
Affinità elettive edizioni
Nel 1977, anno in cui veniva scritto questo romanzo, io non ero nemmeno nata. L’eco degli avvenimenti di quel periodo è però giunto fino ad oggi. I nostri genitori sono cresciuti passando dalle emozioni del movimento studentesco della fine degli anni sessanta alla lotta armata, al
terrorismo delle brigate rosse fino all’omicidio di Aldo Moro (9 maggio 1978). Poi tutto è cambiato. Se il motto dei più (tra cui il grande scrittore Sciascia) prima di quel tragico avvenimento era “ne con questo stato, ne con le brigate rosse”, alla luce di quel gesto estremo ci fu un unanime passo indietro. Di fronte alla “fermezza” delle istituzioni, tutti furono obbligati a scegliere da che parte stare: con quello stato (il presidente del consiglio era Andreotti) o con le brigate rosse.
Ma nel 1977 era possibile che un dirigente della Confindustria fosse organico alle brigate rosse? E che un giudice ex sessantottino sposasse la causa del terrorismo, più per amore di ciò che gli rievocava che per veri e propri ideali? Oggi queste cose raccontate da Jean Coti possono sembrare incredibili e invece, rileggendo le cronache di quegli anni, sono realistiche.
Le brigate rosse destavano una certa ammirazione, non solo nell’ambito della galassia extraparlamentare di sinistra, ma anche in alcuni ambienti dell’opinione pubblica, non tanto per le loro posizioni ideologiche (i loro “comunicati” erano prolissi e maniacali) quanto per la loro efficienza nelle operazioni “militari” e per la capacita di sottrarsi alle forze dell’ordine.
Ai giorni nostri è facile ipotizzare fitte trame di potere, simpatie rivoluzionarie da parte del potere stesso o finti atti terroristici di cui si immaginano i mandanti, ormai niente ci stupisce più. Ma quando l’autore scrive questo instant book può solo supporlo. E’ nel 1977, Moro non è morto, a Roma come nelle altre grandi città italiane si crede ancora alla forza della protesta… e solo qualche anno più tardi gli stessi che urlavano in piazza si possono incontrare, sempre per le strade, ma alla ricerca di ben altri sogni. Oppure dietro qualche scrivania a ricoprire ruoli di quel potere che tanto contestavano.
Anche questa è un’altra storia però, perché Angelica, la protagonista del libro, non è mai tornata indietro. Ha titubato, ha dubitato, ha avuto paura, ma non ha tradito i suoi ideali. Perfino quando il suo concetto di giustizia non combaciava con i piani, il suo coraggio e la sua determinazione l’hanno spinta ad andare avanti.
Forse l’assoluzione del titolo si riferisce proprio all’abnegazione con cui Angelica si dedica alla rivoluzione, finendo per perdere la cosa più importante, la propria liberà, e senza concedersi neanche le gioie dell’amore.
La terza parte del libro è in bianco, nove capitoli vuoti, forse ancora tutti da scrivere, forse perché non c’è più niente da dire, o forse perché come suggerisce Gian Franco Berti, amico dell’autore, grazie al quale questo piccolo libro è stato pubblicato dopo trent’anni, questa è una storia infinita.
La stesura del libro ed il ritrovamento del dattiloscritto a distanza di 33 anni è una bella storia nella storia che ci rimanda a tempi ancor più lontani, a quell’età dell’oro quando l’amicizia era ancora un valore.
Il testo, di facile lettura, è adatto sia ai molto giovani che ancora non conoscono gli avvenimenti di quegli anni così pieni di cambiamenti, sia a coloro che li hanno vissuti con coscienza, o anche a chi quel periodo lo ha subito, cercando di voltarsi dall'altra parte...
Un’ultima annotazione sulla casa editrice “Affinità Elettive”: decentrata, radicata sul territorio, pubblica libri di qualià ed è gestita da una donna. Ha tutti i requisiti per un sicuro successo.
Claudia – AltroQuando.com – Roma
1 september 2010


SOGNANDO, E TRADENDO, LA RIVOLUZIONE
di Giovanni Filosa
Dentro quel pertugio è rimasto per oltre trent'anni, "Assoluzione di un amore" non ha perso smalto. Forza. Ideologia. Sembra un romanzo scritto oggi. Non è una ricognizione negli anni settanta, quelli della cosiddetta riflessione dopo il '68. Piuttosto la cronaca spigolosa di una "auto confessione". Una amara storia scritta nel '77 da Jean Coti, ospite perenne di un Gianfranco Berti (jesino, allora editore e autore di una prefazione illuminante) che si è tenuto il volumetto nascosto in fondo ad un baule pieno di cianfrusaglie senza tempo. Solo oggi, resosi conto che la memoria va sempre ricordata, ha voluto pubblicare questo "romanzo breve" che è un lucido ritratto dei che tempi vivevamo.
Cattivo e insolente, è "il romanzo di una generazione tra politica, ribellione, risentimento", è un percorso senza luoghi comuni, tre metri sopra il pudore dei propri sentimenti, è un rovistare, con un dialogo in cui nessuna parola è superflua, tra le memorie di chi c'era o di chi voleva tirarsene fuori. Scelte di vita, terrore o giustizia, freddezza o calore sentimentale, Angelica è una terrorista che ha amato, che è madre, che ha momenti di tenerezza alternati a momenti di auto flagellazione. E' la faccia intransigente del terrore, che uccide scegliendo la vittima (confindustriale, politico, metalmeccanico non importa) perchè è solo così, afferma, che si potrà evitare un altro fascismo. Ma che dice, infine, "c'è una linea di demarcazione oltre la quale neppure la rivoluzione è giustificata. Jean Coti, ormai settantenne, che sta a Parigi ed è rimasto l'ultimo vecchio comunista che vota Pcf, ha scritto, quando era giovane, qualcosa di attuale, grandioso e terrificante. Da leggere d'un fiato.
dal "Corriere Adriatico - Libri & libri" di sabato 3 luglio 2010

ASSOLUZIONE DI UN AMORE
Da un cassetto salta fuori, dopo più di trent'anni, un breve romanzo inedito che ci fa assaporare - o riassaporare, secondo l'età del lettore - l'atmosfera acre degli anni di piombo. Assoluzione di un amore segue i pensieri di una giovane terrorista, catturata poco dopo aver ucciso un dirigente della Confindustria. L'apprendistato nelle formazioni dell'estrema sinistra, fino alla scelta della lotta armata, le discussioni e i primi dubbi sul significato da dare alle azioni violente, le passioni anche per gli uomini della sua vita, sono raccontati da Angelica in prima persona. E' un monologo erratico che salta qui e là, alla ricerca delle ragioni che l'hanno portata a compiere un assassinio e alla prigionia, reso vivido dalla struttura del libro, dai dialoghi e dal linguaggio. Una prosa che mostra una notevole tenuta e si fa leggere ancora oggi, non con il gusto di un repechage da modernariato letterario, ma col piacere che si riserva alle storie avvincenti. Di corsa con Angelica, guidati dalle sue dolorose riflessioni politiche e personali all'insegna del dubbio, nemiche di ogni certezza, scopriamo che gli uomini del libro formano un triangolo pieno di misteri e colpi di scena.
b.t.
dalla " Voce della Vallesina" del 27 giugno 2010

Jean Coti - ASSOLUZIONE DI UN AMORE
ed. Affinità Elettive - Ancona
Gli anni di piombo hanno alimentato una strordinariamente copiosa letteratura e significativa saggistica, rendendo forse inutile e superfluo questo breve romanzo, in un mare di inchiostro versato dal '68 in poi. In realtà il carattere particolare, l'atmosfera intimista nella quale si svolge questa sorte di "diario", che può essere letto anche a ritroso, ha una sua quasi inspiegabile suggestione. Accuse contro il potere, contro il sistema, alternate a momenti di pentimento o, per lo meno di "mea culpa", riflessioni amare, forse scontate se lette con il senno di poi, fanno si che il pregevole lavoro sia estremamente propositivo riguardo all'ampliamento della propria e individuale coscienza del periodo storico in questione, soprattutto e, auspicabilmente, per le nuove generazioni. Rimarchevole anche l'osservazione sul passare del tempo fatta dalla protagonista durante il suo isolamento, e la consapevolezza di non poter più dipendere dagli altri e fare ciò che gli altri decidono per noi.
Ma accanto e parallelamente alle vicende esistenziali e politiche si snoda, come in ogni romanzo che si rispetti, una love story intensa e drammatica, soprattutto nel finale. Una love story non convenzionale nella quale i ruoli ed il rapporto tra i due soggetti posti in relazione mutano, a causa delle scelte e delle contingenze che la vita quasi sempre impone. L'unica cosa che rimarrà invariata sarà proprio l'amore, quell'amore assolto che dà senso al titolo stesso del racconto.
La lettura scorre fluida e lineare grazie ad uno stile letterario volutamente non alto, ben calato in terra, con un lessico duro, a volte forte, ma che ben si attaglia al momento, all'evento, ai protagonisti inventati ma assolutamente reali, veridici!
Gradevole, debbo confessare, la breve prefazione dell'editore mancato, Gian Franco Berti, che ha la bontà di riassumere la genesi di questo romanzo, con alcune annotazioni anche biografiche, con riferimenti aneddottici divertenti, soprattutto per chi ha la fortuna di conoscerlo!
(Francesco Dorello)
(dal sito "I LOVE MO.IT" Look the Book)

ASSOLUZIONE DI UN AMORE
il romanzo di una generazione, tra politica, ribellione e sentimento
Non ho vissuto quell’epoca, quegli anni tanto stimolanti e duri che sono cominciati attorno al 1968 e che sono terminati un decennio dopo, attorno al 1977, con i cosiddetti anni di piombo. Non li ho vissuti coscientemente quegli anni per via dell’anagrafe, anche se un po’ tutti li abbiamo vissuti e rivissuti nelle cronache, dai film, dai racconti. Ho avuto il modo di annusarne il clima, le atmosfere, magari distorte dalla retorica di chi li ha vissuti e guidati o di chi li ha combattuti in piazza e nelle ricostruzioni critiche. Difficile non aver sentito parlare di quegli anni entrati nel mito, più difficile arrivare ad una considerazione critica e ad una interpretazione con le scorie della retorica decantata e delle emozioni ancora vive.
La mia anagrafe potrà pertanto deludere un po’ Gian Franco Berti, presidente del Centro Piero Calamandrei, che inviandomi una copia di questo libro, anticipata da una email nella quale racconta la storia del manoscritto, scritto 33 anni fa a casa sua da un suo amico francese, andato poi disperso nei suoi molteplici traslochi e ritrovato solo di recente, mi chiede: “Mi piacerebbe che ottenesse lo spazio per una seria e attenta recensione, non solo letteraria, ma della storia di una generazione intera che si è sbattuta e dibattuta per dieci anni tra politica, ribellione e sentimento: il maggio francese, il movimento della P38, il terrorismo raccontato dal di dentro”.
Mi dispiace, ma credo di non avere tutti gli strumenti per accontentarlo.
Sono grata a Berti però che mi ha dato il pretesto di leggerlo. Nel mare delle pubblicazioni, questo è il libro che avrei voluto leggere in questo momento. Un tentativo di dare risposta alle domande che ci portiamo dentro su questa nostra storia ancora troppo recente per non imbarazzarci, ma che ha anche la capacità di emozionarci, come questo romanzo, per l’infinita speranza, il sentimento e la disperazione che l’hanno caratterizzata. E come tutte le cose che emozionano si ha una sorte di pudore a parlarne.
Mi limiterò pertanto a presentare Assoluzione di un amore, romanzo breve, riportandone la quarta di copertina.
Un’ultima cosa. C’ è un legame tra il romanzo e Jesi, ed è alquanto curioso. Lo spiega il presidente del Centro Calamandrei nella sua breve e divertente prefazione: ai personaggi l’autore ha dato i nomi degli amici jesini di Berti, suggeriti da lui, il pittore Carotti per esempio, gli avvocati Rossetti, Liuti ecc. [.....]
(Marina Marini)
da “Jesi e la sua Valle” del 17.07.2010
moglie a casa mia, a farsi delle idee su Alessandra.